Il presidio
Ragazzino gravissimo dopo il malore in piscina, l'impianto sotto sequestro
Villafranca in Lunigiana: dramma davanti agli amici. Tentata la rianimazione, è gravissimo e rischia danni al cervello. Stava già male prima di entrare in acqua
VILLAFRANCA. Ha già gli occhi rovesciati quando il bagnino lo raccoglie a bordo vasca. Non respira più e subito l’uomo parte con un massaggio cardiaco su quel giovane corpo abbandonato. La frenesia nell’impianto lunigianese si calma, tutti gli sguardi fissi nella speranza di vedere il ragazzo di 10 anni muoversi. Resta inerte. Lo porteranno a bordo dell’elisoccorso all’ospedale Opa di Massa in condizioni molto critiche. Intubato, il cuore è ripartito prima di alzarsi in volo. Ma il ragazzino è in terapia intensiva e i danni al cervello potrebbero risultare fatali. Le prossime 24, 48 ore saranno decisive.
Non è ancora composto il quadro delle ore precedenti all’incidente. Si sa che arriva da Aulla in treno con un gruppo di amici. Pomeriggio al centro sportivo Cirelli di Villafranca: lì lo aspettano altri ragazzini. È di origine marocchina, ma la famiglia vive in Lunigiana da un po’ di tempo. Per sfuggire al caldo qualche ora nell’acqua fresca della piscina olimpionica dell’impianto è l’abitudine.
Sta già male però. L’impianto - che è stato messo sotto sequestro dai carabinieri - è piuttosto affollato e quel gruppo di ragazzini si fa notare, sono allegri e chiassosi. Lui va negli spogliatoi dove lo vedono vomitare. Insomma non è in forma e in acqua non dovrebbe entrarci.
L’euforia dell’adolescenza però non lo mette in guardia. E, a quanto pare, i ragazzini del gruppo di cui fa parte sono da soli. Non c’è alcun adulto con loro. Forse nemmeno qualcuno che abbia più di 14 anni.
Più difficile capire cosa sia successo in acqua. Lui si tuffa di nuovo insieme ai compagni di gioco e a un certo punto si sente male. Lì per lì da fuori nessuno se ne rende conto, i primi a soccorrerlo sono i suoi amici. Quanto tempo abbia passato con la testa sotto l’acqua e quando si sia sentito male al momento è una cosa che stanno verificando i carabinieri della stazione di Villafranca, intervenuti per le indagini. Che dovranno sentire i coetanei che lo hanno aiutato ma che poi pare si siano allontanati. In ogni caso sono loro a portarlo a bordo piscina, urlano disperati. E a quel punto scatta l’allarme. Non è un gioco come tanti, teste sotto l’acqua o altro. No, quel ragazzino non respira più. Pare già morto.
Il bagnino si fa largo tra le persone, le urla intorno si quietano e l’aria si fa pesante. Non c’è polso, non c’è polso. Preparato per prestare il primo soccorso inizia immediatamente il massaggio cardiaco. A dargli il cambio sono un infermiere e un medico, ieri tra i clienti, che colgono immediatamente la gravità della situazione. Viene chiamata l’ambulanza.
Dalla centrale viene allertato anche l’elisoccorso e quando si capisce che di tempo non bisogna perderne neanche un po’, il ragazzino viene subito trasportato al punto dov’è atterrato Pegaso. Sono gli operatori dell’elisoccorso a continuare il massaggio, lo intubano viene ventilato. E il cuore riparte. È una piccola speranza, ma potrebbe non essere abbastanza. Il volo rapido e l’atterraggio e per la terza volta in due settimane il personale dell’Opa, col cuore stretto, si trova di fronte a un caso di annegamento. Un caso disperato. Sabato è morto un bimbo di 2 anni dopo essere caduto nella piscina di casa a Torre del Lago. Il 17 luglio morì una dodicenne di Parma, anche lei ricoverata all’ospedale pediatrico dopo essere stata soccorsa a Marina di Pietrasanta in una piscina idromassaggio.
Il ragazzino di Aulla è il terzo caso. Diversi per dinamiche, ma le condizioni di salute ai medici ricordano molto gli altri due casi. Si temono danni al cervello a causa della prolungata mancanza di ossigeno. Ma per capirlo serviranno almeno 24, se non 48 ore.
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