Il presidio
Protesi, 15 sotto inchiesta per le operazioni nella clinica
Lucca: indagine per corruzione sugli interventi alla Casa di Cura Barbantini I medici operavano i laziali in città per spolpare le casse della sanità toscana
LUCCA. Tu compri le protesi francesi dalla mia società emiliana e le impianti ai pazienti laziali, ma operandoli in Toscana nella clinica privata che poi verrà rimborsata dalla Regione con i soldi pubblici. Tradotto: il sistema sanitario regionale usato come un bancomat a cui attingere con un passepartout normativo: si chiama Drg, i rimborsi delle Regioni agli ospedali pubblici e a quelli privati in convenzione. Negli ultimi anni il sistema dei Drg ha scatenato una guerra tra Regioni, un conflitto sul «recupero crediti» in cui la Guardia di Finanza e la procura di Lucca sospettano si siano infilate 15 persone fra medici, rappresentanti di una società e l’amministratore delegato della Casa di Cura lucchese Barbantini adesso tutte accusate di corruzione in atti d’ufficio.
L’inchiesta ruota attorno alle protesi di una multinazionale francese, le «Ceraver». Fra 2016 e 2017, quasi ogni intervento al ginocchio eseguito nella clinica ricavata nella struttura secolare del centro storico di Lucca, secondo i pm, è stato eseguito con quei dispositivi per riempire le casse di una società romagnola, quelle della clinica e le tasche dei chirurghi e alimentare un giro d’affari da 1,5 milioni di euro. L’indagine - stralcio di un fascicolo aperto a Monza - coinvolge il responsabile commerciale di una società romagnola e alcuni medici ortopedici del Lazio che eseguirono un centinaio di interventi di protesi al ginocchio in pazienti della clinica lucchese utilizzando i dispositivi prodotti dalla multinazionale transalpina. Pazienti provenienti dal Lazio e fatti giungere a Lucca dagli stessi chirurghi. In quel modo, per l’accusa, si incrementava il giro d’affari della struttura privata Barbantini, la vendita di protesi da parte della società romagnola e gli stessi medici del Lazio ricevevano, oltre ad un compenso maggiore da parte della clinica rispetto a quello che avrebbero ricevuto operando nel Lazio, anche piccoli benefit. Insomma, ci guadagnavano tutti tranne la Regione.
Il motivo? La clinica Barbantini è una delle convenzionate con il sistema sanitario regionale. Fino a un anno fa era tenuta a non oltrepassare una certa soglia di prestazioni per ottenere il rimborso. Ma se il paziente arrivava da fuori regione quella soglia cadeva. Così la regione guidata da Enrico Rossi pagava in anticipo nella speranza poi di farsi rimborsare dall’amministrazione di Nicola Zingaretti. Una vana speranza. Perché il Lazio (come altre regioni), in conferenza Stato-Regioni, ha contestato alla Toscana di aver rimborsato le private per prestazioni inappropriate eseguite sui “migranti della sanità” che avrebbero potuto operarsi negli ospedali della loro regione. Così il Lazio ha rimborsato alla Toscana metà dei soldi dovuti. E a suon di concedere rimborsi per i “forestieri”, la Regione ha calcolato di aver perso 33 milioni di euro all’anno. Non è chiaro quanto abbia speso per rimborsare le protesi a Lucca, ma la clinica dall’inizio del 2019 non può più eseguire interventi a pazienti extra-regione. Se vuole avere tutti i 13 milioni di euro di budget stanziati dall’Asl Nord ovest – stabilisce una delibera del novembre scorso – deve impegnarsi a farlo erogando esami, visite e operazioni per i toscani e contribuire così a tagliare le liste d’attesa. Certo, sulla corruzione perfino la procura di Lucca ci va cauta. Vero che il sostituto procuratore Enrico Corucci ha notificato avvisi di conclusione delle indagini a 15 persone fisiche (tra cui 7 chirurghi, i responsabili della società romagnola e l’amministratore delegato della clinica Barbantini). Ma è anche vero che il pm Pietro Suchan, prima di decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio, vuol prendere visione delle memorie difensive e finire di ascoltare gli indagati. Potrebbe trattarsi di un danno all’erario e non di corruzione.
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