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Stragi naziste, Mattarella a Fivizzano: "Follia omicida fu di italiani e tedeschi insieme". Steinmeier: "Mi vergogno, chiedo perdono"

Stragi naziste, Mattarella a Fivizzano: "Follia omicida fu di italiani e tedeschi insieme". Steinmeier: "Mi vergogno, chiedo perdono"

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Presidente della Repubblica Federale Tedesca, Frank-Walter Steinmeier a Fivizzano (Massa Carrara) per commemorare insieme le stragi nazifasciste lungo la linea gotica

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FIVIZZANO (Massa Carrara). "La disumanità, il terrorismo senza scrupoli praticato dalle SS e dai brigatisti neri repubblichini, ha crudelmente segnato la vita di questa parte d'Italia, della sua gente". È uno dei passaggi del discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi è arrivato a Fivizzano per commemorare gli eccidi nazifascisti del 1944. Con lui il presidente della Germania, Frank-Walter Steinmeier: "Oggi - ha detto - sono qui come presidente federale tedesco e provo solo vergogna. Vi chiedo perdono per i crimini perpetrati per mano tedesca".

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I due Capi di Stato, ricevuti dalle autorità locali, sono stati invitati per la scopertura di una targa che in via Umberto I ricorda quei fatti e per la successiva cerimonia pubblica, in piazza Vittorio Emanuele.   L'eccidio nel territorio di Vinca - che nell'agosto del 44 fece oltre 170 vittime -  fece parte della scia di morte tra i civili che insanguinò l'Appennino Tosco-Emiliano durante l'attestamento della Linea Gotica e ne fu responsabile il reparto di Ss comandato dal maggiore Walter Reder. I morti di Vinca erano quasi tutti abitanti del paesino ma c'era anche una trentina di sfollati che avevano cercato riparo in montagna durante il passaggio del fronte.

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Il presidente arrivato a Fivizzano intorno alle 12 ha incontrato Luisa Chinca e Andrea Quartieri, due dei sopravvissuti all’eccidio di Vinca. Nel discorso di apertura della cerimonia di ricordo degli eccidi di Vinca e San Terenzo, il sindaco di Fivizzano Gian Luigi Giannetti si è rivolto così al presidente Mattarella e al presidente tedesco Steinmeir chiedendo che in questi tempi di forti nazionalismi i due presidenti si facciano promotori per poter candidare Fivizzano come città Nobel per la pace per l’anno 2019.

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Steinmeier: "Provo vergogna, vi chiedo perdono"

 “È infinitamente difficile per un tedesco e un presidente federale tedesco - ha esordito Steinmeier - venire in questo luogo e parlare a voi. Non possiamo capire, scriveva Primo Levi, non possiamo comprendere l’odio che spinse i soldati tedeschi a tale atrocità: la loro missione era di vendicarsi della resistenza e dei partigiani e fu una vendetta terribile e disumana che colpì bambini e anziani massacrando chiunque incontrarono sul loro cammino, incendiando case e chiese. Oggi provo vergogna, vergogna per quello che i tedeschi vi hanno fatto. Mi inchino e vi chiedo perdono per i crimini perpetrati per mano tedesca”.

“Sui tedeschi ricade una responsabilità che non ha fine”

“Vorrei dire alle vittime e ai loro discendenti – ha aggiunto - che su noi tedeschi ricade una responsabilità che non ha fine. Avete diritto alla commemorazione e alla memoria e anche da noi, in Germania, si sappia che cosa avete dovuto subire. Questo dolore continua a vivere nella memoria collettiva e soprattutto nelle vostre famiglie. Ce ne siamo resi conto parlando con alcuni dei sopravvissuti, mi hanno commosso. Sicuramente alcuni di voi proveranno sofferenza ancora più grande perché la maggioranza dei criminali non è stata assicurata alla giustizia. In Germania è trascorso troppo tempo prima che arrivassero al processo e anche per questo quella Germania che non ha dato risposte, ha la propria responsabilità. Provo gratitudine per Fivizzano che è diventato un luogo di riconciliazione e ci dà speranza per il futuro. Ci avete teso la mano per superare gli abissi della nostra storia”.

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“Mai più nazionalismo, mai più guerra”

Il presidente ha concluso con una citazione di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.  E la frase l’ha ripetuta anche in tedesco “perché i nostri giovani devono sapere cosa accadde”.

“Mai più nazionalismo sfrenato, mai più guerre e mai più denigrazione e violenza. Dobbiamo ricordarlo soprattutto ora che il veleno del nazionalismo torna a infiltrarsi in Europa. Dobbiamo lottare per la nostra libertà e democrazia. Lo dobbiamo alle vittime, ai superstiti e ai loro discendenti”.

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Mattarella: “italiani e tedeschi insieme scatenarono la follia omicida”

"La guerra totale di annientamento, che il regime nazista riservava ai popoli sottomessi, non risparmiò la Lunigiana. La disumanità, il terrorismo senza scrupoli praticato dalle SS e dai brigatisti neri repubblichini, ha crudelmente segnato la vita di questa parte d'Italia, della sua gente". Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commemorato il settantacinquesimo dell'eccidio nazista di Fivizzano. “Furono, insieme, italiani e tedeschi – ha aggiunto Mattarella - a scatenare la follia omicida contro una popolazione inerme, fatta di anziani, bambini e donne, alcune anche incinte. Di fronte a quei crimini siamo oggi qui, fianco a fianco, tedeschi e italiani, a chinare il capo verso le vittime, a invocare perdono. I popoli della Repubblica Federale di Germania e della Repubblica Italiana hanno saputo, con determinazione, superando il dolore e le avversità, riprendere in mano il proprio destino e risalire dagli abissi in cui li avevano trascinati il nazismo e il fascismo, contribuendo alla costruzione dell'Unione Europea, uno dei più grandi spazi di libertà esistenti al mondo".

“Ingannevole pensare a un passato archiviato”

  "Sarebbe ingannevole pensare che quegli episodi siano avvenuti perché si trattava di un'altra epoca. Che chi se ne è reso colpevole appartenga a un tempo e un luogo lontani, che non sono quelli di oggi. La pretesa che quei morti, quelle distruzioni, non siano attuali e che, quindi, non ci riguardino, quasi che fossero altre le comunità colpite, estranee le condizioni, è infondata. Quelle vicende non sono un passato doloroso ma archiviato, anzi, da dimenticare! Al contrario, quei morti ci impongono di guardare con consapevolezza mai attenuata quei fatti".

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