Subsonica, microchip eterno: 20 anni di nuove ossessioni il concerto è un mega dj-set
Tornano in Toscana i Subsonica e dopo la tappa indoor invernale a Firenze arrivano lunedì sera a Prato
Tornano in Toscana i Subsonica e dopo la tappa indoor invernale a Firenze arrivano lunedì sera a Prato, penultima data del tour estivo, per un concerto all’aperto, dissimile da quanto visto al Mandela lo scorso febbraio. La differenza la spiega Max Casacci, chitarrista della band torinese. «Nei palazzetti avevamo un impianto scenico che non può essere replicato per motivi tecnici e strutturali all’aperto. Il concerto è così diventato più fisico, scenografico, con le telecamere che ingigantiscono ed umanizzano. Penso che abbiamo interpretato bene l’impatto con l’aperto, dove tutto è dispersivo. C’è una scaletta più dinamica, robusta, che richiede un impegno fisico sul palco ma anche sotto». Il risultato ha premiato la band che con i social sta raccogliendo il plauso del vecchio e nuovo pubblico, quello che Casacci definisce «il nostro giudice più severo».
«Sono tutti entusiasti, non c’è mai stata così unanimità di consensi. Venti anni di attività - prosegue - ci consentono una maturità di resa sul palco che a quanto pare è evidente. A giudizio del pubblico è il miglior tour estivo di sempre». Anche la scaletta sta raccogliendo l’apprezzamento dei fan. Per costruirla i Subsonica sono partiti da un concetto ben preciso: «È assemblata con la stessa mentalità di un dj-set. La scelta dei brani avviene con attenzione a sonorità, tonalità e impatto. In una posizione diversa i brani possono diventare faticosi da suonare e da fruire». In tutto questo bisogna anche considerare che ci sono 20 anni di musica da raccontare. «Per il tour estivo abbiamo “pescato” meno nell’ultimo album» (dal titolo “8” nonché ottavo album in studio).
«Abbiamo sempre suonato i primi dischi senza sensazione di fare i classici degli anni ’90, abbiamo sempre vissuto come un continuum; sono passati 20 anni e non ce ne siamo accorti - dice ridendo Casacci - Potenzialmente questi 20 anni avrebbero potuto essere anche una zavorra, con il rischio di diventare una band fuori tempo massimo, appesantita dalla sua storia. Siamo riusciti a superare tutto incontrando il pubblico come fosse la prima volta. Così anche i classici si sono modificati concerto dopo concerto e quindi sono assimilabili alle cose nuove». La band per l’occasione punta molto su “Sole Silenzioso”, scritto nel 2002, che diventa un momento di grande pathos del concerto.
«È un brano sul del G8 di Genova del luglio 2001 e parla della svolta autoritaria - dice Max - Diventa un’occasione di riflessione anche alla luce del periodo che stiamo vivendo o abbiamo vissuto proprio in questi mesi». Venti anni di attività non si dimenticano. Nei giorni scorsi si festeggiava il ventennale della (prima) uscita di “Microchip Emozionale”, debutto della band. Già in alcune date estive avevano suonato un concerto interamente dedicato a quel disco. Ora i progetti sono chiari “Finito il tour - svela Casacci - vorremmo fare una festa di compleanno per festeggiare quel disco» Tutto è ancora da progettare. —
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