Il Tirreno

Toscana

la memoria collettiva 

E a Lucca messa una “soglia” dove confluivano i deportati

E a Lucca messa una “soglia” dove confluivano i deportati

È la prima città in Italia a farlo La Pia Casa era il principale luogo di smistamento della costa: vi transitarono 70mila persone, anche 3000 al giorno

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Lucca. C’è anche la “soglia di inciampo” oltre alle pietre di inciampo. La prima città in Italia a posizionarla è Lucca. La cementa davanti alla Pia Casa, nel centro città, l’antico convento che i tedeschi nel 1044 requisiscono e trasformano in un «luogo di detenzione per quanti, rastrellati nelle aree di Livorno, Pisa, Versilia e della Piana lucchese, erano sul punto di essere deportati verso i luoghi del lavoro coatto dell'Organizzazione Todt nell’Italia centrale e settentrionale o in Germania». È, quindi, un segno di memoria collettiva. Di deportazione di gruppo. Perché la Pia Casa fu un « campo di concentramento in piena città».

Da lì - ricorda il Comune - si passava per poche ore o per qualche giorno, prima di essere smistati. «Al primo gruppo di deportati da Livorno, circa 400 persone controllate dalle SS che giunsero alla Pia Casa il 23 giugno 1944, ne seguirono molti altri fino a raggiungere la cifra complessiva di 70.000 persone transitate nei suoi locali con punte anche di 3000 persone al giorno: una cifra enorme considerati gli spazi a disposizione. Una situazione che si fece particolarmente pesante dopo il rastrellamento in città del 20 agosto e quelli del 22 e 23 nelle periferie e nelle aree di circonvallazione che durò fino alla notte tra il 31 agosto e il 1 settembre. Pessime le condizioni ambientali e igieniche in cui venivano tenuti i rastrellati nei cameroni del vecchio edificio, fatti oggetto di vessazioni e violenze fisiche e morali di ogni genere». Qui il 2 agosto 1944 fu rinchiuso anche don Aldo Mei, il giovane parroco di Fiano di Pescaglia (in Lucchesia), con l'accusa di connivenza con i partigiani e di aver nascosto un ebreo. Il 4 agosto fu ucciso con 28 fucilate. —

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