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Case di riposo toscane, casi boom e 22 morti: «Ora test a tappeto e isolamenti»

Mario Neri
Case di riposo toscane, casi boom e 22 morti: «Ora test a tappeto e isolamenti»

Più di 400 infetti in regione. Rossi: misure extra nelle residenze per anziani. I sindaci: troppo tardi

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Mentre fuori la curva delle nostre paure sembra affievolirsi lentamente con quella del contagio, lì dentro c’è chi di paura muore prima ancora che di virus, «ingoiando l’ultima voce», forse «tirando pugni al vento», ma soprattutto espropriato del lutto e di una carezza di un figlio o un nipote. Li chiamavamo ospizi un tempo. Facevano senso, gli ospizi. Evocavano il primo distacco dal mondo. Qualche volta la vergogna. Perché nessuno si sarebbe sognato di allontanare i vecchi dalla casa familiare. Case di cura e riposo, poi le hanno ribattezzate, e ora le nominiamo con il confortante “residenze”.

Ma si stanno trasformando in luoghi senza conforto, in serbatoi dell’epidemia. Con i casi di contagio raddoppiati in pochi giorni, le bare talvolta ammassate negli stanzini, le Rsa stanno diventando un motore invisibile di Covid-19 in Toscana. In due settimane si contano più di 400 casi. Dieci i morti fra la Lunigiana e Lucca, 7 nell’area centro fra Prato e Firenze, il Mugello e l’Empolese, 5 nell’aretino, tutti nella Rsa di Bucine. Stanno diventando focolai e nessuno ha ancora capito come si siano accesi.

Per questo Enrico Rossi ha chiesto alla task force l’ennesimo salto di qualità. Da ieri nelle Rsa, nelle residenze per disabili e nelle strutture sociosanitarie della regione è partito uno screening di massa con i test rapidi del sangue. Cinquemila nell’area centro, 1.600 nella nord ovest, le zone critiche. Nel nord della Toscana si contano 132 strutture e 30 sono coinvolte dall’epidemia con 165 casi positivi e 10 morti su 1.167 ospiti. Domenica erano 110 i contagiati nelle 44 strutture dell’Asl centro, ora potrebbero essere il doppio; 138 in quelle della Sud est, fra cui 24 infermieri e operatori sanitari.

A Pontremoli, quasi la nostra “Lombardia” per l’incidenza e la letalità, in pochi giorni alla casa di riposo Galli Bonaventuri il coronavirus ha spezzato 7 vite e sono 10 gli anziani con sintomi sui 33 ospiti rimasti. Tutti in isolamento. In una casa di riposo di Gallicano, in Lucchesia, ci sono 22 infetti su 44 ospiti. E anche lì Covid ha preteso una vittima.

Sono quasi tutti anziani, spesso con età fra 90 e 99 anni, con malattie pregresse. Ma là dentro sembrano ancora più indifesi, perché mentre gli ospedali si “barricano” con mascherine e tute anticontaminazione, qui per settimane è proseguita la vita di sempre. Nella casa di accoglienza di Comeana, a Carmignano, la prima ad andarsene è stata una centenaria a inizio marzo. «Per giorni è stato additato un infermiere come untore - dice Paola Lombardi, la direttrice- In realtà sospettiamo che già da fine dicembre il virus circolasse nella struttura, quando si sono verificate forti influenze fra gli operatori». Impossibile sapere se è così. Ma lo stop agli accessi ai parenti, isolamenti e protezioni sono partite a inizio marzo. «I ritardi della burocrazia ci hanno inflitto un calvario. Per avere un tampone sono passati giorni. Abbiamo chiesto protezioni e mascherine alla Asl perché non riuscivamo a trovarle, ci hanno mandato le Montrasio della Protezione civile». Medici e infermieri ormai le chiamano «swiffer», stracci per la polvere. «No, non abbiamo capito come il coronavirus sia entrato - dice il direttore della casa di riposo di Pontremoli Pietro Mascagna - Sospettiamo attraverso un operatore asintomatico. Così tutti e quattro gli infermieri ora sono in isolamento e la metà degli Oss. Sono giorni dolorosissimi, queste persone hanno bisogno di assistenza psicologica». A Fucecchio sono morti un 97enne e un 83 enne alle Vele, dove sono 12 i casi totali. In una Rsa di Aulla solo ieri sono stati scoperti 38 casi.

Chi ha chiuso ai parenti e diviso le strutture fra aree Covid e No Covid ora vive addirittura il paradosso delle accuse. A Grosseto i familiari degli anziani della Pizzetti - dove sono dieci su 39 i positivi - hanno presentato esposto in procura. A Carrara dai primi 19 tamponi eseguiti sugli oltre 100 ospiti della Regina Emilia, 18 sono risultati infetti, fra cui due infermieri, e di altri 98 deve arrivare il risultato. Forza Italia accusa il sindaco Francesco De Pasquale di non aver gestito l’emergenza e annuncia denuncia. In molti casi i sindaci accusano la Regione di essere intervenuta in ritardo e, con le Asl, di aver sottovalutato la situazione. Lo fanno Stefano Passiatore per villa San Biagio a Dicomano, dove sono 41 su 50 i contagiati e Silvia Chiassai Martini a Montevarchi, dove sono 22 i positivi e 116 i tamponi da processare: «Come sindaco mi sento responsabile della salute dei miei concittadini - dice la sindaca - e pretendo che chi gestisce da 15 anni la sanità regionale si assuma la responsabilità di mettere in atto tutte le possibili azioni di prevenzione che a distanza di un mese in Toscana non sono assolutamente partite».

In realtà Rossi domenica ha varato un’ordinanza per provare ad arginare l’onda, dando ordine ai vertici delle case di riposo di dividere le strutture in zone Covid e no Covid, fissando le regole sul trattamento dei malati: ricovero per i sintomatici «instabili», isolamento nella Rsa se il degente accusa un solo sintomo (febbre, tosse ecc.).

Ma adesso il governatore risponde all’appello dei primi cittadini. «La priorità ora sono le Rsa e le Rsd, dove sono ospiti 13mila anziani. Faremo lo screening a tappeto. La grande lezione è che occorre separare, separare e ancora separare, distinguere negativi da positivi, identificare aree diverse tra loro e graduare le cure a seconda della gravità, condurre la battaglia nel territorio».


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