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«Lasciò morire l’amante», docente indagato
Accusa di omissione di soccorso: ignorò gli Sms in cui la donna gli scriveva di volersi suicidare. Il prof era amico di famiglia
pisa
Una relazione extraconiugale che finisce con la morte della donna e che fa scoprire al vedovo non solo il legame clandestino, ma anche il nome del suo alter ego sentimentale, uno stimato professionista diventato nel tempo anche amico di famiglia. È la stessa persona che a giugno comparirà davanti al gip Giuseppe Laghezza nell’udienza in cui si dovrà discutere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura per il reato di omissione di soccorso alla quale si sono opposti i familiari della signora morta suicida. Indagato con l’accusa di aver lasciato che la sua amante si togliesse la vita è un docente universitario pisano di 68 anni. La storia inizia con la morte di una conosciuta professionista di mezza età avvenuta nell’ottobre 2018. Il corpo della donna viene trovato nel suo garage saturo di gas di scarico. Era stata lei ad accendere il motore di un veicolo lasciandosi intossicare dai fumi venefici. All’arrivo della polizia la scena non è proprio chiarissima: i segni sulla testa e sulle braccia impongono agli investigatori di affrontare il caso partendo dall’ipotesi di un presunto omicidio. Ma l’inchiesta nel giro di qualche mese cambia rotta e plana su un reato che toglie l’alone di giallo alla vicenda. Quello dell’omissione di soccorso contestato al professore tirato in ballo dai messaggi scritti dall’amante prima di suicidarsi. Ripetute richieste di aiuto e minacce di farla finita che l’uomo, secondo la famiglia della donna, ignora e sottovaluta.
«Ci rivedremo domani, forse» le risponde il docente lasciando intendere di non escludere che l’amante possa mettere in pratica i suoi propositi suicidi. È quello che avviene. Le risposte dell’uomo sarebbero state generiche. Forse non dà peso alla gravità di parole magari pronunciate altre volte e poi rivelatesi senza conseguenze. I familiari della donna scoprono in pochi attimi il suicidio, l’esistenza di una relazione extraconiugale e il nome dell’amante, professionista e amico della coppia. Sostengono la tesi secondo la quale il professore, consapevole dell’imminente pericolo di morte della sua compagna, ne avrebbe ignorato i messaggi. Per la Procura, però, non poteva materialmente evitare la morte della compagna. Di qui la richiesta di archiviazione a cui si oppone la famiglia indicando al gip una serie di aspetti da approfondire, come quello dell’analisi del materiale trovato sotto le unghie della donna. La decisione di uccidersi potrebbe essere stata messa in pratica dopo una lite con l’amante che poi avrebbe lasciato la donna al suo tragico destino. —
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