Il presidio
Sola e anziana, le rifilano litografie a domicilio per 330mila euro
Pisa, i venditori porta a porta prendono d’assalto l’abitazione della pensionata: i familiari denunciano le Case d’asta
Luisa (nome di fantasia) parla con la psichiatra. Il tono è sommesso. Deve superare la vergogna. A 73 anni non è facile. Ha un garage di opere d’arte imballate. Ne ha comprate per oltre 300mila euro. Da quelle persone “gentili” che la venivano a trovare a casa, di continuo: «Si presentavano bene e mi davano considerazione. Sa - racconta alla dottoressa nominata dalla procura - ti portavano il regalino e io nel momento di solitudine... Avranno detto: c’è una signora sola: le piace chiacchierare». E staccare assegni. Fino a 50mila euro a volta. Per opere d’arte «mai passate nei cataloghi di importanti case d’aste negli ultimi 10 anni»: Sotheby’s Italia; Christie’s Italia, Ambrosiana Milano, Bertolami Roma, Farsetti Prato.
VITTIMA ACCERCHIATA
La storia è complicata. Forse per questo è ancora senza finale. I protagonisti sono pochi: un’anziana, con 950 euro di pensione al mese e - secondo la psichiatra della procura - un’evidente incapacità di intendere e di volere; venditori porta a porta di case d’asta indagati per circonvenzione di incapace. Per gli inquirenti, che indagano dal 2014, esiste «il forte sospetto che si fosse creato un sodalizio fra le società che avevano come facile bersaglio l’anziana». Il sospetto nasce dal fatto che le 10 società che hanno proposto vendite porta a porta «più che concentrate si sono accanite sulla stessa cliente. Pertanto si ritiene reale l’esistenza di un “passaparola commerciale” fra i 17 venditori che si sono alternati fra 2011 e 2014» a casa della pensionata.
VENDITORI INDAGATI
Eppure a oggi nessuno dei venditori è rinviato a giudizio. Il pm ha chiesto l’archiviazione del caso. I figli si sono opposti. Il gip pure. A marzo 2019 ha chiesto al pm di iscrivere nel registro degli indagati i nomi degli 11 venditori porta a porta, visto che la prima indagine era contro ignoti. Il pm, però, insiste per archiviare. Ma il giudice per le indagini preliminari non è d’accordo. Quindi servirà un’udienza alla presenza dei legali degli indagati per capire se ci sarà o meno il processo. Il gip si oppone all’archiviazione Soprattutto dopo la perizia della psichiatra dalla procura che riconosce l’incapacità di intendere della signora (affiancata da un amministratore di sostegno). E di attribuire reale valore al denaro speso.
UN EURO, DUE LIRE
«Un euro sono circa due lire». È il 30 maggio 2014. Luisa è a colloquio con la psichiatra della procura. È uno dei segnali che portano la professionista a stabilire che la pensionata manifesta, già dal 2012, anche dopo un’ischemia, «un’alterazione a carico del tono dell’umore e delle capacità critiche di giudizio che ne determina un quadro di deficienza psichica. La signora ha dimostrato incapacità di gestire il proprio patrimonio e una superficialità di critica e di giudizio manifestando un’insolita prodigalità che l’ha condotta a dilapidare cifre consistenti per acquistare oggetti per i quali non aveva mai mostrato interesse... solo per godere della compagnia dei venditori porta a porta. Perciò dal 2013 presenta una compromissione della capacità di intendere e di volere».
170MILA EURO IN UN ANNO
Proprio nel 2013, Luisa spende un patrimonio. Con due Case d’asta su cui - esordisce l’avvocato di famiglia, Francesco Carlesi - si appunta l’attenzione anche degli inquirenti: la Gigart art Finance art srl di Milano e la Re d’Italia di Salerno. Alla Gigart, la pensionata paga 50mila euro (maggio) e 30mila euro (ottobre): con i 20mila euro versati a fine 2012 fanno 100mila euro pagati in meno di un anno; alla Re d’Italia sasversa 70mila euro fra aprile e ottobre. Poi ci sarebbero 60mila euro a gennaio 2014 ma «fanno parte di assegni post datati per 84mila euro emessi nel 2016 restituiti alla famiglia dopo la querela».
LA SCOPERTA
È proprio la spesa di 170mila euro del 2013 che fa esplodere il caso. Un giorno la Cassa di risparmio di San Miniato telefona a casa dei figli di Luisa. Siamo nel 2014. «La mamma ha finito tutti i soldi del suo conto corrente. E vuole trasferire 50mila euro dal conto corrente comune al suo». Così la famiglia scopre che dal 2011 la madre è assediata da venditori porta a porta. «All’inizio - spiega l’avvocato Francesco Carlesi - la signora acquista soprattutto volumi d’arte». Poi arrivano le litografie. «Opere di sconosciuti - obietta il legale - che spesso hanno esposto solo per le case d’asta che li vendono porta a porta. E il cui valore è lontano da quello pagato dalla signora». Lo dice una perizia che verrà depositata in tribunale. Le stesse opere vengono battute on line a base d’asta per 10 euro; altre sono aggiudicate a 100/200 euro. Le stime arrivano a quotarle qualche centinaio di euro. Alla signora le paga migliaia di euro.
VENDITA SU CATALOGO
«Oltretutto - insiste l’avvocato Carlesi - i venditori non mostrano neppure le opere alla cliente: gliele fanno vedere su catalogo». La signora acconsente ad acquistare ogni cosa ammettendo - nel colloquio con la psichiatra - che di arte contemporanea non ne capisce. Neppure le piace. Infatti quando la merce resta imballata. Non a caso, alcune società - soprattutto case editrici di libri d’arte - comprese le condizioni della signora «non hanno avuto problemi a ritirare la merce, ancora intatta, e a restituire i soldi alla famiglia».
ASSEGNI COMPILATI DAI VENDITORI
Le case d’aste no. Non accettano accordi. Non si riprendono la merce «Per questo - sottolinea il legale - chiediamo il processo. Abbiamo in mano anche gli assegni: sono stati firmati dalla signora, ma venivano compilati dai venditori alla fine delle visite nelle quali si informavano della salute dei suoi nipotini. O le promettevano di portarla in Germania dove avrebbero esposto i quadri che lei aveva comprato senza aver mai visto». Un’altra promessa: «Mi diceva così: “Ci porto anche lei signora in Germania. Ci parlo io con suo figlio. Però quando gli ho detto che c’era anche l’avvocato non ci ha voluto parlare più”». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
