Nella villa del Celio la mostra dedicata ad Alberto Sordi
Roma. Nella Villa del Celio, in via Druso, affacciata sulle Terme di Caracalla, dove la convinzione di superiorità del cittadino romano doc appare come naturale conseguenza di quelle rovine uniche al mondo, Alberto Sordi viveva la parte più intima della sua esistenza. Proprio lì, nell’edificio Anni 30 progettato dall’architetto Clemente Busiri Vici e acquistato dall’attore nel ’54 sarà collocata (dal 7 marzo al 29 giugno) la sezione principale della mostra, curata da Alessandro Nicosia con Vincenzo Mollica e Gloria Satta, per il centenario della nascita. Un cammino affascinante, tra le memorabilia di un uomo notissimo di cui,in realtà, si sapeva pochissimo: «La Villa - dice Satta - era l’unico luogo del pianeta in cui il divo cedeva il posto all’uomo desideroso di privacy». Gli altri due luoghi dell’esposizione, accolta con richieste record di prenotazioni (oltre 10mila), sono il Teatro dei Dioscuri dove sarà riproposto Storia di un italiano, il programma tv Anni 70 che Sordi avrebbe voluto vedere inserito nei programmi scolastici, e la tensostruttura dove, accanto alla video-installazione di Roland Sejko, verrà proiettato il filmato su Sordi curato da Istituto Luce Cinecittà. L’obiettivo, spiega Nicosia, è «scoprire un Sordi speciale, benefattore, amante degli animali, collezionista d’arte, viaggiatore, fotografo appassionato».
Nel teatrino casalingo saranno evocate, con foto, oggetti e filmati, infanzia e vita familiari, si ammirerà la collezione dei costumi di scena e degli abiti prediletti, si potranno vedere testimonianze degli esordi nella rivista, conoscere le difficoltà degli inizi quando, a Milano, studente dell’Accademia dei Filodrammatici, Sordi si sentì dire che non avrebbe avuto futuro per via dell’accento romanesco. E poi, ancora, sarà possibile ri-ascoltare i successi radiofonici e i doppiaggi celebri (compreso quello di Oliver Hardy nei panni di Ollio) e scoprire il Sordi segreto delle donazioni agli anziani, alle case di riposo e agli indigenti di cui non voleva si svelasse nulla. Rievocata anche l’esperienza di primo cittadino della capitale, con tanto di fascia tricolore, nel giorno in cui aveva compiuto 80 anni. Alla fine, rivolto al sindaco Francesco Rutelli, il divo era esploso: «A Rute’, nun gliela faccio più, non vedo l’ora di levarmi sta fascia, ho ereditato al 100% l’indolenza dei romani». Spazio anche per Sordi incallito sciupafemmine che non volle mai una moglie ma ebbe molte donne: «Una sera parlando - raccontò una volta Monicelli - gli chiesi ma come mai non ti sposi, non ti fai una famiglia? E lui se ne uscì “E che faccio, mi metto un’estranea in casa?”». Del comitato per le celebrazioni fanno parte, insieme al sindaco di Roma Virginia Raggi, Sofia Loren, Claudia Cardinale, Giovanna Ralli, Stefania Sandrelli, Franca Valeri, Ornella Muti, Carlo e Luca Verdone, Christian De Sica, Leonardo Pieraccioni, Enrico Vanzina e Catherine Spaak che racconta: «Nel film Io e Caterina ero una segretaria-amante abituata a eseguire ordini. Ero molto timida, non conoscevo Sordi. Un giorno dovevo girare una scena in cui lo schiaffeggiavo, ero imbarazzata. Fu lui a mollarmi un ceffone per primo, risposi subito, ci siamo presi a schiaffi per dieci minuti. Da allora siamo diventati grandi amici». —
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