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Accusato di molestie su bambine e ragazzine: sospeso dalla squadra di volley
L’allenatore sotto indagine è un comasco di 47 anni: tutto ruota attorno alle testimonianze di quattro ragazzine che raccontarono come nella notte del 4 luglio l’uomo sarebbe entrato nelle stanze, molestandole e toccandole
MASSA. È durato un mese sulla panchina. Non si è nemmeno seduto in partita, perché appena è arrivata anche in Lombardia l’eco del botto dell’indagine sull’allenatore di pallavolo accusato di molestie da dieci minorenni durante un campus estivo nel massese, la sua squadra l’ha subito sospeso dall’incarico. «Non potevamo ignorare quello che era successo», spiega il presidente del team, di cui non faremo il nome per tutelare le minori coinvolte nella vicenda.
L’allenatore sotto indagine, comasco di 47 anni, aveva firmato il contratto a settembre. Era finito nel club per via della segnalazione di un coordinatore provinciale. «Abbiamo visto il curriculum e chi ci ha lavorato ci ha detto che era un buon elemento. Devo dire che nel periodo che è stato con noi, molto breve dunque, non ci sono stati problemi. È una persona tranquilla, non lo avrei mai associato a una vicenda del genere. Chiaramente per quanto mi riguarda è innocente fino a prova contraria, però è chiaro che non potevamo girare la testa dall’altra parte», chiarisce il presidente.
E sulla possibilità di un reintegro in caso di chiarimento positivo per l’uomo, il presidente è possibilista. «Nell’incontro privato che abbiamo avuto mi ha spiegato di essere estraneo alla cosa. E di avere fiducia, perché l’avvocato ritiene che ci siano molte cose da vagliare. In futuro vedremo, ma finché le cose non si chiarisco non sarà con noi». L’uomo ha alle spalle una lunga esperienza in diverse squadre lombarde under 12, 16 e 18.
Finora non sono stati presi provvedimenti restrittivi e si attende l’esito dell’incidente probatorio fissato dalla gip Marta Baldasseroni. Tutte ruota attorno alle testimonianze di quattro ragazzine che raccontarono come nella notte del 4 luglio l’uomo sarebbe entrato nelle stanze, molestandole e toccandole. Quella che andrà chiarita è l’affidabilità di quelle parole, che gli investigatori hanno trovato coerenti e compatibili.
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