Il Tirreno

Toscana

Coronavirus, i volontari: non andiamo nelle tende triage

Tommaso Silvi
Coronavirus, i volontari: non andiamo nelle tende triage

La preoccupazione del settore parte da Prato. La Regione Toscana: «Il servizio è comunque garantito dal personale sanitario»

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PRATO. L’allarme Coronavirus mette a durissima prova il sistema di volontariato della colonna mobile della Protezione civile. La Regione dice che non c’è alcun allarme e assicura che il personale del servizio sanitario nazionale è in grado di coprire l’emergenza, ma dagli ospedali arrivano notizie non esattamente rassicuranti. Soprattutto per ciò che riguarda la disponibilità dei volontari nelle cosiddette “tende triage”, strutture mobili allestite in questi giorni di fronte agli ospedali per filtrare e controllare le persone intenzionate ad accedere alla struttura ospedaliera, con lo scopo di intercettare e isolare immediatamente eventuali casi sospetti di Coronavirus.

«Siamo contrari alla presenza dei volontari nei pressi delle tende triage, devono starci i medici o gli infermieri. Se un nostro operatore viene contagiato, la Misericordia cittadina rischia la paralisi totale», spiega Gianluca Mannelli, proposto della Misericordia di Prato. In Toscana sono 36, al momento, le tende allestite di fronte agli ospedali. In Italia, solo in Piemonte ce ne sono di più: 46. I dipendenti ospedalieri lavorano a ritmo serrato per gestire l’emergenza, mentre tra i volontari cresce la paura. In molti non vogliono prestare servizio nei luoghi in cui è facile venire a contatto con persone affette dal Covid-19. «Non è semplice reperire volontari da sistemare nelle tende», dice Andrea Meoni, presidente della Pubblica assistenza di Prato.

Se i numeri del Coronavirus in Toscana dovessero aumentare – ieri erano 944 le persone in isolamento domiciliare – il collasso del sistema di volontariato rischierebbe seriamente di diventare realtà. Anche perché i volontari devono occuparsi anche dell’assistenza domiciliare delle persone in isolamento. Per esempio, portare loro la spesa. «Le funzioni sanitarie nelle strutture del pre-triage sono garantite – spiega la Regione in una nota – dal personale sanitario dipendente del servizio sanitario regionale. Quello dei volontari, che la Regione ringrazia per il grande lavoro che stanno svolgendo e per il prezioso contributo, è un servizio aggiuntivo. Non esistono pertanto carenze significative di alcun tipo».

Le rassicurazioni della Regione però si scontrano con quello che sta accadendo nella zona dell’Asl Toscana Centro, che comprende i territori di Pistoia, Prato, Firenze ed Empoli, dove le tende di fronte agli ospedali sono state allestite, ma in alcuni casi non risultano in funzione. La paura di essere contagiati, per i volontari in molti casi è più forte della voglia di mettersi a disposizione della collettività. Ma la Regione dice che è tutto sotto controllo, ed elogia «i volontari che si sono dati da fare immediatamente per mettere in moto la macchina dell’emergenza».

Ieri Regione e Protezione civile hanno fatto di nuovo il punto della situazione, analizzando anche l’aspetto del personale a disposizione. In Italia, sono più di 1100 gli uomini e le donne del mondo del volontariato impegnati a combattere il Coronavirus. Le tende triage, invece, sono 309. Da una parte, dunque, c’è il messaggio rassicurante della Regione. Dall’altra, la preoccupazione dei volontari. Una situazione in continua evoluzione, monitorata dalla task-force regionale costantemente. 

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