«Zio, la casa brucia»: quell’ultima telefonata di Giulia prima di morire
Borgo a Mozzano, il disperato grido d’aiuto della ragazza morta nella casa in fiamme al fratello del padre: «Non è riuscito a rientrare per salvare la sua principessa»
BORGO A MOZZANO. Enzo Salotti guarda soltanto di sfuggita la casa annerita alla sua sinistra, quella dove ha trovato la morte la nipote Giulia, figlia del fratello Massimiliano. Enzo ha le lacrime agli occhi, quando racconta dell’ultima telefonata fatta da Giulia, delle ultime parole che la ragazzina ha pronunciato: «Ha chiamato gli zii che vivono accanto - spiega - e ha detto “ha preso fuoco la casa, correte ad aiutarci”. Poi si è nascosta sotto il letto». Nel giro di qualche minuto Enzo, insieme alla sorella Clara e ad Angelo, marito di quest’ultima, sono arrivati davanti all’abitazione, ormai avvolta nelle fiamme. «Abbiamo provato a chiamarla, ma non abbiamo ricevuto risposte. E il padre non è riuscito a rientrare».
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Per tutta la giornata di mercoledì è stato un lungo pellegrinaggio del dolore, nella piccola radura che si apre nei boschi sopra il corso del Serchio. Parenti e amici si sono stretti intorno al ricordo di una ragazzina amatissima da chi aveva avuto anche solo la fortuna di incrociare la sua strada.
Giulia aveva frequentato le scuole elementari e le medie a Borgo a Mozzano. L’anno scorso, poi, quando era stato il momento di scegliere l’indirizzo delle superiori, aveva optato per l’Istituto tecnico industriale “Enzo Ferrari”, sempre a Borgo. «A scuola, ogni giorno, la accompagnava il padre», ricorda ancora lo zio Enzo. Già, il padre, che le era legatissimo e che la chiamava sempre «la mia principessa».
La tragedia ha sconvolto la piccola comunità di Borgo a Mozzano, a cominciare proprio dalla scuola frequentata da Giulia. La dirigente scolastica Iolanda Bocci ha disposto per la giornata di ieri la sospensione delle lezioni per tutta la scuola ed è stato messo a disposizione un supporto psicologico sia per gli insegnanti che per i ragazzi. In particolare per quelli che dividevano la classe, la prima A, con Giulia e che, in diversi casi, la conoscevano fin dalle elementari.
Sul banco destinato a rimanere vuoto, un cuscino rosso con la scritta “Ti voglio bene”, tre rose blu e una bianca e dei fogli, sui quali le lettere del suo nome e cognome si sono trasformate in iniziali di una serie di aggettivi per definirla: generosa, incorreggibile, unica, luminosa, impulsiva, allegra. E poi solare, amichevole, libera, originale, testarda, tenace, intelligente. Un tentativo di costringere in forme razionali ciò che di più irrazionale può esistere.
Sono in tanti a piangere Giulia, nella Valle del Serchio. Come gli insegnanti e gli allievi della scuola di danza di Borgo a Mozzano che la ragazzina aveva frequentato da quando aveva cinque anni fino a due anni fa, portando a casa anche diversi trofei nelle gare di danza standard e latinoamericano.
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