Il Tirreno

Toscana

Che cosa scrivono gli esperti del Comitato per la Ripartenza

Enrico Mannari
Che cosa scrivono gli esperti del Comitato per la Ripartenza

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È indubbio che l’attuale pandemia ha un’estensione e una gravità che non si vedevano dai tempi della devastante influenza spagnola del 1918 ed è indubbio che ci siamo trovati impreparati al contagio.

Tutti noi ci chiediamo quando e come potrà evolversi la situazione di emergenza sanitaria e chiusi nelle nostre case la domanda del “come se ne uscirà” diventa sempre più pressante, a volte anche ansiogena. Qualcuno si chiede, vedendone qualche rischio, se non dipendiamo “disperatamente” dalle labbra di medici e studiosi; ma un mondo dominato dall’idiozia non sarebbe una tragedia?

Personalmente penso che i meccanismi decisionali della politica (che dovranno essere più partecipativi e conoscere molte innovazioni) possono funzionare meglio se alimentati da un insieme di saperi e competenze. Va in tale direzione la formazione del Comitato per la Ripartenza? Alcune condizioni ci sono. Se andiamo a leggere o a rileggere due libri di autorevoli componenti della Commissione, scritti prima di queste settimane, Enrico Giovannini, “L’Utopia sostenibile”, Mariana Mazzucato, Lo Stato Innovatore”, entrambi editi da Laterza, troviamo analisi, riflessioni e proposte che mi auguro divengano atti concreti.

Enrico Giovannini, attualmente portavoce dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (Asvis), una coalizione che riunisce oltre 200 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile, ci racconta l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e indica i presupposti teorici di un approccio alternativo, indicando proposte molto concrete su come aiutare l’Italia ad affrontare le sue tante debolezze e a spostarsi su un sentiero di sviluppo sostenibile rispettoso dei limiti planetari. Il che significa che la crescita economica, l’eccessivo utilizzo delle risorse naturali, la produzione energetica, il futuro del mondo del lavoro, la gestione dei rifiuti, la tutela dell’ambiente, l’empowerment femminile, sono tutti ambiti connessi e inscindibili da ripensare nel loro insieme perché altrimenti il sistema è destinato al collasso. Giovannini suggerisce di agire su tre leve: la tecnologia, la governance e il mutamento di mentalità. E di mettere in campo politiche per ridefinire il sistema energetico, quello produttivo (con la transizione verso un’economia «digicircolare»), quello educativo-formativo e quello fiscale. Obbiettivi che implicano certamente sforzi comuni ma in primo luogo un ruolo protagonistico dello Stato. Non è forse questo il tempo in cui assistiamo ad una richiesta unanime di intervento pubblico, sia da parte delle imprese in crisi che da parte dei cittadini spaventati dalle condizioni del sistema sanitario?

Ecco che il ruolo di uno “Stato innovatore” di cui ci parla Mariana Mazzucato, docente di economia dell’Innovazione all’Università del Sussex, diventa fondamentale. E lo può divenire in senso innovatore, “approfittando” della situazione per indirizzare il proprio intervento verso una trasformazione ecologica, che disegni un “capitalismo che funziona in modo diverso”. Non è forse questo il tempo di uno sviluppo verso un’economia verde, il Green New Deal da più parti invocato? Lo sviluppo verde è molto di più delle semplici energie rinnovabili: può diventare una direzione nuova per l’intera economia. Dunque quelli che potevano sembrare “pensieri pieni di desiderio” oggi potrebbero tradursi in azioni concrete per “rimbalzare in avanti”. “Andrà tutto bene” se saremo in grado di costruire una “nuova e diversa” normalità che richiederà sinergie nuove e il nostro impegno individuale e collettivo.



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