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la recensione

Quelle vittime nel “regno degli inferi” abbandonate da chi deve proteggerle

Anna Loretoni*
Quelle vittime nel “regno degli inferi” abbandonate da chi deve proteggerle

La giornalista del Tirreno Ilaria Bonuccelli, promotrice della Carta di Viareggio, ci guida nell’orrore della violenza di genere. Un libro duro e sconvolgente, che rivela l’impotenza di tante donne di fronte a uno Stato con “attitudine patriarcale” 

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Quando Donna Elvira scopre il tradimento di Don Giovanni, Lorenzo da Ponte le mette in bocca queste parole: “Ah chi mi dice mai, quel barbaro dov’é…che per mio scor amai, che mi mancò di fe’…ah se ritrovo l’empio, e a me non torna ancor, vo farne orrendo scempio, gli vo cavar il cor, gli vo cavar il cor…”. E in effetti a leggere le storie che la giornalista Ilaria Bonuccelli racconta nel volume “Per ammazzarti meglio”, verrebbe la voglia di prendere uno per uno quegli uomini violenti e maltrattanti e, appunto, cavargli il cuore.

Con una scrittura asciutta e diretta, dove anche i commenti, ironici e talvolta sarcastici, si attagliano perfettamente alla parte più descrittiva, Ilaria Bonuccelli ci conduce nel “regno degli inferi” della violenza di genere. In questo mondo viene meno tutto: protezione, affetti, legami sociali delle vittime; ed emerge, unica e insormontabile, la loro solitudine. Credo che fosse proprio questo l’intento dell’autrice: al termine del libro ciò che emerge con maggiore vigore è la consapevolezza dell’impotenza delle vittime di fronte a un mondo che sembra non volerle ascoltare, e che di conseguenza non le protegge e spesso non le salva. Del resto, i dati che abbiamo a disposizione confermano tutto ciò.

Si assiste così alla messa in scena di una tragedia in cui proprio coloro che dovrebbero essere preposti alla tutela delle vittime diventano i protagonisti di una serie di incomprensioni, sottovalutazioni del rischio e valutazioni sbagliate, che seguendo le contorte, peggiori vie della burocrazia impediscono di fatto l’unica soluzione possibile nei casi di violenza: la protezione preventiva della vittima e delle persone a lei vicine, figlie e figli, sorelle e madri. E da qui comincia il calvario delle vittime, la loro scoperta dell’indifferenza, della diffidenza e dell’inerzia, come ricorda Fabrizio Brancoli, direttore de Il Tirreno, nella Presentazione del libro.

Il sessismo, diretto o benevolo che sia, attraversa tutte le storie narrate in questo volume, ed emerge nella sua straordinaria resistenza e resilienza, nonostante le donne siano ormai da tempo cittadine ‘pleno iure’, senza alcun deficit in termini di diritti. Eppure, verrebbe voglia di dire, il mondo non cambia, e l’attitudine patriarcale si annida nelle convinzioni inconsce dei soggetti, negli stereotipi di cui sono portatori, nei vizi inconsapevoli di un ragionamento che fa fatica a prendere atto di una dimensione strutturale della violenza, anche all’interno di quelle democrazie in cui l’uguaglianza che include la parità di genere e il rispetto dell’altro dovrebbe costituire il valore fondante della comunità politica.

L’atto d’accusa di Ilaria Bonuccelli è molto chiaro: lo Stato che dovrebbe proteggere non protegge. E anche quando la giustizia si avvale di utili strumenti, come il braccialetto elettronico che segnala l’avvicinarsi del violento e del maltrattante alla vittima, una serie di incomprensibili misure -revoche, abbassamento della soglia della distanza di sicurezza- ne limitano fortemente l’efficacia o addirittura la annullano. Nella parte conclusiva, il libro propone una riflessione critica sul recente Codice Rosso, un insieme di norme che vanno ad incidere sul codice penale e sul codice di procedura penale allo scopo di proteggere meglio le vittime di violenza.

Ilaria Bonuccelli è stata una delle più attive promotrici della Carta di Viareggio, un documento che mette a fuoco non solo la questione della repressione dei reati di violenza, ma anche la cruciale questione della formazione. Questo libro rappresenta un ottimo strumento di ausilio per la Carta stessa, le conferisce un considerevole valore, perché mette in luce la cruciale questione della formazione di tutti/e coloro che si muovono in questo “regno degli inferi”: magistrati, avvocati, forze dell’ordine. Qualcosa anche lì deve cambiare, e in fretta.


*Anna Loretoni è docente di Filosofia politica e preside della Classe di Scienze Sociali della Scuola Superiore Sant’Anna


 

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