Il presidio
Isolato e inquieto, il carcere a due passi dalle torri di San Gimignano
Una struttura moderna ma costruita in una zona lontana dagli sguardi e difficile da raggiungere. Da tempo si segnalano tensioni tra i detenuti e le guardie giudiziarie
Un edificio in prefabbricato rosso con un muro di cinta alto sette metri e mezzo. Si nota così il carcere di Ranza che è a soli 8 chilometri da San Gimignano, la città delle torri medievali che marca il record del milione circa di presenze all'anno. Una distanza breve ma che sembra cento volte di più, rispetto al gioiello medievale, meta di turisti da tutto il mondo.
Il carcere balza ora alle cronache per l'inchiesta sulle violenze e i soprusi sui detenuti per cui sono indagati 15 agenti penitenziari.
Situato in una vallata anonima circondata da boschi impervi, è poco raggiungibile, c'è solo una strada provinciale tutta curve. Così isolato, in un'area rurale meno pregevole delle altre battute dai turisti, ora il penitenziario, che ha 300 detenuti e un reparto di alta sicurezza, diventa noto per i presunti pestaggi di cui sono indagati una quindicina di agenti penitenziari.
Fuori qualche auto di passaggio che non si ferma neanche per sbaglio. Ma nel capoluogo, nelle edicole, nei bar non si parla d'altro mentre tra le vie medievali, integre, scorrono i turisti. E lo si fa con sgomento, imbarazzo, tra i residenti perché il carcere di Ranza, che poi è il toponimo del sito dove sorge, è una presenza ingombrante anche se defilato rispetto al centro turistico tanto rinomato nel mondo. Tra le persone di San Gimignano c'è chi sostiene che l'episodio del pestaggio "era nell'aria" dati i vari atti di ribellione dei detenuti che hanno dato fuoco a materassi e aggredito agenti nei mesi scorsi.
La Ranza fu costruito nei primi anni '90, ben nascosto alla vista. Solo un cartello stradale ne fa conoscere la presenza, che rimane ignota ai tanti che qui arrivano per una foto sotto le torri, una visita al Duomo e uno sguardo ai resti della Francigena, la via dei pellegrini da Parigi a Roma. Aperto nel 1992, il carcere è una struttura moderna ma la scelta di costruirlo in luogo così isolato ha, negli anni, fortemente penalizzato sia i parenti dei detenuti che il personale che ci lavora. Nei mesi scorsi il Comune ha dovuto istituire delle navette per consentire ai parenti di raggiungere i loro congiunti per i colloqui. Un carcere con diversi problemi non ultimo quello dell'approvvigionamento idrico possibile solo con dei pozzi e un'acqua definita imbevibile.
"Da troppo tempo la casa di reclusione di Ranza è abbandonata al suo destino, senza direzione stabile e da mesi senza comandante e vice comandante del corpo di polizia penitenziaria", ricorda il sindaco Andrea Marrucci che ha denunciato più volte le difficoltà di agenti e detenuti. "Si tratta di fatti che risalgono a circa un anno fa", ha precisato Franco Corleone, garante regionale dei detenuti "e le prime indagini furono fatte dall'amministrazione penitenziaria in collaborazione con la procura, quindi non c'è stato tentativo di nascondere l'episodio, gravissimo. Era ora che scoppiasse il bubbone - ha osservato tuttavia - da anni io e altri denunciavamo la situazione intollerabile del carcere di San Gimignano".
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