Il presidio
Coronavirus, caso Rsa: strutture per soli positivi o anziani separati in stanze "speciali"
Dopo il caso delle infezioni a tappeto in Lunigiana scatta la proposta della Regione: c'è bisogno di arrestare il virus. Ecco il piano
MASSA CARRARA. Contenimento del coronavirus all’interno delle case di riposo, scatta la seconda fase. Che in pratica significa la separazione degli anziani ospiti nelle Residenze sanitarie assistenziali. Contagiati da una parte (ovvero i positivi al virus) - se non devono essere trasferiti in ospedale valutate le loro condizioni di salute - sani da un’altra. Separati, appunto. Potrebbero formarsi “lazzaretti” da coronavirus, insomma, quando le strutture non consentono gli isolamenti al proprio interno, in questo caso (secondo le linee guida dell’Agenzia regionale di sanità) servono stanze singole con bagno privato o moduli di pre-isolamento, in pratica prefabbricati o altri edifici lontani dal corpo di fabbrica principale della casa di riposo dove il Covid-19 è nell’aria.
Sono strutture ad altissimo rischio per la diffusione del contagio, anzi a rischio reale, «il virus nelle Rsa è come se andasse a una festa», dice il presidente dell’Unione dei Comuni della Lunigiana, il sindaco di Aulla Roberto Valettini. E il «caso Lunigiana», com’è stato ribattezzato - ovvero una delle aree più colpite della regione, terra di confine con Liguria ed Emilia Romagna, terra di pendolari e di seconde case - fa da modello per tutta la Toscana, che si decide a buttare un occhio dentro queste strutture per cercare di salvare il salvabile, anche se ormai il coronavirus ha preso piede, tra i vecchietti in già precarie condizioni di salute, uno di fianco all’altro, e tra la pattuglia di medici e infermieri che varca queste soglie portando l’elmetto (tanto meglio se hanno mascherine, tute di protezione e quant’altro, ma non è detto che siano provvisti delle dotazioni essenziali previste).
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È dunque guardando alla Lunigiana che la Regione si è decisa a prendere provvedimenti sulle case di riposo. Tamponi a tappeto (a ospiti e operatori) e adesso anche attivazione di strutture Covid, dove concentrare gli anziani positivi al tampone. «Sul tema delle Rsa, la Regione Toscana è intervenuta con tempestività, ha dato una risposta assolutamente positiva alle nostre richieste, era già sulla nostra linea d’intervento», afferma Valettini dopo una conferenza in video con il presidente della Regione Enrico Rossi e i vertici dell’Asl Toscana Nord Ovest. Prosegue il sindaco di Aulla: «Purtroppo, le case di riposo diventano facilmente focolaio del virus, perché sono un’aggregazione, un assembramento di persone, per di più anziani fragili ed esposti. Basta che qualcuno, magari asintomatico, vada a trovare questi anziani, che poi parte il contagio e si diffonde in maniera molto rapida dentro questi centri assistenziali».
Sono almeno quattro le case di riposo in Lunigiana che contano già numerosi casi positivi (una cinquantina) e pure morti (una decina), ma i numeri sono in costante aggiornamento e crescita. A Pontremoli la “Cabrini” e la “Galli Bonaventura” (dove tre bare sono state lasciate per giorni in una stanza, come hanno denunciato i sindacati), la “Fontana d’Oro” di Mommio di Fivizzano, la “Villa Angela” di Bagnone, dove all’ultimo conteggio i casi positivi erano ben 38. Ma il quadro di questa terra a «nord-ovest», come l’ha definita il governatore Rossi suscitando le ire di sindaci e cittadini, è il quadro di tanti angoli di Toscana.
Per esempio a Montevarchi (Arezzo), c’è una Rsa con 34 contagiati e una 84enne deceduta nelle ultime ore. Come a Bucine, sempre nell’aretino, dove in una casa di riposo un intero piano è stato destinato a reparto Covid per un’infezione generale, il bilancio parla di 25 ospiti e 17 dipendenti positivi, più cinque decessi negli ultimi giorni. E chi ci lavora va in guerra: «Siamo qui a combattere - dice la presidente della cooperativa “Giovani Valdarno” che gestisce il centro, Anna Balocco - facciamo turni massacranti, non c'è alternativa». Stessa situazione in molti paesi del fiorentino, tra le dolci colline, luoghi ideali per piazzare una casa di riposo, e oggi luoghi ideali per il diffondersi del virus, si vede dai numeri forniti nei quotidiani bollettini inviati dalle Asl toscane.
Adesso da Firenze sono partiti gli ordini: tamponi a tappeto e creazione di strutture Covid, che siano un’intera casa di riposo oppure un solo piano. Aspettiamoci dunque un’impennata di casi positivi e probabilmente anche di decessi.
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