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Impegno e soldi per la cultura: cose urgenti da fare senza fretta
La conferenza-stampa tenuta la sera di domenica 26 aprile dal presidente del Consiglio dei ministri ha suscitato in molti scoramento, delusione e frustrazione. I social media sono uno “sfogatoio” in cui ognuno riversa perlopiù le proprie rabbie e lamentele; altri esprimono opinioni, più o meno sensate. Non mi interessa aggiungermi alla schiera dei primi, né propalare pareri personali non richiesti legati alla mia specifica situazione individuale, e nemmeno, strettamente, al mio ruolo istituzionale di direttore della Fondazione Ragghianti di Lucca. Sono dell’idea che le considerazioni particolaristiche, che riguardano il singolo caso, o una piccola categoria, in un momento come questo siano poco utili.
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Ciò che stiamo vivendo non è, come certi affermano con insopportabile retorica, un’occasione per diventare migliori e costruire un mondo nuovo, ma semplicemente un disastro. Ho da tempo cominciato a essere infastidito anche dai vari #iorestoacasa e #andratuttobene. Piuttosto, c’è da riflettere, decidere e agire per limitare i danni e tentare un rilancio. Non ho sufficienti competenze per dire la mia su argomenti diversi da quello culturale: a ciascuno il suo, ché le opinioni non sono tutte uguali, ma valgono in base al grado di conoscenza della materia da parte di chi le esprime. Occorrerà un impegno straordinario, serviranno molti quattrini e dovranno essere approntate e applicate modalità che consentano al settore, strategico per l’Italia e l’Europa, anche – ma non soltanto – perché legato al turismo, di risollevarsi. Serviranno capitali, sgravi fiscali robustissimi per chi investirà in cultura, detassazioni, crediti d’imposta (un super Art Bonus, perlomeno, assai più esteso dell’attuale), sostegni, contributi a fondo perduto. Siano incentivati – e non scoraggiati, come purtroppo avviene spesso attraverso la micidiale arma della burocrazia – lo spirito di libera iniziativa e l’imprenditorialità in campo culturale. Soprattutto, ogni aiuto (europeo, statale, regionale, privato) dovrà essere ottenibile in tempi rapidi e in modo semplice, senza le pastoie che da troppi decenni ci hanno impantanati. Le grandi realtà resisteranno, quelle medio-piccole sono in pericolo. Bisogna fare presto, ma bene e con attenzione.
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Io dico sempre, a chi lavora con me: «Le cose urgenti vanno fatte senza fretta». Confermo. Senza creare pletoriche commissioni e sottocommissioni, senza interpellare necessariamente tutte le micro-rappresentanze di categoria, il MiBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) e gli organismi preposti dell’Unione europea ascoltino alcuni pareri qualificatissimi, si prendano il tempo necessario e poi dispongano e agiscano, con decisione.
*direttore Fondazione Ragghianti - Lucca
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