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La multa arriva via Pec, è allarme stangata. Il regista del Barlume: «Nessuno lo sa, controllate»

Mario Neri
La multa arriva via Pec, è allarme stangata. Il regista del Barlume: «Nessuno lo sa, controllate»

Il pisano Roan Johnson solleva il caso: «Non ho vista la notifica per mesi, sanzione lievitata da 100 a 1.000 euro. Lo Stato deve informare i cittadini»

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LIVORNO. Abituato alla suspense delle sceneggiature, Roan Johnson questa volta ha lanciato uno spoiler, ha anticipato l’epilogo per provare a scongiurarlo. «Storia triste, spero istruttiva - inizia il suo post il regista pisano del Barlume alle undici di mattina - di sofferta accusa verso lo Stato con rischio di risvolto populista». E poi racconta: «A maggio me ne vado con la mia moto (brumbrum!) verso Piombino (sì a girare il Barlume) e becco una multa per 10 km orari in più. E fino a qui (quasi) tutto bene. Ho sbagliato io, me l'accollo». Poco sotto, però, avverte: «Ecco la prima ingiustizia. Sapevate che se avete una Pec le multe non vi arrivano più a casa? Sapevatelo e controllate subito perché poi so’ ca…i». Da lì in poi, fra ironia e sconcerto, Johnson racconta di una stangata arrivata per non aver aperto la casella di posta certificata per più di due mesi, di una multa lievitata, quella per eccesso di velocità passata da 125 a 360 euro e quella, «seconda e inammissibile ingiustizia», per non aver comunicato i dati del conducente utili alla decurtazione dei punti della patente cresciuta da 200 a 600 euro.

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Risultato? Centinaia di commenti di “amici” stupiti, ignari, presi alla sprovvista, ma molti altri di persone indignate per aver subito la stessa sorte. Perché si stanno moltiplicando fra Livorno e provincia i casi di multe notificate via Pec. E perché quella raccontata ieri dal regista pisano su Facebook sembra davvero una storia-simbolo di come spesso le supposte riforme per la «semplificazione» o la «digitalizzazione» della pubblica amministrazione, più che salvare i cittadini dalla burocrazia, rischino di gettarli nella selva di complicazioni, trabocchetti e vicoli ciechi di cui la burocrazia si alimenta e cresce a colpi di modifiche di legge, circolari, decreti approvati in sordina, lemme lemme, più o meno volutamente. Così in molti hanno scoperto che da quasi due anni (dal febbraio 2018) è in vigore il decreto n° 18 del dicembre 2017 firmato dal ministero dell’Interno che impone a forze di polizia e altri enti accertatori di inviare via mail i verbali per le violazioni al codice della strada a tutti i possessori di Pec. Johnson, come molti, non lo sapeva. Come capita a molti, per più di due mesi non aveva controllato la Pec. Un guaio. «Ora io sono un privilegiato, quindi pagherò e zitto, ma un povero cristo che prende 1.000 euro al mese poi come fa a non pensare di mandare tutti a quel Paese?».

Insomma, tutto questo ginepraio di Stato, dice, è un regalo ai vaffanculotti populisti. «Davvero, mi pare che lo Stato così si faccia del male da solo. Due cose mi paiono assurde - dice al Tirreno il regista - La prima è che sia obbligatorio comunicare i dati del conducente, a me sembra una semi-truffa. Ma la decurtazione non potrebbe essere applicata al proprietario del mezzo in mancanza di una comunicazione? Infine, credo che di fronte a una piccola-grande rivoluzione come la multa via Pec, capace di cambiare dopo anni le abitudini della gente, lo Stato dovrebbe accertarsi che tutti sappiano, siano informati, dovrebbe dare il via ad una campagna di informazione massiccia. Invece io l’ho scoperto adesso».

Ma chi può ricevere le multe via Pec? Quando scattano i termini della notifica? Pubblicato in Gazzeta ufficiale il 16 gennaio 2018, il decreto è invece in vigore da febbraio. E non sembra dare scampo né offrire molti margini per fare ricorso e contestare i verbali inviati via Pec. Il decreto stabilisce che gli enti accertatori della violazione possono chiedere l’indirizzo di posta sul posto (in strada) al momento dell’accertamento del verbale o comunque ricercare i possessori di Pec in tutti gli elenchi pubblici di domicilio digitale. Non solo. Secondo il testo, una Pec equivale all posta ordinaria. I termini scattano dal momento della ricezione in casella.

«C’è un unico appiglio legale con cui poter contestare un verbale inviato via Pec - dice Andrea Vascellari, avvocato fiorentino, uno dei più esperti nel settore - E cioè verificare che la notifica sia regolare, conforme al sistema P7, cioè abbia la firma digitale. Se non lo è e ci se ne accorge prima dei termini utili a fare ricorso bene, altrimenti conviene aspettare che la sanzione maturi interessi di mora fino a diventare una cartella esattoriale, e a quel punto impugnarla».
 

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