Il Tirreno

Toscana

Liste di attesa, arriva la guida per ottenere le visite e gli esami in tempi giusti

Ilaria Bonuccelli
Liste di attesa, arriva la guida per ottenere le visite e gli esami in tempi giusti

Un vademecum per migliorare il sistema di prenotazione che spesso non funziona correttamente. L'intervista all’assessora regionale Stefania Saccardi 

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FIRENZE. Arriva il libretto delle istruzioni. Diritti dei cittadini per ottenere le visite e gli esami nei tempi corretti. E cosa fare se l’appuntamento non viene garantito nei tempi giusti. A realizzarlo e distribuirlo forse già a settembre, è la Regione. Consapevole che «le risposte al Cup non sempre sono corrette». Per questo - annuncia Stefania Saccardi, assessora regionale alla Salute - sono previste attività di formazione del personale che risponde ai centri di prenotazione delle prestazioni sanitarie. Prima che i Cup vengano aperti anche negli studi dei medici di base. Un modo, anche questo, per migliorare il sistema di prenotazione, uno degli intoppi delle liste di attesa, come ha rilevato Il Tirreno nel primo mese di “inchiesta dei lettori”.

Assessora Saccardi, molti lettori che si lamentano dei tempi di attesa protestano anche per le risposte inadeguate che ricevono ai Cup. Dove, fra l’altro, non vengono neppure informati sui loro diritti. Quali rimedi sta adottando la Regione?

«La prima iniziativa è già in corso. Stiamo realizzato una brochure, una guida per le prenotazioni che illustri al cittadino i suoi diritti, gli strumenti che può utilizzare per prenotare in modo efficace una prestazione. Ci saranno versioni distinte azienda per azienda, perché non tutte le aziende hanno risposte di tipo omogeneo alla domanda di visite ed esame. Ad esempio, alcune adottano il sistema “open access” altre il sistema “fast track”».

Quale differenza c’è fra questi due sistemi?

«L’open access, adottato ad esempio dall’azienda pisana, è un sistema per cui tutte le visite vengono garantire entro tre giorni dalla richiesta; il “fast track” (corsia preferenziale o veloce) è un sistema, attivo ad esempio nell’Asl Toscana Centro che consente di rispondere a bisogni urgenti: un medico di base con un’urgenza può chiamare numero all’ospedale che gli fissa immediatamente una visita specialistica o una prestazione diagnostica».

Che cosa troveranno i pazienti nella guida alle prenotazioni?

«La brochure consentirà alle persone di sapere quali sono i tanti modi di prenotare le visite perché la prestazione sanitaria non si prenota solo al Cup classico, ma anche nelle farmacie. E, presto, si potrà prenotare presso i medici di medicina generale: la nostra idea è di spostare le persone del Cup presso i medici di base, dove ci sono le aggregazioni di medici di medicina generale. Inoltre si potrà sempre di più attivare il sistema di prenotazione on line già sperimentato in alcune aziende».

Ma la prenotazione on line è poco compatibile con le esigenze degli anziani.

«C’è, però, sempre a disposizione il numero verde regionale che può essere attivato se non si trovano risposta attraverso gli altri canali».

E per risolvere il problema delle attese?

«Nella guida si spiegano anche quali sono i tempi di attesa dei vari esami e visite e si illustrano i codici priorità: con il nuovo programma nazionale di gestione delle liste attesa, il ministero della Sanità ha obbligato i medici di medicina generale a scrivere sulle impegnative i codici priorità. Se una persona si vede richiedere una prestazione programmabile, può avere l’appuntamento anche dopo 6 mesi e non succede nulla: ma questo concetto non è chiaro. Con l’impegnativa in mano si ha sensazione che quella prestazione sia indifferibile per la propria salute, ma così non è. Perciò stiamo preparando il vademecum».

Dove si troverà la brochure?

«La daremo ai medici di base, alle farmacie, ai Caf, ai sindacati, a tutte le organizzazioni di categoria: a chiunque abbia un ruolo aggregativo».

E ai Cup come pro memoria?

«Insieme al vademecum per i cittadini dobbiamo aumentare la formazione del personale che risponde al Cup. In effetti, non dovrebbe più esistere la risposta che le agende (per le visite o gli esami) sono chiuse: abbiamo messo in una delibera che le agende chiuse non esistono più. Per l’abbattimento delle liste d’attesa, abbiamo fatto la distinzione fra agende di primo accesso e le agende per le visite di controllo. Se vai da un medico, uno specialista e ti dice “ti devo rivedere fra sei mesi” non è che può fare l’impegnativa per la visita e mandare il paziente al Cup. È lo specialista che deve prendere direttamente l’appuntamento. Questo il cittadino lo deve sapere».

Insomma esistono due agende distinte per visite di controllo e visite di primo accesso?

«Lo ripeto: le visite di controllo devono avere agende dedicate e lo specialista deve fissare direttamente l’appuntamento per i controlli dopo il primo accesso».

E per le prime visite come funziona?

«Per le visite di primo accesso, si utilizzano altri canali per gli appuntamenti: quelli della medicina generale, dei Cup. Gli appuntamenti si fissano in base ai criteri di priorità della visita».

Questo, per le visite. Ma per gli esami?

«Abbiamo incentivato molto le prestazioni. In molti ospedali e strutture garantiamo gli esami - soprattutto la diagnostica pesante, come risonanze magnetiche e Tac - anche la sera tardi o la domenica mattina. Inoltre abbiamo investito oltre 2 milioni per aumentare gli esami. In più abbiamo aumentato le convenzioni con le strutture private accreditate».

Le convenzioni con i privati accreditati non sempre convincono i pazienti.

«In effetti, a volte dobbiamo spiegare ai pazienti che se sei chiamato dall’ Asl per un intervento d’anca in una struttura convenzionata equivale a essere operato in ospedale: la struttura accreditata ha tutte le qualità e le caratteristiche di sicurezza per poter eseguire quell’intervento. Ma molti rifiutano perché vogliono l’ospedale. Solo che chi rifiuta la soluzione proposta, poi deve aspettare tempi d’attesa lunghi. La sanità pubblica deve garantire la prestazione efficace, non il luogo né tanto meno il medico. Anche chi si vuole scegliere lo specialista, deve andare a pagamento».

Accade, però, che a volte le soluzioni proposte siano incompatibili con l’età dei pazienti: anziani mandati a 100 chilometri da casa per un esame.

«Può accadere, in effetti. Tuttavia abbiamo cercato di adottare regole per evitarlo. Nella delibera sull’abbattimento delle liste di attesa abbiamo specificato che, in prima battuta, bisogna offrire risposte in ambito della zona distretto del paziente o della Società della salute, soprattutto per le prestazioni più semplici e più frequenti (ad esempio come l’ecografia all’addome). Per le prestazioni più complesse, si può anche allargare l’area nella quale inviare i pazienti.

Abbiamo, però, dato anche l’indicazione di proporre offerte fuori da questi confini piuttosto che dire che non c’è nulla o che le agende sono chiuse. Sapendo, fra l’altro, che ci sono strutture più facilmente raggiungibili dove tutti vogliono andare e gli appuntamenti si esauriscono prima. E strutture, meno facilmente raggiungibili dove abbiamo una grande offerta di prestazioni, ma non ci vuole andare nessuno». 

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