Il Tirreno

Toscana

«Il movimento innesca meccanismi che aiutano la vitalità dei neuroni»

Il primario di neurologia a Pisa spiega i benefici della boxe sui pazienti «Ma la cura definitiva per la patologia purtroppo è ancora lontana» 

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L’intervista

Professor Ubaldo Bonuccelli, neurologo dell'Azienda ospedaliera universitaria pisana. I malati del morbo di Parkinson sono in aumento. Come mai?

«E' difficile dare una risposta precisa. Il perché non è stato ancora scoperto. Certo è che le segnalazioni di aumento di malati arrivano dagli Usa».

Ma quale ipotesi si possono fare sulle cause?

«Sicuramente l'evoluzione costante della scienza medica e il potenziamento delle tecnologie che abbiamo in dotazione permettono di scoprire il morbo di Parkinson in anticipo. Da qui si spiega l'aumento dei casi segnalati».

E si può ipotizzare che si trovano malati sempre più giovani per l'evoluzione degli studi sul Parkinson? Anche nelle persone tra i quaranta e cinquant'anni?

«Sì. E' l'evoluzione degli studi sulla malattia che permette di scoprire i casi più giovani in maniera anticipata rispetto a qualche anno fa».

Ma come mai la boxe è efficace nel rallentamento del morbo?

«Intanto guardiamo all'aspetto emotivo. Fuori discussione che la boxe è molto meglio del tapis rulant. Non obbliga a fare lo stesso movimento e non risulta noiosa al paziente. Anzi. Piace perché stimola quel poco di aggressività che c'è nel malato».

Sì. Ma dal punto di vista scientifico?

«Ci sono tre ricerche pubblicate su riviste internazionali che confermano l'efficacia del pugilato. Facendo movimento i muscoli del malato producono sostanze neurotrofiche che si trasmettono direttamente al cervello migliorando la vitalità dei neuroni. Il problema, infatti, nel morbo di Parkinson come in tutte le malattie neurodegenerative, è la perdita di neuroni e la diminuzione del loro funzionamento».

Quindi la boxe fa bene al cervello e rallenta l'avanzamento della malattia?

«Esatto. La rallenta, i malati si sentono meglio e hanno migliori prospettive di vita».

Ma se un malato è più vecchio reagisce di meno?

«Solitamente sì. Poi dipende da caso a caso. Certo è che più si va avanti con l'età e più risulta complicato reagire».

Siamo vicini alla cura definitiva del morbo di Parkinson?

«No. Diciamo però che la boxe, come il ballo sudamericano, migliora di molto la vita dei pazienti».

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