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Carabiniere arrestato dai colleghi «Ha partecipato a una rapina»
Il colpo, fatto da tre banditi vestiti con una divisa falsa, avvenne il 3 maggio in una villetta di facoltosi imprenditori cinesi: l’appuntato avrebbe fatto da basista
prato. Erano carabinieri finti i tre banditi che la sera dello scorso 3 maggio bussarono alla porta della villetta dove vive una coppia di facoltosi imprenditori cinesi e li rapinarono di 11.000 euro in contanti, ma c’erano un carabiniere vero (che presto probabilmente non lo sarà più) e due venditori ambulanti di frutta e verdura dietro al colpo messo a segno in via Foscolo a Prato, accanto all’ospedale. Di questo sono convinti i sostituti procuratori Massimo Petrocchi e Lorenzo Gestri, che hanno chiesto e ottenuto l’arresto dei presunti basisti: l’appuntato Ennio Serino, 36 anni, in servizio fino a ieri al Nucleo radiomobile, e gli ambulanti Giuseppe Zanfardino e Vincenzo Russo, di 41 e 45 anni. Serino ieri doveva fare il turno di notte, ma è stato svegliato dai colleghi che lo hanno portato in carcere insieme agli altri due.
È il sorprendente esito di un’indagine iniziata sette mesi fa, quando i carabinieri del Nucleo investigativo si trovarono di fronte una giovane donna cinese, incinta e in lacrime. La donna raccontò di aver aperto la porta a tre uomini con le pettorine dei carabinieri che le avevano mostrato un falso decreto di perquisizione, ma subito dopo anche una pistola. Cercavano soldi e commisero un errore: distrussero una telecamera interna di sorveglianza ma non si accorsero che ce n’era un’altra. Dalle immagini estrapolate, grazie a un programma informatico di riconoscimento facciale, si è risaliti a uno dei tre rapinatori, poi agli altri due, Michele Langella Esposito, 60 anni, Giuseppe Riano di 33 e Antonio D'Avino di 38, tutti di Afragola, arrestati il 9 agosto. Se i carabinieri di Prato si fossero accontentati l’indagine poteva finire lì, ma non si sono accontentati, hanno voluto capire come avessero fatto i tre di Afragola a individuare quell’obbiettivo così appetitoso. Ed è saltata fuori tutta un’altra storia, il cui protagonista è un loro collega.
Secondo quanto spiegato ieri dal procuratore Giuseppe Nicolosi e dal colonnello Marco Grandini, comandante provinciale dell’Arma, i tre esecutori materiali sarebbero stati messi sulla buona strada da altri due campani, i venditori ambulanti che riforniscono di frutta e verdura i cinesi di via Pistoiese e del Macrolotto di Iolo, i quali a loro volta avrebbero avuto l’imbeccata dall’appuntato Serino. Per qualche motivo, sul quale gli inquirenti mantengono il riserbo, Serino avrebbe saputo che la coppia cinese teneva in casa un sacco di soldi e avrebbe organizzato il colpo insieme agli altri cinque, uno dei quali qualche settimana prima ha fatto un sopralluogo dormendo in un hotel gestito da un cinese al Macrolotto.
Le aspettative erano alte: i banditi ritenevano di poter trovare in casa tra gli 80.000 e i 100.000 euro in contanti. In realtà i rapinati denunciarono poi un ammanco di 11.000 euro e gli esecutori materiali provarono a farci la “cresta” dicendo ai complici di averne trovati molti meno. Serino, sempre secondo quanto spiegato dagli inquirenti, ha però dato un’occhiata alla relazione di servizio dei colleghi e ha sbugiardato i tre di Afragola. Ci dev’essere stata una bella discussione tra i membri della banda...
La sera del 3 maggio, ha spiegato il sostituto Petrocchi, c’era anche lui, l’appuntato Serino, dalle parti di via Foscolo, per controllare che tutto filasse liscio. Quel giorno lui risultava assente, aveva marcato visita. E sarebbe stato sempre lui a fornire ai tre di Afragola le pettorine dei carabinieri e una paletta dell’Arma. La pistola no, quella era di plastica.
Sui presunti basisti i carabinieri hanno fatto indagini tecniche, ma alla fine a metterli nei guai sono state le dichiarazioni dei primi tre arrestati, che hanno fatto i loro nomi. E all’inizio gli stessi magistrati non volevano crederci, sembrava una versione inverosimile. Poi però i carabinieri hanno raccolto elementi che hanno fatto loro cambiare idea e l’attenzione si è concentrata sull’appuntato Serino. Bisognerà ora capire come abbia fatto a sapere che in quella casa di via Foscolo era nascosto un tesoretto, se per motivi di servizio o per conoscenze di altro tipo. Su questo potrebbero esserci ulteriori sviluppi.
Intanto però il procuratore Nicolosi ci ha tenuto a ringraziare il colonnello Grandini. Non è mai facile mettere le manette a un collega, ma qualcuno lo deve pur fare. —
Paolo Nencioni
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