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Fase 2: perché trattare territori diversi in modo uguale?
L’ultim’ora fulminante di Lercio (il titolo era “Conte: si potrà uscire ma restando a casa”) spiega meglio di quanto io stesso sia in grado di fare il mio post precedente, ma anche i dubbi di molti italiani.
Fuori dalle battute: leggeremo il decreto e ci confronteremo per capirlo al meglio. Nel decreto firmato nella tarda serata di domenica 26 aprile non si capiscono bene alcune cose, come la possibilità di andare nei parchi e nei giardini, nelle ville (?) e altre cose.
Si dice «continuate a stare in casa» ma si aprono varchi non chiari.
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La sensazione è che ci saranno ancora molte ordinanze di regioni e sindaci, mentre sarebbe stato opportuno limitare interpretazioni creative. A occhio e croce Giuseppe Conte sta facendo del suo meglio per tenere insieme salute, voglia di ripartire del sistema e morale delle truppe, il che è di per sé lodevole così come apprezzabile il non grattare la pancia agli istinti peggiori. Piace tanto ad alcuni campioni contemporanei della politica, ma è il contrario di ciò che serve.
La mia opinione, a caldo e in due parole: – dare subito risorse a fondo perduto alle piccole imprese ristorandole dell’incasso perduto senza dover piegare il capo davanti alle banche: ogni impresa significa almeno un lavoratore. Si prenda il fatturato certificato del periodo di marzo-aprile 2019, si parametri quella somma al numero dei dipendenti e si mettano in tasca i soldi alle aziende in modo diretto.
Servono tanti soldi? Si trovino in qualche modo, magari insieme all’Europa dandole l’occasione di dimostrare che non è il carrozzone che a molti appare.
Nel mio territorio, la provincia di Livorno (ben 334.mila abitanti), si sono registrati dal 16 al 26 aprile 25 contagi. Dal 10 al 15 aprile erano stati invece 61. È un territorio che annovera industrie, porti, agricoltura di prim’ordine, piccola e media impresa diffusa e, certo non ultima, la più importante area turistica della Toscana (includendo la Costa degli Etruschi e l’Isola d’Elba) dopo Firenze.
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È possibile che tutti i territori (vale ovviamente anche per l’area di Grosseto ad esempio, come per le regioni del Sud Italia) siano trattati nello stesso modo e non si dia alle regioni la possibilità di articolare le riaperture monitorando gli spostamenti anche utilizzando la tecnologia? Voglio sperare che per tenere buone la Lombardia e il Veneto non debba pagare un prezzo sociale altissimo anche chi si è protetto adeguatamente dal contagio.
Stiamo in campo con il nostro profilo, difendiamo con proposte serie la salute dei cittadini ma anche la loro libertà individuale ed economica.
*consigliere regionale, Partito democratico
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