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Dai dolcificanti potrebbero arrivare farmaci anti-tumorali
La ricerca su 30 pazienti colpiti da cancro al pancreas e alla mammella in corso in Canada è di un team guidato da un docente dell’università di Firenze
La saccarina. L'acesulfame. Combinati insieme diventano farmaci antitumorali. O meglio: potrebbero diventarlo. Lo dice uno studio scientifico da un milione di euro quasi tutto made in Toscana. La ricerca sviluppata da un team internazionale guidato da Claudiu Supuran, docente di chimica farmaceutica all'università di Firenze, prova a dimostrare che saccarina e acesulfame, combinati insieme, sconfiggono il cancro. La Food and Drug Administration , l'agenzia americana del Farmaco, sta sperimentando i farmaci scoperti con questo studio in Canada. «Li stanno provando 30 pazienti con cancro al pancreas e alla mammella negli ospedali di Vancouver, Toronto e Montreal. La sperimentazione è in fase avanzata e sta ottenendo buoni risultati» conferma il professor Supuran.
In origine era il dolcificante
Tutto parte dal dolcificante. Così lo chiamiamo nella vita quotidiana. E magari i nomi saccarina e acesulfame ci suonano strani. In realtà sono dolcificanti artificiali di largo consumo. Li troviamo nelle bustine al bancone del bar e li mettiamo nel caffé o nel latte macchiato al posto dello zucchero bianco o di canna. I ricercatori dell'università di Firenze, insieme a quelli della Florida, della King Saud University, degli istituti egiziani National Research Center e Kafrelsheikh University, tutti guidati dal professor Claudiu Supuran, hanno studiato migliaia di sostanze, hanno combinato saccarina e acesulfame e si sono convinti, dopo le analisi in vitro, che non solo interagiscono con l'enzima coinvolto nella regolazione del Ph del tumore, ma rallentano pure il metabolismo del tumore interrompendone la crescita. Così le combinazioni chimiche del team guidato dal professor Supuran hanno dato vita a farmaci “intelligenti”. Si tratta di farmaci che vanno a interferire con i processi evolutivi delle cellule tumorali, lasciando però stare le cellule sane. Non solo. I farmaci “creati” dal team internazionale sarebbero capaci di stoppare la crescita del tumore sempre: da quando è appena nato a quando è in metastasi.
La sperimentazione
Superata con successo la fase uno (iniziata nel 2014 e durata 2 anni), che serve per vedere gli effetti collaterali e la tossicità, la sperimentazione è in piena fase due (iniziata nel 2016, durerà dai 3 ai 5 anni). I medici degli ospedali di Vancouver, Toronto e Montreal stanno utilizzando i farmaci antitumorali, da soli o con altre terapie antitumorali, nella cura di 30 pazienti affetti da cancro del pancreas (aspettativa di vita da sei mesi a un anno) e cancro della mammella (aspettativa di vita da 2 a 4 anni). Al momento i risultati sono positivi. I malati stanno rispondendo bene alle terapie. C'è poi la fase III (durata 2-4 anni): consiste nella distribuzione dei farmaci antitumorali a un grande numero di pazienti dove il medico non sa se usa il farmaco o il placebo. «Ma se ha un effetto positivo già nel primo anno di sperimentazione può essere utilizzato già su larga scala», dice il professor Supuran.
La scopertae il nobel 2019
Già questo basterebbe a dimostrare che la ricerca è importante. Ma c’è anche un altro elemento: la scoperta è collegata al Nobel per la Medicina 2019. «Con l'inglese Ratcliffe io c'ho già lavorato», dice Supuran. Sir Peter J. Ratcliffe è uno dei tre scienziati insigniti del Nobel per la Medicina nel 2019. Con gli statunitensi William G. Kaelin Jr. e Gregg L. Semenza, Ratcliffe ha vinto il premio per le ricerche su come le cellule riescono a rilevare e ad adattarsi alla disponibilità di ossigeno. Un processo fondamentale per la sopravvivenza anche delle cellule tumorali. Ed è qui che si aggancia lo studio del team guidato dal professor Claudiu Supuran. Loro, infatti, hanno scoperto le molecole che interferiscono con questo processo di sopravvivenza. In pratica, un passo ulteriore rispetto alle ricerche dei premi Nobel. —
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