Super batterio New Delhi: ecco i consigli anti-psicosi
Solo i medici ospedalieri danno diagnosi, trattamenti ed esami. E non ci sono test che il cittadino debba richiedere per verificare se è stato contagiato
LIVORNO. Non ci sono test ai quali sottoporsi. Niente psicosi da New Delhi, il super batterio resistente agli antibiotici. «Se c’è infezione, un paziente è avvertito dal medico in ospedale. Perché è in ospedale che si contrae». Così il professor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.
Sintomi della malattia
I sintomi della malattia causata da batteri farmacoresistenti come il New Delhi sono «i più vari: dipende dalla localizzazione del germe».
Cosa fare
Il cittadino - spiega il professor Rezza - non deve fare proprio nulla. « I medici ospedalieri pensano sia alla diagnosi, sia al trattamento nel caso di malattia perché le infezioni si creano all’interno dell’ospedale. Anche quanto sta accadendo in Toscana non è nulla di nuovo. Solo il ceppo del batterio è nuovo ma i medici sono estremamente preparati ad affrontare la situazione. Il problema è ospedaliero e basta».
Portatore sano. O no?
In molti si chiedono come scoprire se sono “portatori sani” di batterio antibiotico resistente. Il professor Rezza risponde che «è una preoccupazione che le persone non devono avere. L’infezione da antibiotico-resistenza in genere riguarda la popolazione ospedaliera. Al di fuori dell’ospedale la colonizzazione della malattia indotta da germi resistenti non è un problema rilevante. Sono gli ospedali a decidere le procedure da seguire per individuare i pazienti colonizzati (portatori sani), fare le diagnosi ed effettuare il trattamento dei pazienti che, invece, devono essere curati perché hanno sviluppato la malattia dei germi resistenti. Non è un problema del cittadino singolo».
Test
Non ci sono test che il cittadino debba richiedere per verificare se è stato contagiato. Se ce m’è bisogno saranno i medici ospedalieri a richiederli.
Migranti
Questi germi non sono portanti dai migranti. «I batteri viaggiano con gli uomini: più aumenta la mobilità umana, più aumentano i germi. Pure da un ospedale all’altro. Ma questi germi, appunto, si diffondono negli ospedali. Non è un fatto di flussi migratori».
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