Il Tirreno

Toscana

Coronavirus, buoni spesa: in Toscana 23 milioni. Ecco i soldi comune per comune

Federica Scintu
Coronavirus, buoni spesa: in Toscana 23 milioni. Ecco i soldi comune per comune

Matteo Biffoni, presidente dell’Anci regionale: priorità a chi è già seguito dai servizi sociali, l’Isee non fa testo, forse un’autocertificazione  

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Ventitré milioni di euro nelle casse dei Comuni della Toscana e pochi giorni per decidere come verranno distribuiti. I soldi arriveranno fra qualche giorno e serviranno per finanziare buoni spesa per tutte quelle famiglie che, a causa dell’emergenza coronavirus, hanno dovuto fare i conti, è il caso di dirlo, anche con una crisi economica. Baristi e ristoratori e più in generale titolari di attività commerciali “bloccate per decreto” ma anche piccoli imprenditori, artigiani, ecc… . Ma a chi spetteranno? Secondo quali criteri saranno ripartiti i fondi fra i Comuni e poi fra i cittadini? Al momento, quello che si sa per certo, è che su questi finanziamenti pende un vincolo di destinazione: i Comuni dovranno quindi utilizzarli esclusivamente per finanziare i buoni spesa che serviranno per l’acquisto di generi alimentari. «I nostri uffici – spiega il presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato, Matteo Biffoni – hanno ricevuto il decreto oggi (ndr, ieri) quindi ci stiamo ancora lavorando.

Per la Toscana ci sono 23 milioni di euro che saranno disponibili entro qualche giorno al massimo e saranno ripartiti fra i vari Comuni che dovranno spenderli solo per i buoni spesa e non ad esempio per asfaltare una strada. A ogni Comune spetterà una cifra X – prosegue - che viene calcolata in base al numero dei residenti (ndr, incide per l’80%)- e alla distanza tra il valore del reddito pro-capite di ciascun Comune e il valore medio nazionale (ndr, 20%). Per Prato ad esempio dovrebbero arrivare circa un milione e duecento mila euro ma è ancora troppo presto per stabilire quale sarà il valore medio che avranno i buoni spesa».



I DUBBI SUI CRITERI

Anche perché, assodati i criteri per la distribuzione dei fondi ai Comuni, la palla passa ai sindaci che, a loro volta dovranno stabilire quali parametri utilizzare nella ripartizione dei buoni spesa alle famiglie. «I criteri per il Comune di Prato li stiamo ancora valutando – spiega Biffoni – non andranno a tutti ma a chi ne ha bisogno. Ci sono famiglie in cui, anche in questo periodo, si continua a lavorare. Ce ne sono altre che hanno più figli e altre meno, chi magari non lavora ma ha tre case, chi vive con una persona disabile, chi è già aiutato dai servizi sociali del Comune. Per adesso posso dire che la priorità andrà a chi è seguito dai servizi sociali e a tutto il mondo che gli ruota intorno. La “fascia” successiva invece, è tutta da costruire perché riguarda chi è andato in difficoltà in questo periodo. Comunque sui criteri contiamo di avere le idee più chiare già fra due o tre giorni». Per ora i buoni spesa potranno essere utilizzati nelle catene della grande distribuzione ma il sindaco di Prato è intenzionato a coinvolgere anche le “botteghe di quartiere” quindi non è escluso che anche altri Comuni si attivino in questo senso.

COME FARE RICHIESTA

Altro capitolo: le modalità che i cittadini dovranno seguire per richiedere i buoni. «Chi è già monitorato dai servizi sociali lo conosciamo – dice Biffoni – quindi non abbiamo bisogno di ulteriore documentazione. Per gli altri stiamo valutando cosa richiedere. L’Isee non è attendibile visto che si riferisce allo scorso anno quindi un’ipotesi potrebbe essere l’autocertificazione che comunque ci consente di controllare ed eventualmente sanzionare». Una volta che ciascun Comune stabilirà quali documenti dovranno essere forniti, per fare richiesta sarà predisposto un numero verde. «Ogni Comune dovrà attivarlo – conclude Biffoni – nel caso di Prato potrebbe essere quello della protezione civile “potenziato” ma non è ancora certo. A quel punto la comunicazione dovrà avvenire per via telefonica. A distribuire i buoni, e questo vale sempre per il Comune di Prato, dovrebbe essere il personale della protezione civile. Contiamo di essere a regime fra una settimana». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino