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E ora meritiamoci il futuro
Stiamo a casa ed evitiamo ogni errore possibile, ma nel frattempo dateci qualche prospettiva. L'editoriale domenicale del direttore
Io abito lì vicino: esco in strada per andare al lavoro e vedo quella scena ogni giorno. Lungo un tratto di viale Italia, a Livorno, qualcuno ha appiccicato sui pali dei segnali stradali dei post-it rosa a forma di cuore. Quando c’è vento, frizzano come farfalle. C’è il cuoricino ma non sono romantici: o quantomeno non lo sono nel modo più scontato. Ci sono solo tre parole, una frase scritta a penna: state a casa.
Giusto, stiamo a casa: anche a Pasqua che sarebbe il giorno degli abbracci, anche a Pasquetta che sarebbe il giorno delle gite. Facciamolo per quello che si può (per esempio i medici quasi mai; tanti altri, compresi noi giornalisti, solo parzialmente). Ma facciamolo, ancora. Non perché un cane da guardia, o uno stato poliziotto, ci abbaia contro; ma perché siamo coscienti.
Stiamo a casa ed evitiamo ogni errore possibile, ma nel frattempo dateci qualche prospettiva. Questo giornale ha scelto spesso una bellissima parola, in passato, e lo farà anche nel futuro: è la parola orizzonti. Ecco, dateci quelli, e le regole le seguiremo meglio. Certo, potranno essere orizzonti diversi da prima: siamo pronti. Purché ci siano.
Mentre ci accingiamo a vivere la Pasqua più particolare e imprevista delle nostre esistenze, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno proprio di questo: ogni sacrificio, ogni rinuncia, ogni preoccupazione, viene vinta da una forza superiore che si chiama speranza. Non una speranza messianica, non l’attesa di un assist da chissà quale cielo. Semmai una speranza che ci veda artefici. Una speranza costruita con l’impegno e dipendente dalle nostre azioni. Il migliore augurio di Buona Pasqua è quello di meritarci il nostro domani.
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