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Sottosegretari, la zuffa nel Pd si scarica sulla corsa per la Regione

Ilaria Bonuccelli
Federico Gelli
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Federico Gelli

Rivolta contro Zingaretti ma anche contro la Bonafè. La mancata nomina di Gelli a sottosegretario lo rilancia come candidato alle regionali in alternativa a Giani  

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La bomba esplode a Roma, ma i feriti si conteranno in Toscana. Non subito. A maggio alle regionali. Non ci sono toscani fra i sottosegretari del governo Conte bis. E se anche questa non si può considerare una novità assoluta, è il pretesto per le correnti (sopite) del Pd per azzuffarsi. Tutti contro tutti, in un regolamento di conti non saldato in fase congressuale. Tanto che a 8-9 mesi dal voto a sinistra non c’è ancora il candidato unitario per le regionali. E la Lega ne approfitta per tirare una zampata: in poche ore cinque parlamentari - compresa la eurodeputata Susanna Ceccardi - affondano la lama nelle divisioni interne del Pd toscano.

Uno dopo l’altro i leghisti Simone Billi (Firenze), Manfredi Potenti (Livorno), Tiziana Nisini (Arezzo), Mario Lolini e Susanna Ceccardi attaccano i Dem con un’unica tesi: gli scontri fra correnti Pd impediscono alla Toscana di avere rappresentanti nel governo. Una dimostrazione che il partito non sarà in grado di governare neppure la Toscana.

Del resto per ore, ieri i Dem toscani hanno fatto volare stracci. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella e la segretaria regionale del Pd, l’eurodeputata del Pd Simona Bonafé ipotizzano l’esclusione della Toscana come una possibile vendetta contro i renziani. La scintilla che gli orlandiani aspettano per replicare con Alessandra Nardini, consigliera regionale, e con Valerio Fabiani che, per un momento aveva avuto aspirazioni da sottosegretario, con la rinuncia di Federico Gelli: «La mancanza di toscani nel governo è un fatto grave del quale chiediamo spiegazioni a chi questa rappresentanza dovrebbe ottenerla e tutelarla: la segreteria regionale». Anche perché - insistono gli orlandiani - il problema non è la mancanza di renziani al governo «visto che ci sono ministri e sottosegretari in quota a questa corrente» ma l’assenza di toscani. Un’assenza ribadita anche dal presidente della Regione Enrico Rossi «ma i ministri del Pd sapranno tenerne conto perché ricondurre questo problema a una vendetta contro Renzi mi pare profondamente sbagliato e divisivo».

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La divisione, nei fatti, c’è. Simona Bonafé e Nardella chiedono “con garbo” a Zingaretti di venire a spiegare in Toscana perché nelle trattative con M5S (e soprattutto interne) non ha lasciato neppure un posto per un sottosegretario toscano, tanto più che alle politiche e alle europee il Pd in Toscana è stato il vero argine all’avanzata della Lega. Tesi sostenuta anche da Lorenzo Becattini, coordinatore della segreteria regionale del Pd che invita gli orlandiani a sollecitare spiegazioni al Pd nazionale sull’esclusione della Toscana «perché le trattative, sui sottosegretari sono state condotte esclusivamente dal livello nazionale senza il coinvolgimento dei territori o i livelli regionali».

Se ci fosse il coraggio di un chiarimento vero, tutti i capi corrente dovrebbero ammettere di non essere stati in grado di trovare un accordo sulla ripartizione dei sottosegretari. Ogni capocorrente ha responsabilità nelle conseguenze che i mancati accordi avranno nei prossimi mesi. Con la differenza che la Toscana ne risentirà più che altrove (ad esempio in Friuli). Intanto perché il Pd risentirà più che altrove dello “scisma renziano”. In secondo luogo perché questi dissidi inaspriranno il confronto per trovare un candidato per le regionali. Alle quali appare quasi impossibile oggi arrivare senza primarie. La vicenda dei sottosegretari farà esplodere i malumori sulla candidatura (e le ambizioni) del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani che non convince del tutto neppure chi la sostiene ufficialmente. La mancata nomina, poi, di Gelli a sottosegretario alla Sanità ne rilancia la corsa verso la Regione. Una corsa a ostacoli: sono in molti a pensare che rischierebbe di perdere le primarie con Giani, ma che potrebbe avere più chance di vincere le elezioni. Inoltre ci sono ancora sostenitori di amministratori capaci, ma “invisibili” come l’assessore regionale ai Trasporti Vincenzo Ceccarelli. Senza dimenticare chi non rinuncia alla possibilità di candidare una donna: l’assessora regionale alla Salute Stefania Saccardi non piace a Renzi e poco anche a Rossi, ma sul territorio ha consensi. Oppure Simona Bonafé che però si ostina a non accettare. Anche perché nel Pd divide. Ma non è la sola. —

Il. bo.
 

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