Il Tirreno

Toscana

i controlli del garante 

Piscine fuori legge, più di metà riempite con acqua potabile

M.N.

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FIRENZE. All’Elba un paio di hotel e i proprietari di due super ville sono finiti nel mirino a inizio estate. Gli ispettori così a luglio sono andati a colpo sicuro per staccare la multa: i freatimetri, gli apparecchi che misurano il livello dell’acqua nelle sorgenti e nei pozzi naturali, avevano registrato un abbassamento record in una sola notte di giugno. Quattro piscine si stavano hanno quasi prosciugato la falda acquifera di un intero Comune, rischiando di lasciarlo a secco. Sì, avevano usato l’acqua potabile della rete idrica per riempire i loro pezzetti di mare in giardino. Pirati delle piscine, furbetti che secondo l’Autorità idrica toscana si rendono responsabili di spreco e soprattutto di cali di pressione e mancanza d’acqua potabile in molte zone turistiche della regione in estate.

A stare ai controlli svolti dagli ispettori dell’Ait insieme agli uomini delle polizie municipali dei Comuni coinvolti, più della metà dei proprietari di hotel, agriturismi o case private riempie piscine fuori legge, cioè utilizzando l’acqua potabile dell’acquedotto e non, come stabiliscono un regolamento e una legge regionale, chiedendo alle aziende del servizio idrico di farlo per loro con acqua depurata ma non potabile. Per scoprirlo, è bastato lanciare la prima campagna di controlli. In 12 giorni, fra luglio e agosto, l’Ait ha eseguito verifiche in 30 Comuni di aree considerate a rischio per la scarsità di risorsa idrica, e cioè la Lunigiana, l’Elba, il Chianti senese, il Chianti senese, il Chianti fiorentino e l’Alta Val di Cecina. Risultato: su 65 controlli - di cui 59 svolti in hotel, agriturismi, case vacanza, resort e 6 in abitazioni private - è stato accertato che 34 utenze «hanno utilizzato illecitamente l’acqua dell’acquedotto pubblico per riempire le piscine». In pratica, il 52% dei “visitati” da ispettori e vigili è risultato da sanzionare. Si sono beccati la multa prevista dal regolamento regionale, che varia da 100 a 600 euro. Sono 21 i verbali di contestazioni inviati e in qualche modo tracciano una mappa dei “pirati delle piscine”: 7 all’Elba, 7 nel Chianti senese, 5 in Lunigiana, 2 in Alta Val di Cecina. Il totale delle sanzioni ammonterebbe a 4.200 euro, ma per ora hanno pagato solo in 7, versando in tutto 1400 euro. Per 13 l’Ait è in attesa, un solo verbale è stato contestato.

«Anche se quasi tutti - dicono dall’Ait - hanno contestato ai Comuni e ai gestori idrici di non aver mai ricevuto indicazioni sul fatto che dovessero richiedere una cisterna a inizio stagione per riempire le loro piscine». Ventotto, poi, sono invece gli hotel e le ville per cui il giudizio è sospeso: hanno dichiarato di aver attinto a pozzi privati, ma l’Ait adesso vuole capire quanti di loro abbiamo la concessione. Tredici, poi, sono stati multati anche per il mancato svuotamento annuale delle vasche e tre perché non avevano fatto manutenzione e ripulito filtri e impianti di depurazione dell’acqua. Unico neo: «Alcuni Comuni - spiegano dall’Ait - non hanno collaborato lamentando la mancanza di personale». —

M.N.



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