Sulla collina delle case colorate, dove il ’400 e il futuro si incontrano
Ghizzano di Peccioli, gioiello dell'Alta valdera
Dicono che il verde trasmetta una sensazione di calma. Lo spero, mentre cammino lungo questa strada silenziosa come può accadere solo in un paese di collina. Una strada differente da ogni altra. Il verde trasmette calma: lo spero, mentre mi guardo attorno e sono proprio loro, i colori, che mi accompagnano. Il verde, il marrone, l’ocra sono i compagni del mio viaggio a Ghizzano, il borgo dipinto sulle colline della Valdera.
Il verde del paesaggio, dei cipressi, il verde di ogni altra cosa. È la tonalità, in ogni sfumatura, delle facciate delle case del borgo medievale, rimodellate dall’artista inglese David Tremlett. Non sono le case dei pescatori nell’isola di Burano, coloratissime per essere viste da lontano, nella nebbia, dai pescatori che tornavano verso casa. Qui i colori sono il risultato di un anno e mezzo di lavoro. E il vero mare lo vedi nell’ondeggiare delle colline.
Una strada tutta curve e cipressi porta al paese dove vivono 350 persone. Mi trovo in mezzo a un paesaggio-icona, quello della Toscana nel mondo. Sto per raggiungere Via di Mezzo, unica nel suo genere, grazie al genio di tre artisti chiamati per la prima volta a lavorare insieme.
Pochi passi nel parcheggio vicino al santuario dell’Annunziata e arrivo all’ingresso del paese. Vicoli stretti, portoni di legno, fiori ai balconi e sulle scale, le case dalle facciate di pietra, accanto alla villa Venerosi Pesciolini con il suo splendido giardino all’italiana. Il primo sguardo si posa su un volto luminoso di neon e ferro: trae ispirazione da un affresco di Benozzo Gozzoli (1420-1497), che in queste colline affrescò la cappella di Santa Caterina a Legoli. Lo ha rivisitato un artista dei nostri giorni, Patrick Tuttofuoco.
Via di Mezzo: un’esplosione di superfici colorate. Tremlett viene dalla Cornovaglia, dove i piccoli villaggi sono un segno del territorio. Qui è intervenuto su vecchi intonaci e facciate. È lo stesso artista che ha lavorato nella discarica di Legoli. Sì, la discarica. Perché con i rifiuti si possono fare cultura e turismo. Senza questo impianto, gestito da una società pubblico-privata, la Belvedere spa, un piccolo comune come Peccioli non avrebbe le risorse necessarie per ingaggiare i talenti che hanno reso Ghizzano un museo d’arte contemporanea. Tremlett è esposto anche alla Tate di Londra, al MoMa di New York e al Pecci di Prato. All’inizio non tutti i cittadini erano d’accordo su questo intervento; oggi è un’attrazione. Dopo un anno e mezzo di lavoro, ora anche gli abitanti, con i quali mi fermo a parlare, apprezzano l’idea.
Ogni lato della strada ha un solo colore, dal chiaro allo scuro. Su un lato il verde, sull'altro il marrone. Tremlett ha raccontato di essere rimasto colpito dall’impianto di Via di Mezzo,discreta , quasi anonima rispetto alla bellezza del paesaggio. Non si può non essere d’accordo. Partendo da quella sensazione è nata l’idea dei wall drawings, disegni murali.
In Vicolo del Borgo una gigantesca mano di Tuttofuoco cattura la mia attenzione. Ha puntellato il paese con tre lavori e un unico titolo, “Elevatio corpus”, sculture di materiali diversi che si riferiscono a un ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli. E il pensiero vola al 1479, quando la peste costrinse Benozzo a trasferirsi da Pisa con la famiglia a Legoli, dove eseguì la decorazione di un tabernacolo.
Posso ascoltare i miei passi: in città non accade. Penso anche a impostazioni più prosaiche. I costi, per esempio: sono a carico di Comune di Peccioli e Belvedere Spa. Tutto si muove grazie alla discarica, 26 ettari di impianto (12 in gestione), una rete di aziende con ricavi operativi per oltre 35 milioni (dati 2016) e dividendi distribuiti per un milione 724mila €. L’azionista di maggioranza è il Comune stesso, col 63,8% delle quote, mentre il restante 36,2% è in mano a circa novecento piccoli azionisti, in maggioranza paesani, pecciolesi. La discarica, in estate, diventa palcoscenico. Al suo interno è situato l’anfiteatro Triangolo Verde, dove si sono esibiti Fabio Concato e l’orchestra del Maggio musicale Fiorentino, Claudio Santamaria e Luca Zingaretti. Peccioli ha anche una Fondazione: ogni estate organizza un festival, 11 Lune, che richiama migliaia di spettatori.
Mi avvio verso l’ingresso del paese, e il Santuario dell’Annunziata, per vedere SolidSky, opera di Alicja Kwade , realizzata con una pietra (Azul Macaubas) proveniente dal Sud America: le sue venature azzurre virano in alcuni punti al blu. Nel giardino c’è un grande cubo scavato: lì dentro, una sfera liscia. Due presenze scultoree idealmente legate. SolidSky, così come suggerisce il titolo della scultura, rimanda al cielo. Come se una mano invisibile avesse scagliato dall'alto un pianeta, casualmente: la Terra.
Ho attraversato un piccolo paese, a piedi. Eppure mi sento come se avessi compiuto un viaggio tra dimensioni, secoli e galassie.
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