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La scelta di una parola
Davvero “Noi”, anche dopo un anno, è una parola-bandiera? O è stata una mossa velleitaria? Il coronavirus ci spiazza
Serviva una parola, un anno fa, per iniziare a scrivere da direttore di un giornale. Qui, nel perimetro turbolento del gergo di un giornale, la chiamiamo “testatina”: sta in alto prima del titolo e di ogni cosa. Introduce, chiarisce. E deve essere un messaggio breve, senza tanti discorsi. Scegliemmo la parola: è “Noi”.
È passato un anno. Aerare la stanza, passarsi il gel sulle mani. Fisso il mio volto, nascosto da un taglio di luce nello schermo dove scrivo questo articolo. Intravedo una persona con la mascherina, gli occhi stanchi, qualche illusione persa, ma anche una discreta intenzione di andare avanti, per ascoltare e raccontare.
A Pisa Il Tirreno ha intervistato una sociologa, Sofia Capuano, che sta indagando il rapporto tra la mascherina e l’inesorabile riduzione dei messaggi di mimica facciale. Senza accorgercene, abbiamo perso almeno la metà delle espressioni: quelle fatte con la bocca e i muscoli vicini. Abituati a tradurre un concetto in una smorfia, ora ci vediamo costretti a recuperare l’importanza della parola. C’è una garza protettiva: per farci capire dovremo parlare.
Davvero “Noi”, anche dopo un anno, è una parola-bandiera? O è stata una mossa velleitaria? Il coronavirus ci spiazza. Da una parte ci dobbiamo isolare, diventiamo delle unità staccate, dietro pareti e vetri; dall’altra, ci rendiamo conto del bisogno dell’altro. Ci distanziamo, ma vorremmo che finisse. E poi, “noi”, certo, ma chi siamo “noi”? Noi del Tirreno, noi toscani, noi europei, noi esseri viventi?
Gianpiero Petriglieri è professore associato di comportamento organizzativo in una grande scuola internazionale, la Insead di Fontainebleau. Alcuni giorni fa, su SkyTg24, l’ho sentito riflettere su questo duello tra individualismo e collettività. Dice, il prof, che nasceranno due idee opposte. «Ci sarà chi spingerà per riconoscere che siamo tutti parte di una comunità globale, e ci saranno quelli che vorranno ancora di più rinchiudersi in una società quasi tribale». Lungo questo diametro bisognerà scegliere un polo. Dovremo farlo presto. Dovremo farlo noi.
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