Italia
Rave in Val d’Orcia, sfregio alle colline tutelate dall’Unesco: centinaia di denunce
In 400 hanno occupato una spianata a Radicofani Abitanti e agriturismi in rivolta: «Nessuno li ha mandati via»
RADICOFANI. Almeno fino a ieri erano ancora lì. Tatuaggi, capelli rasta, pantaloncini e anfibi. Bum bum Bum. Musica tecno a tutto volume, ragazzi che ballano a torso nudo in un campo, sullo sterrato, davanti a un muro di casse alto quattro metri, fronti piantate al suolo o al cielo, pupille in orbita puntate chissà su quale orizzonte.
Val d’Orcia, quarto giorno di rave in un pezzo della Toscana che è patrimonio dell’Unesco. Uno spicchio di paesaggio in provincia di Siena a tutela speciale, quello delle foto da cartolina, diventato da venerdì il crocevia di un mega raduno per roulotte e camper e furgoni arrivati da mezza Europa, dall’Austria, dalla Germania, dalla Francia, dall’Olanda, non solo dall’Italia. Fino a qualche giorno fa un luogo abituato al silenzio. Invece 400 ragazzi hanno dato il via alla dance clandestina a cielo aperto in un campo di proprietà di un’ignara signora di Pienza venerdì dopo la mezzanotte e non l’hanno mai spenta. Un abbuffata di decibel e uno choc per gli abitanti del posto e dei paesi intorno, Pienza, Sarteano, Radicofani. «Un’offesa per questo territorio» l’ha definita Antimo Verrone, imprenditore agricolo che abita a tre chilometri dall’area intervistato da Repubblica, che ha raccontato la storia. Il sindaco di Radicofani, Francesco Fabbrizzi, ha raccontato di aver ricevuto diverse telefonate dai titolari degli agriturismi, infuriati anche con le autorità. Molti turisti, infatti, avrebbero cancellato prenotazioni poco dopo l’arrivo e altri sarebbero fuggiti prima. E la protesta in Val D’Orcia, anche ieri, ha continuato a montare. Per questo la questura, che per tutta la durata del rave non ha potuto che controllare a distanza, ha annunciato di avere pronta una lista di preliminare di nomi in mano alla polizia e ai carabinieri, che viene aggiornata di ora in ora. Sarebbero già centinaia i giovani individuati e per cui sta per partire una denuncia. La proprietaria del fondo ha presentato un esposto e i carabinieri hanno identificato molti dei partecipanti. Tra i reati ipotizzati l'occupazione abusiva di terreno privato, il danneggiamento e l'inquinamento ambientale. Non è soltanto una questione di musica, ma di rispetto dell’ambiente, a ridosso di una zona di alto pregio naturalistico. «È anche una questione igienica: avevano i bagni? Lungo la strada provinciale si trova di tutto», si sono lamentati alcuni degli abitanti delle frazioni vicine. Non solo. Negli ultimi 20 anni in Toscana sono andate in scena almeno 3 o 4 feste clandestine con oltre 300 persone ogni anno, e solo pochissime sono state bloccate in tempo. Quasi sempre perché chi aveva organizzato i rave aveva tradito i principi con cui sono nati alla fine degli anni ’90 in Inghilterra, legati ad un fenomeno “sotterraneo”, alla controcultura del nomadismo hippy, per promuovere free party, in cui nessuno paga o viene pagato. Certo, da anni diventati però un’occasione di business pergli spacciatori e qualche volta perfino sabba di morte. Dal 2002 ad oggi, in Toscana hanno perso la vita 2 ragazzi e un carabiniere: una 26 enne romana dopo un rave a Mologno nel 2002, una 20enne a Sovicille a settembre 2009. Non è mai arrivato al party Matteo Gorelli, il 19enne che nel 2011 prese a bastonate e uccise l’appuntato Antonio Santarelli, condannato in appello a 20 anni. Due i toscani morti in rave fuori regione: un 20enne di Aulla a Bologna nel 2002, un 17enne di Molazzana a Milano nel 2010. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
