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Solo il 5% negli ospedali è stato contagiato. E l’Istituto superiore di sanità promuove Rossi sui test di massa

Mario Neri
Solo il 5% negli ospedali è stato contagiato. E l’Istituto superiore di sanità promuove Rossi sui test di massa

Toscana: il 95% del personale di Careggi negativo al test sierologico. E dopo le critiche alla Toscana, ora Roma cambia idea: "L'indagine sulla popolazione serve"

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«Questo risultato è molto incoraggiante e dimostra che la decisione che per primi abbiamo preso di eseguire il tampone a tutti coloro che si sono presentati al pronto soccorso con o senza sintomi è stata giusta. Alzare il livello di protezione e separare i servizi ha funzionato», dice in serata Enrico Rossi. Perché più che incoraggianti sono i dati sulla prima fase di sperimentazione dei test sierologici. I risultati dei primi esami del sangue rapidi con cui il governatore vorrebbe svolgere uno screening di massa su oltre un milione e 200 mila toscani stanno risparmiando la regione da uno degli scenari peggiori. E cioè che si ripeta qui ciò che ha messo in ginocchio il sistema sanitario in Lombardia. Sì perché il 95% dei medici, infermieri e operatori sanitari sottoposti al test a Careggi è risultato negativo. Di 1.167 persone su cui sono stati provati i primi kit processati nel laboratorio di microbiologia guidato da Gian Maria Rossolini, 1.113 non sono mai entrate in contatto con il virus.

Lo studio è il primo sugli oltre 6mila test svolti negli ospedali toscani, ma chi in Regione ha già i risultati degli altri 11 laboratori racconta che le proporzioni della diffusione di Covid nel personale sanitario siano più o meno le stesse ovunque. A Careggi sono 54 (il 4,6% per la precisione) gli operatori risultati positivi o dubbi al test sierologico, che a differenza del tampone non rivela il virus ma la risposta immunitaria attraverso due tipi di anticorpi. Cinque di questi sono medici, 24 infermieri, 6 ostetriche e 10 operatori socio sanitari. Ma soprattutto dei 325 sottoposti al test nelle aree Covid, solo 13 sono risultati positivi o dubbi (4%). Mentre degli 842 testa fatti nelle aree No Covid, 42 sono risultati positivi o dubbi (4,9%). Un dato che ieri ha convinto Rossi ad andare avanti, perché significa che si è più protetti nelle aree a rischio che fuori. Anche perché essere positivi ai test sierologici non vuol dire automaticamente esserlo al virus e quindi essere contagiati e contagiosi. Dei 54 potenziali positivi, 34 hanno già avuto la risposta al tampone e solo 1 è davvero infetto. Motivo? In qualche caso il test sierologico potrebbe aver dato un “falso positivo”, ma qualcuno potrebbe aver “negativizzato” il virus e di fatto acquisito perfino un’immunità.

Tant’è che sono almeno 10 quelli in cui è stata riscontrata la sola presenza di immunoglobuline G, gli anticorpi della memoria immunologica. Su 424 persone è poi stato effettuato il tampone perché si sapeva fossero entrati in contatto con positivi, e solo 15 sono infetti; 125 hanno fatto il test combinato (sierologico/tampone) e solo 3 sono davvero positivi. Insomma, «solo il 3,5% dei lavoratori esposti a un rischio medio alto è stato contagiato» , annota ottimista il dg Rocco Damone.

Un doppio successo, visto che ieri la Toscana ha registrato il rialzo più contenuto di sempre: 196 casi, +4,4%. Sono 4.608 i contagiati dall’inizio dell’emergenza, 244 i morti, 13 registrati nelle ultime 24 ore. Crescono i ricoveri ma senza destare allarme: sono 293 quelli in terapia intensiva dei 1413 totali. E una rivincita per il presidente arriva dall’Istituto superiore di sanità, che dopo averla criticata ora promuove di fatto la linea del governatore, che ieri ha pure ricevuto l’ok dei centri privati. Molti di quelli che vendono il test in regione a prezzi variabili hanno accettato di convenzionarsi con la Regione e renderlo disponibile a 25/30 euro. Per fare indagini di popolazione «ampie servono test più rapidi per la ricerca degli anticorpi - ha detto il presidente Silvio Brusaferro - stiamo mettendo a punto le tecnologie per poterlo fare». «Ora la priorità sono le Rsa - dice Rossi. - Ma a questo punto siamo pronti per passare alla fase due: estendere lo screening al resto della popolazione sanitaria e poi passare all’indagine di massa a partire dalle aree più colpite».

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di Redazione web