Sardine a Firenze, il giovane dem si tira indietro: «Non sono più il promotore»
Bernard Dika, millennial renziano ora nello staff di Giani, ha lanciato l’evento su Fb: «Volevo stimolare un movimento civico e senza simboli, mi sono fatto da parte»
FIRENZE. «Aspetti, aspetti. Non sono più io l’organizzatore. Sto per scrivere un post su Facebook. Ho preso le distanze. Faccio un passo indietro». Ci ha pensato per tutta la giornata, alle 18 ha deciso. Bernard Dika giura che alla ritirata ce l’ha spinto chi lo accusa di aver impresso il marchio Pd al movimento delle “sardine” in Toscana. «Ho notato che qualche giornale pensa che sia stato animato da secondi fini, che insomma stessi facendo campagna elettorale».
Lei è stato un dirigente nazionale del Pd, voluto come millennials nella direzione da Renzi ed ora è consigliere per i social media di Eugenio Giani, probabile candidato del Pd alle Regionali. In effetti...
«Non era questo il mio intento. Ho lanciato quell’evento bonariamente. L’ho fatto per promuovere i valori della Costituzione a prescindere dalle questioni di partito».
Quindi, non comparirà più il suo nome. Tutto qui?
«Semplicemente non sono più un organizzatore. Io volevo stimolare un movimento che fosse civico. E che non ci fossero né simboli né bandiere, e soprattutto non fosse uno strumento per avere visibilità. Giani non c’entra. Lei non ha idea, mi hanno chiamato da Piazza Pulita, da Mediaset, dalla Gruber, Libero e il Corriere. Ho detto no a tutti. So che piega avrebbe preso il discorso».
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E quindi?
«Me ne tiro fuori. Voglio partecipare da privato cittadino, fuori da ruoli e tessere di partito, ed essere parte di una comunità che crede nei valori costituzionali e pensa che libertà e diritti non siano scontati. Andrò in piazza fancendo mie le parole di Calamandrei: la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare».
E Salvini sta togliendo ossigeno al Paese?
«Le sardine non sono contro Salvini, ma per valori che contrastano con quelli che porta avanti Salvini, la retorica dell’odio, l’intolleranza...».
Ma non è che è stato Giani ad averle chiesto un passo indietro?
«Ma no, Giani non c’entra. Non l’ho avvertito quando ho creato l’evento su Facebook e nemmeno adesso che sto per postare il mio passo indietro».
Non ha riflettuto sul fatto che avrebbe potuto danneggiare il movimento?
«Proprio per questo mi tiro indietro»
Scusi, subito dopo Bologna è partita una “caccia” dei media a qualunque cosa che legasse i promotori delle sardine emiliane al Pd. Non ha pensato che anche a lei sarebbe potuto succedere?
«No, non ci avevo riflettuto. Lo confesso, l’ho fatto ingenuamente. L’idea è nata il giorno dopo la piazza bellissima di Bologna, ne parlavo con un amico giornalista: finalmente qualcuno protestava pacificamente senza rispondere all’arroganza con la violenza, e ho detto “lo faccio”. Chi titola “le sardine hanno il marchio Pd” è in malafede».
Ma lei è del Pd.
«Io non ho più incarichi nel Pd da un anno, nel 2019 non ho neppure rinnovato la tessera. Perché nessuno ricorda che sono anche Alfiere della Repubblica? Guardi, adesso sono in Calabria, invitato dagli studenti per questo».
Ok, ma partecipa ancora a iniziative del Pd no?
«Certo, ma il Pd in piazza non comparirà. Ma si immagina! Verranno a Firenze persone da tutta la Toscana anche molto critiche col Pd. Le sardine non sono nate per strumentalizzare qualcosa. Dei tre ragazzi che lo hanno promosso con me non ce n’è uno iscritto al Pd. Non ci saranno né bandiere né simboli di partito, nessun intervento politico. Insomma, non ho promosso l’evento per organizzare le truppe».
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