Il Tirreno

Toscana

Disastri, la lezione del passato che non vogliamo imparare

Alfonso M. Iacono

Le notizie inquietanti che provengono dalle indagini sul Ponte Morandi e su altri ponti in fatto di sicurezza, di controlli, di rapporti che, a quanto pare, risultano falsificati, meritano una riflessione. La magistratura deve fare il suo corso e accertare i fatti, ma la politica deve fare di più

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Le notizie inquietanti che provengono dalle indagini sul Ponte Morandi e su altri ponti in fatto di sicurezza, di controlli, di rapporti che, a quanto pare, risultano falsificati, meritano una riflessione. La magistratura deve fare il suo corso e accertare i fatti, ma la politica deve fare di più. Ha il compito morale e intellettuale di collocare ogni evento entro una visione e un contesto più ampi e confrontarlo con il passato, con eventi analoghi già accaduti. Senza di ciò è pressoché impossibile guardare al futuro. L’esperienza, sia quella individuale sia quella collettiva, è fatta di comparazione con il passato. Qualunque evento, buono o cattivo che sia, noi lo compariamo con qualcosa che conosciamo già. La conoscenza e l’esperienza si rafforzano a vicenda grazie a un continuo confronto con il passato. La memoria e il ricordo non hanno soltanto a che fare con la nostalgia del passato, ma anche e forse soprattutto con il futuro che noi riusciamo a immaginare in rapporto ad eventi che abbiamo vissuto. Questa si chiama esperienza ed è fondamentale. Quando perdiamo la memoria, perdiamo l’esperienza e di conseguenza noi stessi. Eppure è quello che accade troppo spesso quando siamo indifferenti all’ambiente o cerchiamo di capire e di fronteggiare disastri che hanno mietuto vittime innocenti.

Ogni volta che si analizza un disastro, le trascuratezze, le responsabilità, gli errori facilmente evitabili vengono sempre a galla. Eppure, i disastri continuano a ripetersi con modalità assai simili fra loro, ma non essendoci memoria, continueranno a ripetersi. Ancora una volta mi tocca rifare un elenco parziale e provvisorio. 9 ottobre 1963, il crollo della diga del Vajont. Marco Paolini ci ha fatto vedere in modo impareggiabile cosa accadde. Chi aveva capito che c’era qualcosa che non andava, fu zittito. Più di duemila morti. 26 aprile 1986, la centrale nucleare di Chernobyl esplose. Prima di ciò scienziati anche italiani avevano affermato la sicurezza di quella centrale maledetta. 65 morti accertati, ma conseguenze anche mortali per migliaia di persone per malattie causate dalle polveri che sono arrivate anche in Italia. Il disastro ambientale non ha bisogno di commenti. 10 aprile 1991, la Moby Prince si scontra con una petroliera. 140 morti bruciati. 29 giugno 2009, Viareggio. Un treno esplode nella stazione. 32 morti. 11 marzo 2011, Fukushima. Prima che esplodesse quest’altra centrale, in Italia come altrove, in assenza di memoria, crebbe un movimento a favore delle centrali, adducendo il fatto che ormai queste erano dotate di una tecnologia di sicurezza inattaccabile. Le conseguenze in morti per contaminazione sono difficilmente calcolabili. 13 gennaio 2012, la nave Costa Concordia affonda. Al di là di Schettino, venne fuori che i sistemi di sicurezza lasciavano a desiderare, in particolare la procedura di riavvio degli apparati di sicurezza in caso di emergenza. 14 agosto 2018, Genova, Ponte Morandi. 43 morti. Si dirà, ma si tratta di eventi diversi l’uno dall’altro.

Cosa li unisce? La deficienza nei controlli di sicurezza, la voglia nascosta di non spendere per guadagnare, il rinvio della manutenzione, la sottovalutazione dei problemi, l’ingiusta ed evitabile morte di innocenti. In sostanza, il tratto comune è la bizzarra e colpevole idea che nascondere la testa come gli struzzi sia una soluzione.

Il passato ci insegna qualcosa per il futuro? Quasi tutto. Non c’è futuro senza l’esperienza del passato. E’ una lezione morale prima ancora che politica di cui le istituzioni e chi le governa dovrebbero riappropriarsi.

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