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Massa

Uccisa dall'ex compagno, danneggiata per la sesta volta la statua che ricorda Cristina

Chiara Sillicani
Uccisa dall'ex compagno, danneggiata per la sesta volta la statua che ricorda Cristina

Uccisa nel luglio 2013, i familiari ora pensano a trasferire la scultura altrove. Il sindaco: «Caduta per un gesto involontario»

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MASSA. L’hanno colpita, oltraggiata, offesa. Cinque volte. Poi domenica sera la ferita più pesante. E lei, “Sophia”, quella statua arrivata a portare luce e saggezza in piazza Aranci, a ricordare Cristina Biagi e tutte le donne vittime di femminicidio, è finita a terra. Divelta. E poco conta se – come spiega il sindaco Francesco Persiani – «la causa è un gesto involontario». Se il dolo non c’è. Perché la noncuranza è essa stessa colpa. E la famiglia di Cristina Biagi, uccisa dall’ex compagno il 28 luglio 2013, ne è convinta. Così convinta che se l’amministrazione «dovesse ammettere che prendersi cura di quella statua è troppo impegnativo», beh allora la famiglia, che “Sophia” l’ha voluta e donata alla città, sarebbe pronta a portarla altrove. Con dolore. Perché i luoghi contano e significano. E se il sindaco, spiegando che la statua è stata ripristinata, ammette che «si può valutare un’altra collocazione», la famiglia ricorda che piazza Aranci un significato forte ce l’ha.

Alessio Biagi, fratello di Cristina lo sa bene: si volta una sera mentre attraversa quella piazza. Per caso. Vede una donna. Su una panchina con i suoi figli: li avvicina a sé e li abbraccia. Il potere evocativo delle immagini: Alessio rivede Cristina, la ricorda in quella piazza. E decide che quella panchina diventerà luogo condiviso, “tempio di riflessione” – come lo definisce – pausa nella frenesia. È così che nasce “Sophia”. Accanto a una panchina: se ti siedi la statua ti sta accanto. Quasi ti cinge. Se abbassi lo sguardo, a terra leggi le parole del Talmud per non dimenticare mai che la donna è sacra.

E lo sono i luoghi: “Sophia” non è in piazza per caso. È lì per quella madre che stringeva forte a sé i suoi figli. Per il ricordo di Cristina in quella piazza. Eppure Alessio e la sua famiglia pensano a portarla altrove la scultura in bronzo realizzata da Roberto Giansanti, a chiedere ad altre città di adottarla. Ci pensano perché “Sophia”, prima di finire a terra, è stata vandalizzata 5 volte dall’inaugurazione l’8 ottobre 2017: «Abbiamo chiesto una luce, denunciato le sue condizioni – spiega Alessio – A luglio uno dei perni che la ancorano, è uscito. Il Comune ha transennato e messo cemento a pronta presa. Ci hanno detto che ci avrebbero contattato, ma non l’hanno fatto. Il sindaco dice che ci è vicino, io non ho visto nessuno».

Lo dice, di essere vicino alla famiglia, in una nota in cui spiega che la causa della caduta è un gesto involontario, «ma allo stesso tempo – scrive – frutto di disinteresse e noncuranza verso ciò che ci circonda e a cui si dovrebbe invece prestare maggiore attenzione e rispetto. Un’indifferenza che porta a distruggere o danneggiare monumenti e una installazione il cui significato è molto più ampio e profondo di quanto possa sembrare». Ma per Persiani, c’è anche il piano della “responsabilità oggettiva”: «La famiglia ha scelto piazza Aranci, bisogna valutare quello che può accadere in una piazza. Noi di quella scultura ci facciamo volentieri carico, consapevoli della sua importanza, ma non siamo oggettivamente responsabili a prescindere». Il sindaco ammette che l’ipotesi di spostare “Sophia” in altra sede, in accordo con la famiglia, potrebbe essere presa in considerazione.

Ma in un altro luogo di Massa la panchina non c’è. Non quella di una mamma che stringe i suoi figli: «Sindaco – spiega Alessio – spostare Sophia corrisponderebbe alla resa, a chinare la testa a superficialità, mediocrità, ignoranza». La famiglia Biagi non sceglie la resa, non lo ha fatto neanche questa estate quando ha rinunciato al compleanno pubblico di Cristina con musica e incontri. Ha rinunciato perché ha preferito «rispondere con il silenzio ad una dialettica violenta», soprattutto sui social. Adesso, però, ricorda che “Sophia” merita rispetto: «Chiederemo a Carrara – annuncia Alessio – a Pietrasanta se sono disponibili ad adottarla. Faremo un bando». Ma ieri c’è chi ricorda che Sophia non vuole perderla: prende un panno e la pulisce. Perché l’amore è cura. Perché piazza Aranci è speciale. La piazza di una panchina, di una mamma che abbraccia i figli, di un ricordo di Cristina. 
 

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