Il Tirreno

Toscana

NOI - L'EDITORIALE

La scelta di una parola

Fabrizio Brancoli
La sociologa Sofia Capuano con indosso la mascherina: ogni giorno se la personalizza, a seconda dell’umore e dei desideri
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La sociologa Sofia Capuano con indosso la mascherina: ogni giorno se la personalizza, a seconda dell’umore e dei desideri

Davvero “Noi”, anche dopo un anno, è una parola-bandiera? O è stata una mossa velleitaria? Il coronavirus ci spiazza

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Serviva una parola, un anno fa, per iniziare a  scrivere da direttore di un giornale. Qui, nel perimetro turbolento del gergo di un giornale, la chiamiamo “testatina”: sta in alto prima del titolo e  di ogni cosa. Introduce, chiarisce. E deve essere un messaggio  breve, senza tanti discorsi. Scegliemmo la parola: è “Noi”.

È passato un anno. Aerare la stanza, passarsi il gel sulle mani. Fisso il mio volto, nascosto da un taglio di luce nello schermo dove scrivo questo articolo. Intravedo una persona con  la mascherina, gli occhi stanchi, qualche illusione persa, ma anche  una discreta intenzione di andare avanti, per ascoltare e raccontare.

A Pisa Il Tirreno ha intervistato una sociologa, Sofia Capuano, che sta indagando il rapporto tra la mascherina e l’inesorabile riduzione dei messaggi di mimica facciale. Senza accorgercene, abbiamo perso almeno la metà delle  espressioni: quelle fatte con la bocca e i muscoli vicini. Abituati a tradurre un concetto  in una smorfia, ora ci vediamo costretti a recuperare l’importanza della parola. C’è una garza  protettiva: per farci capire dovremo parlare. 

Davvero “Noi”, anche dopo un anno, è una parola-bandiera? O è stata una mossa velleitaria? Il coronavirus ci spiazza. Da una parte ci dobbiamo isolare, diventiamo delle unità staccate, dietro pareti e vetri; dall’altra,  ci rendiamo conto del bisogno dell’altro. Ci distanziamo, ma vorremmo che finisse. E poi, “noi”,  certo, ma  chi siamo “noi”? Noi del Tirreno, noi toscani, noi europei, noi esseri viventi?

Gianpiero Petriglieri è professore associato di comportamento organizzativo in una grande scuola internazionale, la Insead di Fontainebleau. Alcuni giorni fa, su SkyTg24, l’ho sentito riflettere  su questo duello tra individualismo e collettività. Dice, il prof, che nasceranno due idee opposte. «Ci sarà chi spingerà per riconoscere che siamo tutti parte di una comunità globale, e ci saranno quelli che vorranno ancora di più rinchiudersi in una società quasi tribale». Lungo questo diametro bisognerà scegliere un polo. Dovremo farlo presto. Dovremo farlo noi.

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