Il Tirreno

Toscana

«Ora obbligo di mascherina»: i sindaci toscani si armano contro il virus

Mario Neri
In mascherina a Livorno (foto Marzi)
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In mascherina a Livorno (foto Marzi)

Da Castiglione a Forte in molti seguono la Lombardia. E la Regione ne distribuisce 10 milioni a tutti i Comuni

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FIRENZE. Stop, guai ad uscire di casa senza mascherine. O scatta la multa, anche fino a 500 euro. Ma macchia di leopardo, perché a distanza di pochi chilometri potrà esserci un sindaco che vi «ordina» di indossarle per andare a fare la spesa, entrare in farmacia, in un negozio o in un ufficio, mentre nell’altro “liberi tutti”. Mascherina facoltativa. Mentre Attilio Fontana vara l’obbligo di indossare il dispositivo di protezione in Lombardia per chiunque voglia girare all’aria aperta - un’ulteriore disperata misura di sicurezza per frenare l’epidemia nella regione più martoriata dal virus - anche in Toscana c’è chi sceglie di seguire l’esempio a colpi di ordinanze.

Così da ieri a Forte dei Marmi, Pietrasanta, Castiglione della Pescaia sono in vigore nuove regole che impongono ai residenti l’obbligo di mascherina o «altri strumenti che consentano la schermatura efficace di naso e bocca» ogni volta che escano di casa per fare la spesa o altre commissioni essenziali. Castiglione è forse la località che più si avvicina al modello lombardo. Ma tutti in Toscana si limitano a fissare un obbligo stringente solo per l’accesso ai luoghi al chiuso.

Tutti epigoni di Cecina e del sindaco Samuele Lippi, il primo a varare un’ordinanza simile. Ché in fondo da qualche giorno sulle mascherine si è acceso il dibattito anche fra gli esperti, soprattutto dopo che l’Oms, tenendo conto degli ultimi studi sulla permanenza nell’aria del virus, ha annunciato di essere pronta a cambiare le linee guida per il loro utilizzo e a renderle più stringenti. Per questo Enrico Rossi non solo non ha nessuna intenzione di mettersi di traverso alle scelte dei sindaci, ma ieri ha annunciato che distribuirà loro 10 milioni di mascherine subito, grazie agli stock appena arrivati in Toscana di Ffp1, dispositivi già testati dall’università di Firenze e equiparabili alle chirurgiche, ma anche di averne ordinate altrettante che presto i primi cittadini potranno distribuire alla popolazione. Saranno loro a dover scegliere con quali criteri. Una campagna che potrebbe invogliare molti Comuni a seguire l’esempio. «Una grande campagna di prevenzione - la chiama il governatore - Le mascherine saranno distribuite ai Comuni in base alla popolazione e al numero di contagiati». Finora l’Organizzazione mondiale della sanità e gli studiosi d’Italia consigliavano le mascherine a chi ha sintomi o a chi assiste i malati. Ora ne suggerisce l’uso al chiuso, perché il virus non viene veicolato solo dalle goccioline di starnuti e colpi di tosse a un metro e 80 centimetri, ma potrebbe viaggiate anche nelle piccole sfere alzate con l’effetto aerosol a distanza più lunga, in grado di rimanere nell’aria anche per tre ore. «Se è vero che una mascherina non ci protegge completamente dal virus è altrettanto vero che limita la possibilità di contagiare gli altri - dice Bruno Murzi, chirurgo e sindaco di Forte dei Marmi - Le stiamo distribuendo a tutte le famiglie grazie a una donazione».

Al Forte sono gratis ai residenti, se le dovranno comprare i proprietari di seconde case, finiti nel mirino per essere fuggiti da Lombardia e Emilia e ormai considerati anche dagli epidemiologi alla stregua di untori per l’esplosione dei focolai in Versilia e a Massa Carrara. Una stretta in più in giorni in cui sindaci sono alle prese con i cittadini indisciplinati e il rischio che le giornate di sole si trasformino in occasione per uscire a zonzo. «Guardi, ormai mi sembra follia. Ma davvero per convincere le persone a stare a casa servono la repressione, le sanzioni, le pattuglie?», si sfoga Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente toscano di Anci. Da ore riceve segnalazioni di persone nelle piazze, sui corsi, anche dai colleghi sindaci. Assembramenti ovunque e distanziamento sociale per nulla rispettato sui lungomare in Versilia, a Pisa, in città come Firenze e Livorno. Viareggio chiude ancora le spiagge. «È un paradosso, perché così si alimenta anche l’astio sociale, la delazione. Lo dico, è impossibile pensare di poter controllare tutta una città, anche se ormai abbiamo schierato tutte la polizie municipali su questo fronte. Mi appello al buon senso: state a casa. Ce lo dicono tutti i virologi, i medici, i primari, è l’ultimo sforzo, altrimenti riparte l’uragano». Biffoni ha chiesto ai prefetti a nome dei sindaci di intensificare i controlli. «Li abbiamo intensificati, e con Asl e ispettorato del lavoro faremo verifiche anche sulle imprese», dice Giuseppe Castaldo, prefetto di Pisa. «Oltre alle forze dell’ordine già in campo, abbiamo chiesto di svolgere servizi anche alla capitaneria di porto per il controllo delle marina», aggiunge Paolo D’Attilio, prefetto di Massa Carrara. «Dopo una fase più disciplinata - ragiona - ora la gente sembra sentirsi di nuovo più sicura, ma si sbaglia».

Ma Biffoni crede che a innescare un certo lassismo sia stato il cortocircuito generato sulla richiesta «dell’ora d’aria per i bambini», prima accordata da una circolare ministeriale e poi negata dal premier Giuseppe Conte. «Il dibattito è nato da una lettera di genitori fiorentini e pratesi - dice il sindaco - Volete che non capisca, vivo in un appartamento e ho due figli di 3 e 5 anni. Eppure restano a casa. Ho dovuto multare sei mamme ieri, mica mi diverte, ma erano ai giardini. Non si può. Eppure a Prato c’è la comunità cinese che dovrebbe essere d’esempio per tutti. Sono spariti, spariti. C’è gente che ha fatto la doppia quarantena, una in Cina e una qui. E lì non si registra nemmeno un contagio. Perché non possono riuscirci anche gli italiani?» .

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