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Coronavirus, Giovanni Rezza: «Se c’è un infetto anche i “contatti” vanno messi in quarantena»

Mario Neri
Coronavirus, Giovanni Rezza: «Se c’è un infetto anche i “contatti” vanno messi in quarantena»

L’esperto dell’Istituto superiore di sanità: il contagio avviene con la saliva. Senza sintomi? Si trasmette molto meno

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FIRENZE. Il contagio sì, può avvenire anche senza sintomi, «ma è più raro». Piuttosto ogni volta che si individua un paziente infetto «andrebbe messa in quarantena ogni persona che è entrata in contatto con lui», almeno per i 14 giorni di incubazione del virus. Così se anche da noi si verificasse un caso di coronavirus, dice Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, anche la Toscana dovrebbe far scattare misure di sicurezza simili a quelle cinesi. E chissà, forse anche noi ci abitueremmo a vedere su bus e treni persone girare con le mascherine simbolo di questa nuova epidemia mondiale. «Ma attenzione – avverte Rezza – questa epidemia per ora ha una mortalità molto più bassa rispetto a quella della Sars». Lì morì il 15% dei contagiati, per ora i morti del coronavirus sono 106 su 4.500 casi, il 2,3%.

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Professore, che tipo di virus è questo?

«Si tratta di un coronavirus, ed è il settimo che circola fra gli uomini. Prima del 2002 ne conoscevamo 4 che danno comuni raffreddori. Poi arrivò la Sars, una malattia particolarmente aggressiva, che uscì da un animale, probabilmente un pipistrello, e attraverso altri animali cosiddetti ospiti intermedi si diffuse all’uomo. E il virus di oggi è molto simile».

In che modo?

«Lo è per capacità di diffusione, non per letalità. L’attuale coronavirus condivide l’80% dello stesso patrimonio genetico della Sars, ma la Sars sembra più virulenta, si sviluppa frequentemente come malattia grave. Cominciò nell’entroterra cinese del Guangdong nel novembre del 2002, anche se il virus venne identificato nel marzo del 2003. Diede molti focolai, in diverse parti del mondo, non solo a Pechino, Hanoi, Hong Kong, Singapore e Taiwan, ma anche a Toronto, in Canada. Dopodiché, grazie a provvedimenti di quarantena venne stroncato. Dopo la Sars c’è stato il coronavirus mediorientale, partito dal pipistrello e dal cammello passato all’uomo ma in casi sporadici. E adesso abbiamo questo nuovo coronavirus, scoppiato per la prima volta a Wuhan, nella provincia di Hubei».

Cosa sappiamo di questo virus ed è vero che all’uomo è arrivato da un serpente?

«Conosciamo il patrimonio genetico, ma alcune cose ancora ci sfuggono. Anche questo dovrebbe essere partito dal pipistrello, ma ancora non conosciamo da quale animale si sia trasmesso all’uomo. La storia del serpente è con tutta probabilità una fake news».

Che tipo di quarantena?

«In Italia per ora non c’è la necessità di prendere le misure adottate in Cina. Lì sono stati istituiti cordoni sanitari intorno alle città-focolaio. E dove identificano i malati, li sottopongono a isolamento. Non solo. In caso di infezione, vanno rintracciano i contatti e messi in quarantena. Non è poco».

Quali sono i sintomi?

«È una polmonite che dà febbre, tosse, malessere generale e quando si aggrava compare una certa difficoltà respiratoria. Ma non vanno confusi questi sintomi con quelli dell’influenza come sta succedendo. In questo momento da noi circola l’influenza, non il coronavirus».

Arriva ad essere mortale per quali pazienti?

«Non è ancora stabilito bene, ma è chiaro che la maggior parte dei casi gravi si verifica nelle persone più anziane o nei malati cronici, persone già debilitate e che facilmente vanno incontro a un aggravamento come avviene per tante malattie infettive».

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Il contagio come avviene?

«Attraverso goccioline di saliva, dunque con un contatto ravvicinato o quando uno tossisce o starnutisce sostanzialmente in faccia a qualcun altro. Per questo vediamo medici o cittadini cinesi circolare per corsie o in metropolitana con le mascherine, è un modo per attuare una prevenzione».

Si dice che questo virus sia più pericoloso perché il contagio può avvenire anche senza sintomi.

«Guardi, gli asintomatici possono essere contagiosi, è vero, ma la possibilità che trasmettano la malattia è bassissima. Un infetto senza sintomi, non avendo tosse, non starnutendo, emette poca saliva e poco virus. Quindi il ruolo che hanno nella diffusione è limitato».

C’è una cura?

«No, non c’è un farmaco specifico né esiste ancora un vaccino. L’unica terapia che si fa è di supporto, quella tipica per le polmoniti virali. In casi gravi si può ricorrere alla rianimazione».

Quanto tempo servirà per sviluppare il vaccino?

«Uno o due anni».

Perché l’Oms ha corretto il livello di rischio di pandemia spostandolo da moderato a alto?

«Dicono di aver sbagliato a considerarlo basso all’inizio. Ma è alto finché c’è un focolaio grande in Cina. Se resta così, è chiaro che la possibilità di contenerlo diventa minore anche perché in altri Paesi si sta diffondendo più velocemente di quanto si pensasse».

Quindi impedire i viaggi in entrata e in uscita dalla Cina sarebbe importante?

«Be’, adesso la Cina lo ha praticamente fatto». 

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