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lo scenario 

Coronavirus, la Toscana aspetta il picco di casi: ecco le due previsioni (ottimistica e pessimistica)

Mario Neri
L'ospedale di Livorno (foto Dario Marzi)
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L'ospedale di Livorno (foto Dario Marzi)

Il governatore Enrico Rossi: trovati altri 270 posti letto in terapia intensiva, meglio prepararsi al peggio. Gli esperti: «Le azioni di contenimento ci potrebbero aiutare»

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FIRENZE. Ventotto marzo. Il nostro orizzonte, la linea di confine delle nostre paure e delle nostre speranze. Di certo una specie di D-Day per la Toscana, il giorno in cui il sistema sanitario regionale dovrà misurare la sua capacità di resistenza a Covid-19. «Lo scenario su cui stanno lavorando gli esperti prevede un picco intorno al 28 marzo - dice Enrico Rossi all’ora di pranzo in un’intervista al Tgr - e dovrebbe essere sostenuto già con le dotazioni che abbiamo, senza bisogno dei 230 posti letto di terapia intensiva aggiuntivi che abbiamo individuato».

In realtà l’onda di tamponi nei laboratori di Careggi, Cisanello e Le Scotte potrebbe arrivare con due giorni di anticipo, perché quella indicata dal governatore è la data in cui gli ospedali della Toscana potrebbero dover fronteggiare il numero più alto di ricoveri previsto dalla curva dei contagi in regione. Una soglia che, secondo i calcoli della task force regionale incaricata di gestire l’emergenza, verrà registrata il 25, forse il 26 marzo. Non ci sono certezze, dipende tutto dall’efficacia delle misure di contenimento messe in atto ormai più di una settimana fa. Se l’hashtag #iorestoincasa avrà fatto presa sull’opinione pubblica, il picco potrebbe essere addirittura essere meno travolgente di quello stimato.

Per ora ci sono grafici e calcoli sulla scrivania del governatore che disegnano un scenario da 7.000 casi intorno al 25 marzo, con un aumento molto sostenuto negli ultimi giorni. Ed è la curva che preoccupa di più, perché potrebbe spingere buona parte dei positivi verso il ricovero in ospedale. Forse qualcosa più dei 2800-3000 potenziali pazienti su cui la Regione ha calibrato la riorganizzazione dei policlinici in questi giorni, dividendo le strutture fra Covid e No Covid, se invece i toscani non fossero rimasti a casa come avrebbero dovuto. Per questo Rossi da tre giorni è a caccia di nuovi posti di terapia intensiva. E ne ha pure trovati. In tutto, riattivando le corsie di vecchi ospedali, fra pochi giorni la Toscana avrà 224 letti di intensiva in più rispetto ai 447 totali, dei quali finora però sarebbero stati 343 quelli destinati ai pazienti malati di coronavirus.

La ricerca di Rossi adesso ha alzato l’asticella dei letti di intensiva Covid a 567 e oggi il presidente potrebbe scovarne altri nell’area sud est. Non solo. Stanno arrivando altri 300 ventilatori, i macchinari necessari a creare posti ad alta complessità. «È bene lavorare molto e prepararsi al peggio - dice il governatore - Noi vogliamo curare tutti, è la funzione del sistema pubblico». Poi le Asl stanno reclutando anche medici, infermieri e tecnici già andati in pensione. 

Ma come viene calcolato il picco? La curva di crescita prevista è stata elaborata applicando alla quota di contagiati il fattore R0, un moltiplicatore studiato dall'Oms a Wuhan, il cosiddetto fattore di contagio potenziale di ciascun “positivo”, che calcola il numero di individui che ogni contagiato può infettare in media in un dato momento dell’epidemia. Secondo le prescrizioni Oms, una volta raggiunto il coefficiente di R = 1,3, questo si applica come coefficiente medio per 20 giorni. La Toscana lo ha raggiunto l’8 marzo, ma da lì sono partite le misure di contenimento e si stima possa essersi abbassato fra 1,25 e 1,15. Ieri l’aumento, ad esempio, si è abbassato a 1,11. Così, nella previsione pessimistica è stato applicato un R medio uguale a 1,25 e farebbe raggiungere i 6.500-7.000 il 25 marzo, 8.000 il 26. «Nella Asl centro - dice Renzo Berti, direttore del dipartimenti di prevenzione - si stimano 1300-1400 positivi al 22 marzo. Ma è ancora presto. Lì si capirà davvero se le misure di contenimento hanno funzionato». Nella Asl nord ovest, invece, 2002. Nella previsione ottimistica, con un R medio di 1,15, la curva toccherebbe circa 3.000 il 25 marzo, 3.500 il 26 marzo, una coda che si esaurirebbe a 3.800 casi a metà aprile con un calo progressivo del fattore R. Questo però si verificherebbe se davvero la Toscana in questi giorni fosse rimasta a casa. 

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