Il presidio
Coronavirus, l'allarme dell'Ars: «Il kit rapido rischia di non trovare il 58% di asintomatici»
L’Agenzia regionale di sanità lancia un monito sull’uso fra i privati dei test sierologici: «Discriminano e possono nascondere tanti veri infetti»
FIRENZE. Nell’attesa dei supertest di Diesse, lo screening potrà proseguire. Ieri Enrico Rosi ha annunciato che la Regione è riuscita a trovare altri 200mila kit per avviare l’indagine epidemiologica con i test sierologici del sangue. Ma proprio ieri dall’Ars, l’Agenzia regionale di sanità, è arrivato una sorta di monito sull’efficacia dei test rapidi.
In un lungo articolo pubblicato sul sito, Paolo Francesconi, uno degli studiosi dell’agenzia, ripercorre funzione, scopo, ma anche i limiti di questo tipo di analisi. Non solo ricorda che il sierologico non rintraccia il virus (e dunque è il tampone l’esame più affidabile per accertare una «infezione attiva»), ma la presenza di anticorpi, in particolare le IgM e le IgG, ma che si tratta di un metodo fortemente soggetto al rischio di “falsi negativi” se usato proprio per capire se una persona è stata contagiata o meno dal virus attraverso la risposta immunitaria.
Francesconi stigmatizza il ricorso ai kit forniti da privati, non solo perché «l’offerta di test a pagamento da parte dei laboratori privati, al di fuori di una convenzione col pubblico, genera una discriminazione di accesso a questa prestazione, peraltro di dubbia utilità, alimentando differenze di accesso sulla base di fattori socio-economici», ma rischia di dare molti falsi negativi e falsi positivi. E «quali possono essere le conseguenze di un ampio ricorso a questi test da parte di persone asintomatiche senza storia di contatti con casi conosciuti in ambito di laboratori privati?», si chiede lo studioso. «La maggior parte di queste persone - scrive - risulterebbero negative al test, in gran parte perché non hanno ancora contratto l’infezione da coronavirus. Ma una parte potrebbe già aver contratto l’infezione ma non aver ancora prodotto anticorpi e addirittura già essere contagiosa».
Perché? Perché i primi anticorpi a comparire sono le IgM, in media 5-6 giorni dopo l’infezione. Ma gli esperti considerano che la “finestra sierologica” fra il contatto col virus e lo sviluppo di difese immunitarie possa durare 10 giorni. Risultato? «Presupponendo che per ogni caso confermato ci siano stati 10 contagi sconosciuti ed una finestra sierologica di 10 giorni, le persone in Toscana in finestra sierologica sarebbero 28 mila sui 48 mila contagiati sconosciuti. E un esito negativo al test, potrebbe comunque indurre a prestare meno attenzione a tutti quei comportamenti raccomandati per limitare la possibilità di trasmettere l’infezione ad altre persone». E quindi non solo non contribuire a fermare l’epidemia ma contribuire ad alimentarla di nuovo. Non una cosa da poco se il 58% dei positivi non censiti dal sierologico rimanessero “sommersi” nella società e continuassero a circolare fra supermercati e farmacie.
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