Il Tirreno

Toscana

a massa 

Il prof gira le scuole e raccoglie 5000 firme colorate per la Segre

Libero Red Dolce

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Il bello di questa storia è che non finisce con una firma. Anzi, ricomincia. Una nuvola variopinta di cinquemila nomi come bambagia, dimenticando per un attimo che la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, sia costretta a girare in compagnia di una scorta in un paese che è arrivato a odiare l’innocenza. Nicola Ricci, professore ottimista di Massa, ha cominciato a raccogliere “un messaggio per Liliana Segre” nelle scuole apuane. Una, dieci, mille firme e messaggi colorati. Non si è fermato più. E adesso quelle firme le vuole consegnare all’intestataria di tanto amore: una gigantesca cambiale di affetto. Un’idea semplice quella del professor Ricci, insegnante di tecnologia meccanica che sta per laurearsi anche in psicologia. «Qualche mese fa ho sentito di un professore universitario di Siena che aveva pubblicato foto e frasi sul suo profilo Twitter dove inneggiava a Hitler. Ne è nata una discussione con i ragazzi: come possono venire fuori cose del genere da chi insegna in una istituzione importante come l’università?».

La risposta dei ragazzi lo ha colpito. Pur essendo piuttosto prevedibile per chi è cresciuto in un contesto sensibile alla legge della visibilità. «Per loro - spiega Ricci - il professore ha voluto creare un caso per ottenere attenzione. Secondo molti studenti non si sentiva considerato abbastanza. Non lo giustificavano però». A Ricci si accende una lampadina. E decide di invertire la questione, dando attenzione a qualcosa che spesso ne riceve poca: un messaggio di fratellanza contro l’odio. Ha cominciato a girare banco per banco, assemblea per assemblea, proponendo la sua idea semplice. «I ragazzi, i docenti o chi volesse dovevano scrivere una frase, o una semplice firma, nei cartelloni bianchi che portavo in giro con me. Il progetto l’ho chiamato “Un messaggio per Liliana Segre”, presentando il caso Segre tra scuole elementari, medie e superiori». Messaggi semplici, brevi come degli slogan. Efficaci nel loro farsi massa. Perché Ricci a un certo punto si accorge di un filo conduttore nell’intera operazione: «Tante persone vogliono partecipare a iniziative che abbiano come scopo l’aiuto. Fare il bene. Ed è sorprendente come mi abbiano contattato su Facebook persone da altre città, anziani magari, per chiedermi di mettere la loro firma. Altri mi mandano fogli con le loro».

Le firme finiscono alla biblioteca di Massa dove vengono esposte. Ormai, in cinque settimane, sono quasi cinquemila. «Ora vorrei portarle, tramite l’associazione“Figli della Shoah”, direttamente alla Segre. È il mio sogno», conclude Ricci. —

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