Il Tirreno

Toscana

la difesa 

«Non conoscevamo l’età, neppure la signora di persona»

i.b.

I titolari delle società prendono  le distanze dalle accuse nelle dichiarazioni rese ai carabinieri  «Transazioni regolari effettuate dai nostri collaboratori»

2 MINUTI DI LETTURA





pisa. La casa d’aste Re d’Italia sas di Salerno nega ogni accusa. Nelle dichiarazioni rese ai carabinieri, il titolare Marco Giordano, tiene a sottolineare perfino di non aver mai conosciuto la signora pisana alla quale la sua società, nel suo primo anno di attività, il 2013, ha venduto opere d’arte per 70mila euro.

Conferma, però, che i due contratti - uno da 20mila euro e uno da 50mila mila euro - sono stati stipulati «presso l’abitazione della signora da due miei collaboratori, di cui uno mio fratello Maurizio». Lo stesso Maurizio Giordano che, per conto della Gigart art Finance di Milano, alla stessa pensionata vendeva altre opere d’arte per 10mila euro. Passato poi alla Re d’Italia, il contatto della cliente pisana era rimasto ad altri collaboratori attivi di Gigart che nel 2013 le vendono opere per 50mila euro (Cristian Amato) e 30mila euro (Ciro Colella). Tutti venditori di Salerno, come i fratelli Giordano. E come Danilo Gigante, direttore di Gigart art Finance che ribadisce ai carabinieri: «Non conosco personalmente la signora in quanto le vendite venivano effettuate dai miei collaboratori».

Ora tutte queste notizie vengono ricostruire, appunto, dai carabinieri campani visto che nessuno degli interessati risponde al telefono, anche se cercati da Il Tirreno. Le risposte, comunque, rese ai carabinieri, dopo la denuncia dei familiari della pensionata pisana, si assomigliano.

I responsabili delle case d’asta negano di conoscere la cliente; soprattutto negano di essere a conoscenza dell’età della signora. Inoltre, Gigante, per la Gigart ribadisce di aver appreso tramite legale della contestazione di tre vendite su quattro e di non conoscere il motivo del contendere.

Più articolato, invece, appare il rapporto fra la Re d’Italia e la pensionata pisana. Secondo quanto riferisce ai carabinieri sempre Marco Giordano, infatti, la sua società avrebbe acquistato in Germania un’opera di proprietà della signora (del pittore Nerone) «che ho pagato con regolare bonifico di 10mila euro in suo favore. Agli inizi del 2014, inoltre, visto che la signora era proprietaria di molte opere ho cercato di contattarla e quindi di organizzare mostre. Il tutto al fine di permettere alla signora una eventuale vendita o acquisto di altre opere. Purtroppo questo non è stato possibile - dice Giordano ai carabinieri - per l’intervento dei suoi familiari».

Il fatto, però, è anche capire come la società avesse il recapito della signora. Giordano risponde prontamente: «Ho lavorato in passato per conto della società Artè di Bologna e mi sono conservato tutte le schede dei clienti della società, tra cui quella di questa cliente». Ma che fosse autorizzato a utilizzare i dati per scopi commerciali è un’altra vicenda. E riguarda il Garante della Privacy. —

i.b.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani