Il Tirreno

Toscana

Il medico opera col 5G a 15 km di distanza: la telechirurgia è realtà

dall'inviata Ilenia Reali
Il palco del Vodafone Village: il professor Matteo Trimarchi seduto alla scrivania esegue l'intervento, il "paziente" si trova nella sala operatoria del San Raffaele
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Il palco del Vodafone Village: il professor Matteo Trimarchi seduto alla scrivania esegue l'intervento, il "paziente" si trova nella sala operatoria del San Raffaele

L'otorinolaringoiatra è seduto a una scrivania sul palco del Vodafone Village di Milano e dimostra come può togliere un polipo da una laringe sintetica che si trova nella sala operatoria dell'ospedale San Raffaele: un intervento chirurgico possibile per la bassa latenza. Rispetto al passato non è necessario che i luoghi interessati dall'operazione siano cablati 

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MILANO. Il fascio laser del gruppo fiorentino Elen punta il polipo della laringe, le pinze manipolatrici del robot azionano, il laser entra in azione e lo rimuove. Un intervento di routine ma tra il professor Matteo Trimarchi e il suo paziente ci sono 15 chilometri di distanza.

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L’otorinolaringoiatra non è all’ospedale San Raffaele ma al computer, a una scrivania sul palco del teatro del Vodafone Village di via Lorenteggio e, nella sala operatoria, non c’è un paziente in carne e ossa ma una laringe sintetica. «Un intervento di chirurgia da remoto su rete 5G eseguito per la prima volta in Italia» sottolineano i padroni di casa che nel loro quartier generale nell’area del terziario avanzato a Milano hanno radunato i massimi rappresentanti della sanità milanese per fare il punto sulla sperimentazione 5G di cui gli interventi chirurgici da remoto saranno il fiore all’occhiello grazie alla bassissima latenza e alla banda ultra larga. Una rivoluzione per la possibilità di operare anche da un continente all’altro.

Proprio della sanità in evoluzione grazie alle nuove tecnologie, si sono confrontati l’amministratore delegato del San Raffaele Elena Bottinelli, quello dell’Istituto Humanitas Luciano Ravera, il direttore generale dell’Istituto italiano di tecnologia Gianmarco Montanari, l’ad di Medtronic Michele Perrino, il direttore della ricerca dell’Istituto europeo di oncologia Pier Giuseppe Pellicci e Franca Melfi direttrice del Centro di Chirurgia robotica toracica dell’ospedale di Pisa.

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«Siamo un centro riconosciuto anche per l’organizzazione manageriale - spiega la docente dell’università di Pisa – e un’eccellenza nella sanità pubblica su cui la Regione Toscana punta. Abbiamo il più grande centro di robotica applicato alla sanità con il maggior numero di interventi complessi in un anno, 1300. Perciò ci interessa il 5G e il confronto con le altre realtà italiane». Del resto il mondo della sanità, come quello della formazione, condivide esperienze e progetti. Dai sistemi di analisi e diagnostica da remoto, alle ambulanze sempre connesse con l’ospedale da cui i medici monitorano in tempo reale i pazienti, ai robot umanoidi che interagiscono in modo personalizzato con gli utenti: progetti illustrati da Vodafone che ha collaborato con 38 partner industriali e istituzionali e che cambieranno le nostre vite dice la direttrice per Vodafone Italia dei progetti 5G Sabrina Baggioni.

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«Mostriamo alcune delle potenzialità del 5G nel settore sanità e benessere, che è uno dei grandi temi su cui il 5G avrà impatti molto profondi» aggiunge l’ad di Vodafone Italia Aldo Bisio: «Pensate al tema del controllo remoto di pazienti con malattie croniche: sicuramente questo ha potenziali di sviluppo che libereranno risorse impiegate oggi in questo tipo di attività, che possono essere utilizzate in nuovi servizi ancora più estesi ai cittadini, in tempi in cui i budget per la sanità sono piuttosto risicati».Bisio evidenzia poi un impatto «tra i 4 e i 5 miliardi sul Pil. Un pil di alta qualità fatto di ingegneri, tecnici, persone che piano piano cambieranno radicalmente il mondo e le comunità nelle quali viviamo».


Di trasformazione delle figure professionali parla anche Ferruccio Resta, direttore del Politecnico di Milano che proprio ieri ha inaugurato il corso di laurea di 6 anni che unisce tecnologie e Scienze della salute da cui gli studenti usciranno sia con il titolo di medico chirurgo sia di ingegnere. «Per supportare la trasformazione della sanità - conclude - servono investimenti in tecnologie e un cambio di atteggiamento, chi meglio riuscirà a interpretare questo contribuirà a cambiare i servizi per la comunità: la sanità cambierà in direzione delle tecnologie e delle competenze. Le università tecniche del mondo si stanno spostando verso medicina e scienza della salute. Serviranno figure multidisciplinari per raccogliere la sfida della medicina personalizzata per affiancare l’etica alla tecnologie».

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