Il Tirreno

Toscana

il giallo di riotorto 

«Non so perché mia madre si trovasse in quel posto»

P.C.-C.G.
«Non so perché mia madre si trovasse in quel posto»

Il figlio della donna ritrovata morta sull’Aurelia non riesce a spiegarsi la tragedia Domani l’autopsia, a caccia di eventuali ferite che potrebbero ipotizzare l’omicidio

3 MINUTI DI LETTURA





piombino. Buio fitto o quasi. Il ritrovamento del cadavere di Annamaria Simonetta Gaggioli, 76 anni, in un fosso che costeggia la Vecchia Aurelia tra Venturina e Riotorto, vicino a Piombino, aspetta di essere esaminato per dare delle risposte su un giallo per ora irrisolvibile. Mercoledì sarà effettuato l’esame dall’anatomo patologo dottor Luigi Papi, all’Istituto di medicina legale di Pisa. Anche se il cadavere è rimasto giorni al sole e alla mercè di animali selvatici, e quindi è in condizioni difficili per i medici, sarà possibile fin dai primi accertamenti capire se la donna ha subìto ferite traumatiche in qualche parte del corpo. A quel punto da “occultamento di cadavere” (il reato ipotizzato dalla Procura di Livorno), si comincerebbe a cercare l’assassino che poi si è sbarazzato del corpo gettandolo nel fosso in piena campagna.

Tutte congetture, anche se appare difficile che la signora follonichese si sia avventurata a piedi lungo la Vecchia Aurelia, in un tratto tra l’altro circondato da campi coltivati e poco altro.

Il figlio Filippo Andreani, cui è stata preventivamente sequestrata l’auto ma senza che vi siano stati effettuati accertamenti (altrimenti sarebbe dovuto scattare un avviso di garanzia) è rimasto nella sua abitazione di Riotorto ad attendere notizie con la moglie brasiliana Adriana. «Non so perché si trovasse là, non lo so. Comunque ci sono le indagini in corso, speriamo di conoscere presto la verità» ha detto ieri sulla soglia di casa, con la moglie che piangente si è gettata sul divano. La conversazione è finita lì, difficile del resto aggiungere altro.

Quel che è certo è che la signora Gaggioli quasi tutti i giorni era presente in quella casa, ma al momento della sua scomparsa non è stata fatta alcuna denuncia. Anzi, secondo indiscrezioni, sarebbero stati proprio i carabinieri - che hanno in mano le indagini - a sollecitare l’uomo a recarsi in caserma per fare denuncia di smarrimento. «Alcuni giorni non veniva perché restava a Follonica» avrebbe detto il figlio. Per cui la coppia non si sarebbe insospettita più di tanto per l’assenza della donna.

Intanto voci su voci si rincorrono nella frazione di Piombino e a Follonica, i due centri uniti da questo filo tragico. I carri attrezzi infatti da uno sono diventati due. C’è la testimonianza di un operaio che ha rimosso un’Audi da quella zona nei giorni scorsi, perché rimasta senza benzina e condotta da una donna, un po’ border-line, che una volta arrivati al deposito di Follonica si sarebbe data alla fuga con il poco carburante donato dall’officina per raggiungere un distributore. Altre voci parlavano di un carro attrezzi sempre nella stessa zona per rimuovere un’altra auto, anch’essa senza benzina, condotta dal figlio della vittima. Ma sono voci non confermate.

La scientifica in attesa dell’autopsia sta esaminando quello che ha trovato nel fosso per trovare eventuali tracce. Si guarda con interesse alla coperta gettata sopra il corpo, che potrebbe “parlare” con le sue fibre, ma occorre aspettare. Così come a Follonica i parenti della donna attendono la verità su una morte che appare, al momento, incomprensibile. A Riotorto abitanti sotto choc per essersi trovati in mezzo a una storia di questo genere: «Queste cose qua non succedono mai» ripetevano gli abitanti ieri. —

P.C.-C.G.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera