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Coronavirus, ecco il piano all'ospedale di Cisanello: «I letti extra di terapia intensiva ci sono, servono gli specialisti»

Federica Scintu
Coronavirus, ecco il piano all'ospedale di Cisanello: «I letti extra di terapia intensiva ci sono, servono gli specialisti»

Il direttore del dipartimento di Anestesia e rianimazione di Cisanello spiega il "suo" piano: "Già pronti 14 posti per i pazienti gravi"

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PISA. Il piano per la prima linea di difesa è pronto: 14 posti in più di terapia intensiva. Se poi l’attacco del coronavirus continuerà, c’è anche una seconda trincea: i letti della sub-intensiva che nel giro di qualche ora, potrebbero essere "trasformati" in letti hi-tech (alta tecnologia) in grado di soddisfare in pieno le necessità sanitarie di un paziente da terapia intensiva. A spiegare come funziona l’assetto di difesa da coronavirus nell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, è il dottor Fabio Guarracino (nella foto al centro), direttore del dipartimento di Anestesia e Rianimazione che comprende 7 unità operative di terapia intensiva. In questo momento lui è il coordinatore del tavolo dei rianimatori, un punto di riferimento per tutti i direttori dei reparti di terapia intensiva della Toscana. Per far fronte all’emergenza Covid-19 infatti, le terapie intensive della Toscana hanno iniziato a lavorare in rete perché, come spiega il direttore, proprio dopo aver concluso una di queste riunioni con i vertici organizzativi, «nessuno può pensare di gestirla da solo».

Dottor Guarracino come vi state organizzando per far fronte a un eventuale aumento dei pazienti positivi al coronavirus e che hanno bisogno di cure in rianimazione?

«Prima mi sono messo in contatto con i colleghi della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Poi, sulla base delle informazioni che ci sono arrivate dal campo più quelle diffuse dalla Regione Toscana e dal ministero della Salute, abbiamo predisposto un piano per non trovarci impreparati. Piano che ha previsto una riorganizzazione dell’Area critica nell’azienda ospedaliero universitaria pisana che comprende Cisanello e altre terapie intensive, alcune delle quali sono state identificate come "prima risposta". In più abbiamo allestito due aree a moduli crescenti nel padiglione 30 di Cisanello: nel primo modulo ci sono 8 letti di rianimazione e nello stesso altri sei letti di rianimazione per un totale di 14 posti. Dei quali, a oggi, nessuno è occupato».

E se questi posti letto non dovessero bastare?

«Se la situazione dovesse peggiorare, abbiamo in mente degli altri passi come utilizzare le aree di terapia intensiva già esistenti ma anche la creazione di eventuali aree nuove nell’ospedale di Cisanello. Tutto dipende molto dalle caratteristiche tecniche e impiantistiche degli ambienti: servono gli attacchi per l’ossigeno e l’aria compressa oltre alla disponibilità di macchinari che comprendono monitor e respiratori».

Il dipartimento di rianimazione è composto da 7 terapie intensive. Tutte potrebbero essere riadattate per far fronte alla necessità di posti letto?

«No. Allora noi non distinguiamo tra rianimazione e terapia intensiva. Detto questo, le 7 terapie intensive sono molto specializzate. C’è quella per la cardiologia, quella dei trapianti, una per i traumi, ecc... . Se ci fosse bisogno metteremo a disposizione letti anche in queste terapie intensive preservando però l’emergenza e i trapianti. Poi ci sono le terapie sub-intensive: anche queste si riferiscono ad ambiti specifici come la cardiologia, la pneumologia e la chirurgia. Per ora questi reparti non sono coinvolti nell’emergenza coronavirus ma se ci fosse un allargamento potremmo farlo».

Quali caratteristiche ha un letto della terapia sub-intensiva e quali differenze ha rispetto a quello della terapia intensiva?

«Il letto della sub-intensiva, nelle sue varie specialità, non è dotato del ventilatore automatico che, nel caso il paziente sia affetto da coronavirus è necessario. La trasformazione di un letto da sub-intensiva a terapia intensiva richiede poche ore: ci vuole del tempo per liberare il letto dal paziente, poi bisogna dotarlo delle tecnologie che non ha nella sub-intensiva come ad esempio ventilatore meccanico e spostare il personale specialistico dall’area intensiva alla sub intensiva in modo che quest’ultima diventi terapia intensiva a tutti gli effetti».

Quanto incide la rimodulazione delle attività nel funzionamento del piano?

«La rimodulazione di attività chirurgiche non urgenti e rinviabili consente di liberare risorse mediche e infermieristiche: quando si ferma una sala operatoria liberiamo un medico e un infermiere che a quel punto abbiamo a disposizione. A incidere di più nella riuscita del piano, sono personale e dotazioni tecnologiche».

Quanti sono i medici e gli infermieri del dipartimento?

«Il dipartimento è composto da 140 medici anestesisti rianimatori e circa 200 infermieri. La cura di malati con grave insufficienza respiratoria richiede professionisti altamente specializzati. Un neurologo non potrebbe curare un’insufficienza respiratoria quindi in questi ambienti ampliati ci vorrebbero medici e infermieri del settore. Nel momento in cui arriveranno i primi pazienti abbiamo predisposto una turnazione per evitare che le persone esposte siano sempre le stesse ma avremo bisogno di rinforzare il personale. Al momento è previsto che vengano assunti medici in tutta Italia.

La Regione ha deciso di formare subito una graduatoria per titoli di anestesisti rianimatori sulla base delle domande già presentate per il concorso, poi saltato per il coronavirus: saranno assunti a tempo determinato. Lo stesso vale per gli infermieri. Il problema è che non è facile trovare anestesisti rianimatori: quando abbiamo fatto i concorsi c’erano più posti a disposizione che partecipanti. Mi sento comunque di dire che la situazione è sotto controllo e costantemente monitorata». 

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