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Il verdetto lo pronuncia il software: algoritmo delle sentenze civili prevede la decisione del giudice
Un accordo tra scuola Sant'Anna di Pisa e tribunale di genova apre la strada all'innovazione nel campo giudiziario
Pisa. L’intelligenza artificiale per predire le sentenze del tribunale. Un algoritmo capace di clonare il giudice ma non di sostituirlo. La scienza e l’informatica a servizio della giustizia è la nuova sfida della Sant’Anna. Ieri a Genova è stata firmata la convenzione tra la Scuola superiore pisana e il tribunale genovese per dare il via a un progetto ambizioso e al limite del paradosso: raccogliere i dati presenti nelle sentenze dei giudici genovesi, individuare quali siano le soluzioni prevalenti e quelle minoritarie per stabilire a priori quale potrebbe essere la soluzione di una causa in tribunale. . Insomma con un software si potrà sapere come finirà un processo a Genova. Uno scenario che ricorda Minority report (film di Steven Spielberg del 2002 in cui i reati venivano previsti prima che avvenissero e i colpevoli arrestati prima del crimine), ma che sottolinea Giovanni Comandè della Scuola superiore Sant’Anna, potrebbe favorire «una giustizia più giusta ed equa evitando disparità di trattamento».
Il progetto della Scuola superiore è infatti quello di fornire ai giudici dati sintetici e analitici per valutare la correttezza delle proprie decisioni, l’esistenza o meno di orientamenti dominanti e di pronunce dissonanti, anche per comprendere la ragione e l’eventuale incoerenza di queste ultime. Ma l’intelligenza artificiale potrà essere d’aiuto anche ad avvocati e cittadini che, potendo prevedere come il tribunale deciderà in presenza di situazioni identiche o analoghe a quelle analizzate, avranno più elementi per decidere se intentare o meno una causa e accettare con più consapevolezza le decisioni dei giudici.
Diversamente dalla tradizionale raccolta delle sentenze e dall’estrazione di massime, il lavoro avviato grazie alla convenzione va oltre la ricerca del principio giuridico nella motivazione della sentenza e valorizza le variabili numeriche o economiche contenute nella decisione. Si partirà non a caso da tre casi di studio: le sentenze in materia di separazione e divorzio; quelle che quantificano i risarcimenti dei danni non patrimoniali e, nello specifico, quelle di risarcimento del danno da stress e da mobbing lavorativo. Potendo prevedere come il tribunale deciderà in presenza di situazioni identiche o analoghe a quelle analizzate, lo stesso giudice potrà evitare di pronunciare una sentenza evitando disparità di trattamento. Le aziende, invece, potranno mettere a bilancio somme per i costi dei contenziosi in essere. I cittadini potranno valutare l’opportunità di una transazione rispetto a una lunga causa legale.
Il rischio appare quello che si arrivi a un’omologazione delle sentenze. «Non è il nostro auspicio e il nostro obiettivo – conclude Comandè –. Non vogliamo sostituire i giudici ma assisterli». E sentendolo parlare sembra di sentire i dibattiti sul Var nel calcio. Avrebbe dovuto assicurare equità di giudizio e meno polemiche. Non c’è riuscito. E, forse, proprio evitare questo è la vera sfida che dovranno affrontare i ricercatori del Sant’Anna. –
Giuseppe Boi
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