Il presidio
Giovanni Veronesi: la mia emozione a cavallo sul mare, come un buttero tra sabbia e paludi
Il regista pratese e la sua Toscana “segreta”. In tenda sulle Apuane o baciati dal sole della Val di Luce
I cavalli e le vacche maremmane. I butteri. Il mare limpido, i tronchi levigati dal vento. Quel vento che soffia anche più a nord sulle Apuane, sotto Campo Catino il Basin Field del film “Il mio west” dove arrivò anche David Bowie attore nel cast di un western made in Italy fine anni Ottanta. E le vette, i torrenti, i precipizi. Una Toscana di discese ardite e risalite, di bellezza, sudore e lavoro.
È un percorso lontano dal turismo di massa ed è vissuto a cavallo, a piedi o sotto una tenda da campeggio quello che tratteggia Giovanni Veronesi, cinquattottenne sceneggiatore e regista toscano vissuto tra Prato, città in cui è nato, Roma e Roccamare rifugio dell’anima sia per lui sia per il fratello Sandro, scrittore e premio Strega.
Ipotizziamo che lei abbia un amico che non è mai stato in Toscana. Qual è il luogo che non gli farebbe perdere per nessun motivo?
«La Maremma, le spiagge della Trappola. Sono spiagge in cui si arriva soltanto a piedi o a cavallo. Ci sono tronchi portati dal mare decine e decine di anni fa e ora sono diventati bianchi, levigati. E lì, negli acquitrini, ci sono le vacche maremmane, sembra di fare un’immersione in un panorama ottocentesco».
Ricorda la prima volta in cui ha scoperto quest’angolo di Toscana?
«Giro la Maremma a cavallo da una quindicina d’anni insieme a alcuni amici ed è così che scopro posti clamorosi. Lì, è stata la prima volta che sono andato col mio cavallo in mezzo alle vacche, come i butteri. Ero più impaurito io del cavallo ma poi la natura si assesta da sola quando la sai assecondare. Se non gli vai contro la natura ti regala dei momenti incredibili, è sufficiente che tu la segua. Andò tutto bene».
Continuiamo il nostro viaggio.
«Una delle passeggiate più belle che ho fatto è lungo i “tagliafuochi”, quelle strade che costruiscono i vigili del fuoco in mezzo al verde per evitare che gli incendi si propaghino. E proprio lì in Maremma dietro Castiglione della Pescaia ce ne sono tantissimi di percorsi così. Quando cominci a salire intorno vedi un paesaggio straordinario: da una parte il monte Amiata a poche decine di chilometri e sotto, il mare, a 5-6 chilometri. Ovunque ti volti, a 360 gradi, è una meraviglia. E poi incontri così tanti animali, non penseresti mai che possano stare tutti lì».
Giovanni, mi racconti del luogo più romantico.
«La spiaggia della pineta di Roccamare. Quando vado lì con Valeria (l’attrice Valeria Solarino) mi pare di regalarle un momento di romanticismo clamoroso. Anche lei è affezionata a questo posto, mi chiede spesso di andare lì. La nostra casa al mare è molto isolata ma l’isolamento ogni tanto non fa male alle persone».
Continuiamo il nostro viaggio fuori dalla Maremma.
Non vorrei mai uscire dalla Maremma.Il Chianti e le dolci colline senesi riconosco siano molto belli e efficaci per gli stranieri che arrivano qui ma a me piace di più il territorio più aspro, più duro, più difficile».
Lei è di Prato. Quali sono le prime gite in cui ha incontrato una Toscana diversa da quella a cui era abituato?
«Le prime gite sono state quelle all’Abetone, da piccolo volevo diventare uno sciatore. Avevamo una casetta in Val di Luce, la valle che sta dietro l’Abetone. Trentasei metri quadrati, dove si stava tutti e quattro insieme: eravamo una famiglia molto unita e lì si poteva stare tutti appiccicati. Ricordo l’intimità di quel luogo. La Val di Luce è una valle è proprio baciata dal sole. Montagne bellissime con l’Alpe Tre Potenze, tre picchi. Chi non c’è mai stato dovrebbe andarci».
Aggiungiamo altre tappe.
«Le salite prima di arrivare a Vernio, nella Val di Bisenzio. Lì ci sono i torrenti dove si può pescare. O lungo la Lima, il torrente che scende dall’Abetone verso Lucca».
Pochi conoscono Vernio. Perché invece un turista dovrebbe andarci?
«Sono luoghi per chi cerca l’autenticità. Insieme – naturalmente – alle Alpi Apuane, sopra la Garfagnana. Anche David Bowie quando ci arrivò, nel 1989, disse: “è un posto magico” . Ci sono picchi dolomitici a 20 chilometri dal mare».
Mi dica un posto più preciso sulle Apuane.
«Campo Catino che nel film “Il mio West” abbiamo chiamato Basin Field, è una radura a mille metri di altezza sotto la Penna, un picco che sovrasta la radura. In estate c’è chi ci va in campeggio mentre in inverno c’è un piccolo skilift».
Qual è la frase più bella che hanno dedicato a lei e a uno dei suoi luoghi del cuore?
«David Bowie, un uomo lontano mille miglia dalla mia vita. Mi disse: “Dentro la tua testa c’è tanto vento quanto fuori”. Eravamo a Campo Catino. Fu una frase in risposta a una lettera che gli avevo inviato per chiedergli di far parte del cast e con cui gli chiedevo di venire “nel mio vento”. Poteva essere una frase delle sue canzoni».
Wild is the wind. Non è folle l’idea di una Toscana che non ti aspetti.
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