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Coronavirus, la Toscana si adegua: scatta la quarantena per evitare il contagio
In vigore le nuove regole, varranno tre mesi. Chi arriva dalla Cina o è stato a contatto con persone infettate deve sottostare a “sorveglianza attiva”. Ogni Asl attiva un numero da chiamare per i casi a rischio o rientri dalla Cina
I numeri da chiamare da coloro che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di Coronavirus oppure da coloro che, negli ultimi 14 giorni, abbiano fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in Cina: città per città
Questi i numeri delle tre aziende sanitarie:
Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli): 055 5454777.
Asl Toscana nord ovest (Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Viareggio): 050 954444.
Asl Toscana sud est (Arezzo, Grosseto, Siena): 800 579579.
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FIRENZE. Non c’è la parola «obbligatoria» ma è quasi una formalità. Perché chiunque «abbia avuto contatti stretti con casi confermati» di contagio da coronavirus e chi negli ultimi 14 giorni sia tornato dalle zone rosse della Cina, e cioè i giganteschi focolai della pandemia, dovrà auto-isolarsi, chiudersi in casa per due settimane e sottoporsi a «sorveglianza attiva» e fiduciaria. In una parola: quarantena.
Nessun contatto con l’esterno, niente lavoro per gli adulti, niente scuola per i ragazzi o i bambini. Tutta la vita dietro le mura di casa. E anzi, obbligo - questo sì - di comunicare la propria situazione alla Asl. E guai a presentarsi in ospedale o in pronto soccorso. Codogno ha reso tangibile la misura del rischio: farlo potrebbe significare costringere un intero paese o una città all’isolamento, a diventare una gigantesca bolla impenetrabile, così come il Dragone ha imposto a milioni di persone nello Hubei. Così, un giorno dopo averlo appena sconfessato, ministero della Salute e Toscana si trovano costrette ad adottare il modello-Burioni. L’emergenza nazionale scattata dal Comune lodigiano impone al ministro Roberto Speranza una circolare in mattinata che chiude con poche righe una polemica durata per giorni in regione e uno scontro fra il virologo Roberto Burioni e il governatore Enrico Rossi, con il professore del San Raffaele che ha contestato la Toscana e il sistema regionale sanitario per non aver imposto la quarantena a 2500 cinesi tornati o di ritorno dalla patria (in realtà si è scoperto che sono 1300), e il governatore insorto accusando chi lo attaccava di essere «o maleinformato o in malafede o fascioleghista».
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Codogno azzera tutto. Rossi e l’assessore Stefania Saccardi si chiudono in riunione con la task force istituita per fronteggiare l’emergenza e varano un’ordinanza che recepisce le nuove direttive, valide per tre mesi. Ed è chiaro che per gran parte guarda soprattutto a Firenze e Prato, dove da anni risiede una delle più vaste comunità cinesi originari dello Zhejiang, la regione considerata dall’Oms la quarta più a rischio proprio in ragione del numero dei contagi. E a Prato e all’Osmannoro da giorni, del resto, ci sono 1.300 persone chiuse in auto-isolamento volontario e già controllate ogni giorno dagli addetti dell’Asl. Per questo Rossi ci tiene a ribadirlo: per la Toscana la stretta dettata da Speranza non cambia granché, poiché «riprende e adegua i precedenti provvedimenti già assunti».
In realtà, qualcosa cambia. Intanto, la quarantena non è più volontaria ma «fiduciaria». Violarla farà scattare un obbligo. Poi alcuni paletti sono più stringenti. Ogni Asl dovrà attivare un numero unico attivo dalle 8 alle 20 e dalle 20 alle 8 con casella di segreteria, e chiunque sia tornato dalla Cina o sia stato in contatto con persone infettate dovrà chiamarlo; viene fissato il divieto di recarsi in ospedale; un operatore sanitario inoltre dovrà essere responsabile della sorveglianza quotidiana e dovrà telefonare a casa alle persone in isolamento e accertarsi delle loro condizioni (questo, in realtà, già avviene); in caso di sintomi, anche lievi (come rinorrea, cioè il naso che cola, tosse, difficoltà respiratorie, febbre) una squadra di sanitari si recherà a casa per fare il tampone al potenziale caso sospetto e in caso di positività verrà poi trasferito in isolamento in ospedale. Non solo. D’ora in poi, al pronto soccorso, gli addetti al triage chiederanno agli utenti anche se nei 14 giorni precedenti hanno avuto contatti con persone infettate o hanno soggiornato in Cina.
Insomma, Asl e Regione dovranno organizzare una gigantesca macchina di prevenzione. «Abbandoniamo le polemiche - dice Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello - Ma prepariamoci, abbiamo un problema: il virus ha acquistato una circolazione autoctona anche in Italia». Il rischio è che adesso si sviluppi un focolaio nel Paese. Certo, ci sono segnali positivi. Ma mano che passa il tempo, molti dei 1300 cinesi che fra Prato e Firenze avevano scelto l’isolamento superano i 14 giorni di incubazione. Quasi un terzo è ormai “libero”. Per questo l’Asl fornirà un certificato medico a chi è “riemerso” dalla quarantena. Ma, seppure alla spicciolata, altri potrebbero tornare in queste settimane. E non sempre l’auto-isolamento è possibile. Da giorni lo sottolineano Erica Mazzetti e Stefano Mugnai di Forza Italia: «A Prato il rischio infezioni è elevato: molti cinesi vivono nei capannoni in cui lavorano». «L’ordinanza impone alle Asl di trovare soluzioni alternative nel caso in cui l’isolamento fiduciario a casa non sia possibile - dice Renzo Berti, uno dei responsabili dell’unità di crisi regionale - E in effetti una fabbrica-dormitorio diventerebbe una bomba biologica. Ma con la campagna regionale sulla sicurezza sul lavoro abbiamo decimato molti di questi capannoni. Oggi sono pochissimi i casi e se dovessimo scoprire che sono diventati lazzeretti dovremmo intervenire, a quel punto credo con l’aiuto dei Comuni, ma evitiamo allarmismo».
Che poi, manco a dirlo, la gestione delle misure anti-virus si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro per una campagna elettorale permanente. Tanto che Matteo Salvini - da giorni quasi un desaparecido per i sovranos in regione che attendono da lui il nome del candidato governatore - torna a parlare in Toscana e annuncia un esposto contro Rossi, accusato di «mettere a rischio la salute dei toscani». Ma se la segretaria toscana dem Simona Bonafè parla di «sciacallaggio disarmante», il candidato del centrosinistra Eugenio Giani si sintonizza sulle frequenze di Burioni. Per lui è giusta «la sostanziale quarantena per chi torna dalla Cina», perché «meglio eccedere sul piano della prevenzione anziché dovercene dopo pentire». Meglio aver paura che buscarne.
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