Il presidio
I delfini uccisi dal morbillivirus E l’epidemia non è ancora all’apice
I biologi marini ipotizzano molti altri decessi che rischiano di decimare le colonie di tursiopi dell’Elba e di Viareggio
Peggio della notizia c'è solo la prospettiva. I primi risultati delle analisi condotte dall'istituto zooprofilattico di Pisa, racchiuse in una relazione consegnata alla Regione, dimostrano la presenza del Morbillivirus nei 4 esemplari su cui è stata svolta la necroscopia. Sembra quindi questa l'origine della moria di delfini lungo la costa toscana: un virus per cui non c'è cura né possibilità d'intervento, sviluppatosi in una forma che verosimilmente non ha ancora raggiunto il suo apice e che questa volta è andata a colpire una specie - i tursiopi - che conta poche centinaia di esemplari nel Santuario dei Cetacei.
«Possibile che ci siano altri decessi», ipotizza Silvio Nuti, biologo marino e fondatore di Cetus, il Centro di ricerca sui cetacei. Le analisi dei veterinari pisani «hanno evidenziato una importante positività per il Morbillivirus dei cetacei - si legge nella relazione consegnata in Regione - Le indagini istologiche e in parte quelle batteriologiche risultano ancora in corso, ma i dati preliminari sembrerebbero confermare il sospetto diagnostico». Sono 4 i delfini recuperati da Arpat su cui sono state condotte queste analisi, gli unici ancora in condizioni tali da permettere verifiche approfondite. Sono stati ritrovati tra il 27 giugno al 25 luglio tra l'Isola d'Elba, San Vincenzo, Viareggio e Baratti. «Il riscontro di morbillivirus nei mammiferi marini spiaggiati in Toscana non è una novità – prosegue la relazione - già nel 2013 e ancora nel 2016 si è assistito a importanti epidemie di tale virosi che però hanno interessato principalmente la specie Stenella striata (più numerosa, ndr)». Proprio per questo, le analisi vanno avanti attraverso ulteriori indagini di epidemiologia molecolare per stabilire una eventuale correlazione tra l’ epidemia attuale e quelle del 2013 e del 2016.
La relazione offre diversi spunti di riflessione, nessuno buono. I precedenti citati, innanzitutto, perché quelle epidemie sono costate la vita a centinaia di cetacei nel Tirreno. A oggi il conto dei cetacei recuperati nel 2019 in Toscana è di 37, l'ultimo dei quali proprio ieri al largo di Viareggio. Ma se questo è il dato ufficiale sui ritrovamenti registrati, su cui si basano i tecnici, occorre aggiungere anche quei casi che non possono essere registrati, perché alcuni animali morti possono essere finiti sui fondali o possono essere finiti in punti inarrivabili, come alcuni tratti del Parco di San Rossore o alla foce del Serchio. Nel calcolo dei decessi secondo Nuti bisogna aggiungere al dato ufficiale «circa un 15% in più».
Restando comunque ai numeri ufficiali, a preoccupare c'è la specie che è stata colpita: dei 21 delfini spiaggiati dalla fine di giugno, 15 sono tursiopi. Una specie che non conta così tanto esemplari tra la Toscana e la Liguria: circa 150 davanti all'Elba, secondo le stime del Cetus, 200 davanti la Versilia e altri 150 davanti la Liguria. Vivono in branchi ben separati e visto che le carcasse su cui sono state svolte le analisi sono state recuperate sia lungo le coste piombinesi sia quelle viareggine, il sospetto è che il virus abbia colpito entrambi i gruppi toscani. Dovesse davvero arrivare un picco di decessi, il rischio è di veder decimare questa popolazione animale, in quanto non solo ha una soglia di crescita molto bassa, ma anche perché il virus sta colpendo sia maschi che soprattutto femmine che, sparendo, rallentano il mantenimento della specie.
Infine, il vero timore: la natura del Morbillivirus. «Come tutti i virus ha una sua periodicità: una fase di ingresso, un periodo di picco e uno di calo» spiega Nuti. Stando all'andamento registrato fino a oggi, con la media di quasi uno spiaggiamento al giorno, siamo alla fase iniziale. Quindi, è più che possibile che le morti non finiscano qui. «Nessuno però ad ora può sapere a che punto della periodicità siamo», dice il biologo. Ai tecnici, quindi, non resta che attendere e monitorare. «Attendiamo l'esito delle altre 4 autopsie effettuate – dice l'assessore regionale all'Ambiente Federica Fratoni - e delle analisi ecotossicologiche portate avanti dall'università di Siena su richiesta della Regione ma le analisi del primo gruppo non lasciano spazio a molti dubbi». —
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