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Toscana

Regionali, slitta l’accordo su Giani Pd e Sinistra sono ai ferri corti

M.N.
Regionali, slitta l’accordo su Giani Pd e Sinistra sono ai ferri corti

Bonafè: «Ci portino i loro nomi alternativi. Noi disposti anche  a concedere le primarie, ma non a rimandarle dopo il voto in Emilia» 

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il retroscena

Fumata bianca, anzi grigia. Perché la segretaria Simona Bonafè e i dem toscani sono gli unici ad uscire dal quartier generale di via Forlanini col ghigno di chi almeno è riuscito a vincere il primo round, quantomeno per aver rimandato la resa dei conti, costringendo la Sinistra a un bivio: accettare primarie rapide e dunque di testimonianza, che non farebbero che consacrare Eugenio Giani, o scegliere la strada della rottura, col rischio di consegnare la Toscana a Salvini e dover spiegare al proprio elettorato le ragioni di un Armageddon politico. Perché se una parte di sinistra, quella di Sì Toscana di Tommaso Fattori è decisa a stare fuori dalla coalizione, Sinistra Italiana, Mdp, partiti e partitini rossi riparati sotto l’ombrello di “2020 a Sinistra”, sono sull’orlo di una crisi, non solo di nervi. L’ultimo mini vertice ieri è stato - fra accuse e controaccuse, anche con momenti molto accesi - un nuovo buco nell’acqua. «Votando Giani in direzione avete fatto una forzatura», c’è chi ha tuonato contro i dem. I compagni non ne vogliono sapere di accettarlo come candidato, complice il giudizio ormai noto del governatore Enrico Rossi («È un uomo da Prima Repubblica») e ora pure la spinta arrivata dalle Sardine («Io Giani non lo voto», ha detto due giorni fa Tamara Nocco, promotrice pisana del movimento). Ma ieri nessuno fra gli strateghi della sinistra si è azzardato ad avanzare un nome e a proporlo come possibile candidato unitario alternativo al presidente del consiglio regionale investito dal voto quasi unanime dei dem (un astenuto) della scorsa settimana. Non quelli ipotizzati fra i big dello schieramento: l’ex ministra dell’istruzione Maria Chiara Carrozza, Rosy Bindi o Luigi Dei, il rettore di Firenze. La sinistra sembra però essersi convinta a scongiurare le primarie. Per questo il vertice sigla una tregua. Si riparlerà di programma nei prossimi giorni, della candidatura solo il 12 dicembre, quando i dem si attendono da Simone Siliani & friends uno o più nomi. «Difficile, direi impossibile - confida uno dei dem presenti - che il Pd possa accettare uno di quei tre nomi». «Disponibile a fare le primarie - ha detto Bonafè - ma non ad andare alle calende greche. Se il 12 non c’è un accordo, ci organizziamo per farle entro un mese. Non aspetteremo il voto in Emilia». «Cioè l’unica condizione per cui noi saremmo disposti ad accettare i gazebo, perché sarebbe l’unica seria possibilità di costruire una candidatura competitiva». Quella del sindaco di Sesto Lorenzo Falchi, che però non sembra aver intenzione di immolarsi. «Insomma - confida un big della sinistra - la frattura definitiva è a un passo».

M.N.

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