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Toscana salute
l’intervista all’esperta 

«Sottovalutare l’ansia e disturbi dell’umore fa ammalare il fisico»

M. Antonietta Schiavina
«Sottovalutare l’ansia e disturbi dell’umore fa ammalare il fisico»

La psichiatra Dell’Osso: «Il cervello è un organo come gli altri, parte di un sistema da considerare nell’interezza»

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Pisa. «La demenza senile è una categoria ampia e generica in cui confluisce il grande insieme di disturbi neurocognitivi maggiori (che comportano un deterioramento in più aree della sfera cognitiva) a esordio nella tarda età, di cui l’Alzheimer non è che un caso particolare, sebbene piuttosto comune» spiega Liliana Dell'Osso,ordinaria di psichiatria a Pisa. «Ma ci sono altre forme di deterioramento come quelle conseguenti a micro o macro eventi di natura cerebrovascolare».

Professoreessa Dell’Osso, chi si occupa di questi problemi a livello medico?

«In generale, delle cosiddette demenze senili, in Italia si occupano i neurologi, e non gli psichiatri. A differenza di quanto succede negli Stati Uniti. In ogni caso, nel dubbio, è sempre bene contattare il medico di base, e farsi indirizzare da lui per una visita specifica».

A quali sintomi ai quali bisogna prestare attenzione?

«Piccole e medie difficoltà mnemoniche, confusione di nomi o date, cambiamenti di umore, ritiro sociale. Purtroppo sintomi simili possono ritrovarsi anche nella depressione che, a sua volta, quando non viene trattata, può facilitare il deterioramento cognitivo e, fra le due patologie può instaurarsi un circolo vizioso».

Ansia e paura influiscono sulle difese immunitarie?

«Sicuramente e più di quanto si pensi. In America, alcuni studi sui veterani hanno mostrato un aumentato tasso di malattie autoimmuni nei soggetti con “ disturbo post-traumatico da stress”, ma anche i disturbi d’ansia e dell’umore incidono significativamente sul sistema immunitario. D’altra parte, potrebbe valere il contrario: tanto che in letteratura si ipotizzano nuovi trattamenti per la depressione a base di molecole con attività anti infiammatoria. In realtà i disturbi psichici andrebbero ripensati. Il loro ambito, infatti, non è limitato al sistema nervoso centrale, ma coinvolge tutto l’organismo. Persino il microbiota, la popolazione di microorganismi che popola l’apparato digerente, influenza ed è influenzato dallo stato dell’encefalo (il cervello). Ed ecco quindi che il confine tra patologie psichiche e somatiche è breve, come è naturale che sia, visto che il cervello è un organo come gli altri: fa parte di un sistema da considerarsi nella sua interezza».

Quali effetti collaterali possono avere i farmaci antidepressivi e anti-ansia in chi ha 70 e più anni ?

«Quelli di seconda generazione in genere si tollerano bene e gli effetti collaterali sono gli stessi da prendere in considerazione per la popolazione più giovane, con la differenza che bisogna fare attenzione alla maggior frequenza di patologie somatiche pre-esistenti, prime fra tutte quelle cardiache, nonché alle ridotte capacità di metabolismo ed eliminazione del fegato e dei reni. In questi casi lo specialista dovrà adeguare le dosi. Particolare attenzione in tal senso deve essere riservata all’uso di benzodiazepine (ansiolitici) che possono influire sulle capacità cognitive e sulle performance, specialmente se ad alte dosi. Mi riferisco a questa categoria in particolare, perché in generale si tende ad abusarne, per la credenza infondata che siano tra i farmaci più innocui, mentre altri farmaci sono ingiustamente guardati con diffidenza. Invece sono proprio le benzodiazepine a essere la categoria di farmaci psichiatrici che comportano rischi di dipendenza patologica, con tolleranza e astinenza, anche se non vanno demonizzate perché, se impiegate nel modo giusto, in certi casi sono utili».

L'omicidio -suicidio nelle coppie anziane è scatenato da un momento di follia o rappresenta una lucida decisione di fronte a un futuro che non ha prospettive?

«Il suicidio esistenziale è un mito. Quando un organismo perde l’istinto di autoconservazione è molto difficile che alla base non vi sia un disturbo psicopatologico. Il suicidio ha spesso, infatti, una lunga storia e ha due picchi nella popolazione: uno tra i più giovani, l’altro tra i più anziani. In questi ultimi i sintomi dell’umore vengono spesso sottovalutati. Per questa ragione, quando si verificano determinati eventi, ci appaiono come fulmini a ciel sereno. Eppure, a ben vedere, anche i cosiddetti atti improvvisi non sono che l’esito di un lungo percorso interpretato erroneamente o, peggio ancora, ignorato». —




 

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